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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

L’Expo deturpato dalle code (?)

A quanto pare quello stesso Expo che dà battaglia allo spreco di cibo sembra completamente disinteressato allo spreco di tempo, al punto di fare della “coda” il suo marchio di fabbrica.

Chi ci va deve rassegnarsi a file in stile sovietico, una vera iattura in grado di rovinarti la giornata, l’ingresso scaglionato rende il visitatore scoglionato. Ma esiste un rimedio?

gatti

(gatti in attesa del ritorno dalla peschereccio)

La teoria delle code (esiste anche quella) propone come soluzione ottima la negoziabilità dei posti in fila, senonché le contrattazioni estenuanti appesantite dai bluff rendono chiaramente impraticabile questa via.

Molto più comodo istituire delle corsie preferenziali a pagamento: i padiglioni incassano, i solventi “saltano” e gli altri si sorbiscono l’attesa ma questa volta rincuorati dal loro bravo risparmio. Un espediente talmente elementare da chiedersi come mai in una società capitalistica ancora persista l’oscuro fenomeno delle “code prevedibili”.

Alcune ragioni ipotizzabili:

  • le code garantiscono pubblicità,
  • le corsie a pagamento penalizzano i giovani, ovvero l’utenza più preziosa perché incline al passaparola e alle mode,
  • la soluzione a pagamento urta la sensibilità morale di molte persone, il che puo’ ripercuotersi su reputazione e business.

Almeno all’ultimo inconveniente si puo’ ovviare offrendo dei pacchetti in cui si vende al pubblico qualcosa che comprenda anche il salto della coda. La chiamano “segmentazione dell’utenza”.

Per esempio, all’Expo si potrebbe offrire l’ingresso senza coda a chi pranza al ristorante o a chi accede agli store facendo una piccola spesa.

Capisco però che per molti il denaro e lo sterco del demonio pari sono, in questo caso si potrebbero distribuire dei buoni all’ingresso, una specie di soldi del Monopoli che ognuno investirà come crede per avanzare nelle file di attesa.

Ma se sia i soldi filigranati che quelli del Monopoli evocano fantasmi, almeno si organizzino le code in modo razionale. Il criterio che minimizza lo spreco di tempo è noto: dare la precedenza all’ultimo arrivato (o al gruppo degli ultimi arrivati, quando l’ingresso è scaglionato).

Se la cosa vi sembra strana ripensateci meglio.

Con questo criterio le code ai vari padiglioni saranno sempre cortissime: appena si allungano chi è nelle prime file desisterà ricominciando a girare tra i padiglioni. Ok, bisognerà impedire a costoro di rientrare nella stessa coda stabilendo un periodo refrattario, ma questi sono particolari.

La gente gira e ci prova finché non entra. Provarci costa  così poco!, le attese sono minime, giusto qualche minuto e subito dopo o si desiste o ci s’ imbuca. Nei padiglioni più richiesti i tentativi saranno molti e il flusso d’ingresso costante, esattamente come nel caso della solita coda.

Qualcuno non entrerà ma questo accade anche col metodo tradizionale, solo che ora il tempo medio sprecato sarà inferiore.

Certo, la fortuna qui ha un certo peso e purtroppo per molti la fortuna è ancora più demoniaca del denaro. Non so bene tra i due cosa scateni di più l’invidia sociale e il risentimento.

Ormai l’Expo è al crepuscolo e le code ci intossicheranno anche nell’ultimo mese. Indossiamo allora le lenti rosa e vediamo come consolarci dal flagello:

  • la coda con lo smartphone è molto meno noiosa,
  • la coda fatta conoscendo i tempi di attesa  è molto meno stressante (quando agli Emirati Arabi hanno annunciato “un’ora e mezza” sono schizzato via più convinto e felice della mia scelta che il giorno del matrimonio),
  • la coda allena la nostra pazienza, il che viene sempre utile,
  • la coda ci fa apprezzare di più il padiglione che visiteremo,
  • la coda crea coesione sociale: alla fine parli con tutti e conosci parecchia gente, bello;
  • la coda spesso è ricca di intrattenimenti: in coda per il Kazachistan ho gustato un’arrapante danza del ventre che faceva avanzare i mariti solo se spintonati dalle mogli, in coda per la Germania un artista di strada si è esibito di fronte a noi offrendo uno spettacolo che a posteriori giudico ancora oggi migliore del padiglione.

Per approfondire:

Steven Landsburg: “How to Shorten Waiting Lines”
Tyler Cowen: “The Upside of Waiting in Line”
Xianchi Dai e Ayelet Fishbach: “When Waiting to Choose Increases Patience”.

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