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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Brevissimissima difesa della libertà

Di seguito sintetizzo la mia biblioteca, per lo meno gli scaffali di economia, politica ed etica (scusate ma in un tweet non ci stavo).

Ecco la domanda chiave: l’economia e la politica sono scienze?

Difficile per me prendere posizione, in entrambi i “partiti” che si fronteggiano sul tema allignano mentalità a cui sono allergico. Purtroppo sono anche le più coerenti.

Tra gli ottimisti, per esempio, ci sono coloro che vorrebbero progettare la società ideale quasi fosse un edificio. Vade retro.

D’altra parte, tra i pessimisti, ci sono coloro a cui non resta che consegnarsi mani e piedi al relativismo o al fideismo. Faccio le corna, in fondo mi piacerebbe tanto che la ragione abbia qualcosa da dire in merito.

LIBR

Purtroppo non resta che una vaga via di mezzo: possiamo conoscere qualcosa ma non molto.

E qui s’abbatte la domanda tanto temuta: ma cosa possiamo conoscere grazie alle scienze sociali? Penso a quelli che per me sono i due maggiori insegnamenti:

  • non siamo del tutto indifferenti agli incentivi materiali,
  • per orientarsi in un ambiente complesso meglio sperimentare che elucubrare dalla poltrona.

Ora, la dottrina del liberalismo classico sembra soppesare al meglio queste “verità”: se ognuno sceglie per sé sarà incentivato a far bene; se ognuno sperimenta liberamente sulla sua pelle emergerà una preziosa massa di informazioni disponibili per tutti, generazioni future comprese. Sia chiaro: non esistono scelte o esperimenti realizzati nel vuoto pneumatico, gli altri in qualche modo saranno sempre coinvolti, tuttavia trovo lecito vedere questi principi come una valida “bussola” da affiancare al senso comune.

Infine c’è la questione etica, la Chiesa insiste: fate come credete purché sia tutelata la dignità umana.

Ma consentire all’uomo di “scegliere e sperimentare” non è forse il modo migliore per adempiere a questo compito? Siamo animali creativi e ci realizziamo realizzando la nostra opera. Mi rendo conto: quanto più è facile prevedere scelte sbagliate, tanto più è alta la tentazione di intervenire sopprimendo l’autonomia del prossimo, magari sentendoci paladini della “dignità umana”. A mio avviso, sempre atteso che l’ignorante e lo stupido non vanno abbandonati a se stessi, bisognerebbe resistere alla tentazione paternalista: ha più dignità lo schiavo liberato o lo schiavo ben pasciuto che vive nella capanna dello zio Tom?

Adesso la domanda finale: c’è davvero bisogno di “una biblioteca” per enunciare una visione tanto semplice? Sì, perché una visione del genere dà adito a diecimila obiezioni sensate e occorrono quindi diecimila risposte, la biblioteca contiene essenzialmente quelle domande e quelle risposte.

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