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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Nella cameretta con “Silvia”

Non c’è niente da ridere, in questo post vorrei occuparmi di un argomento serio: le condizioni necessarie per vivere un’esperienza estetica. Ma cerchiamo subito di “sdrammatizzare”.

Ilona-Szwarc3

Facciamo il caso di una ragazzina un po’ tamarra e priva di ogni cognizione musicale che dalla sua cameretta nelle case popolari della periferia milanese ascolti sullo stereo “Silvia” di Vasco Rossi.

Compie un’esperienza estetica autentica?

Per certo non lo sapremo mai poiché l’esperienza è qualcosa di interiore, non visibile ad occhio nudo e non misurabile col metro. Tuttavia, possiamo osservarla da vicino per trarne degli indizi. Poniamo di aver messo una “cimice” nella sua cameretta e di poterla intercettare mentre parlotta tra sè e sè (ha questo vizietto).

Dopo l’ascolto dice: “bellissima canzone, mi ha emozionato un casino”.

Poi, nel suo gergo tamarro, dice qualcosa che io tradurrei  così: “mi ha proprio toccata sul vivo, sento che parla di me, ha colto la mia natura più intima, mi ha fatto rivivere qualcosa di profondo che mi riguarda vicino, allora forse esisto anch’io!, evvai!”

Infine aggiunge: “Vasco, sei grande, mi conosci meglio di quanto io conosco me stessa, con canzoni come questa sai raccontarmi come io non saprei mai fare, grazie di esistere, mi viene da piangere dalla gioia, adesso esco di qui e spacco tutto”.

Nel dire e pensare tutto questo è sinceramente commossa, piange di felicità, si sente compresa e parte di una comunità più vasta.

Ora, perché dovrei negare statuto di esperienza estetica a quanto è avvenuto in quella cameretta? In fondo quella ragazza ha in testa e dice proprio quel che, secondo me, dovrebbe dire un critico raffinato davanti ad una bella musica che lo entusiasma. Senz’altro quest’ultimo scenderà in particolari in grado di esaltare la sua perizia, ma la sostanza è quella. 

Stando quindi alle parole della protagonista ricorrono tutti gli elementi  per dire che ha sperimentato l’azione reale del bello su di sé: le sue reazioni sono sincere e tipiche.

Una teoria estetica che negasse tutto cio’ sarebbe come minimo astrusa, qualsiasi persona di buon senso la evita se puo’.

 

p.s. siccome queste considerazioni sono ispirate da una discussione con Davide, ci tengo a far notare che una pera di eroina fa tutt’altro effetto e suscita reazioni ben diverse.

3 risposte a “Nella cameretta con “Silvia”

  1. davithegray 09/10/2015 alle 11:16

    E la diversità consiste in…

  2. broncobilly 09/10/2015 alle 12:06

    Innanzitutto nelle parole che si usano per descrivere un’esperienza rispetto all’altra. Purtroppo le parole del protagonista sono l’unico indizio per capire i sentimenti che un’esperienza suscita.

  3. Pingback:Pedinare l’ascoltatore. | fahreunblog

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