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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

La vendetta di Jorge

Ho letto diversi saggi di Umberto Eco, ma non me li ricordo.

aaaaaaaaaaaaaaaaaa

Giusto se faccio uno sforzo rievoco una sottile sensazione di piacere. Sui contenuti, nebbia.

Ricordo invece la sua effige stilizzata sull’ultima pagina dell’Espresso, la barbetta, la matita in bocca… E’ poco? Forse, ma la cosa non dovrebbe offendere un amante del “minimo”.

Il fatto è che il suo pensiero debole non ebbe nemmeno la forza di ideare il “pensiero debole”.

Facendo uno sforzo mi viene in mente giusto una roba scritta non da lui ma su di lui, un articolo di giornale, forse mi piaceva il titolo: “Quando penso a Umberto Eco, non mi viene in mente nulla”.

Con questo non voglio dire che l’esistenza di un simile studioso per me non significhi nulla. Se per esempio devo rinfrescarmi sulla distinzione tra persona erudita e persona colta penso a Lui e tutto mi è più chiaro.

Aspetta, ora emerge qualcosa: la fenomenologia di Mike Bongiorno. Un’idea di psicologia elementare applicata sagacemente in corpore vivi.

E il concetto di “opera aperta”? Forse mi manca la prospettiva storica per non apprezzarlo abbastanza.

E il “great divide” tra Apocalittici e Integrati? Che piacere sentire esposte in modo tanto brillante categorie tanto viete!

Amare Eco significava “stare dalla parte dell’Avanguardia” senza sorbirsi le pretenziose dissonanze dell’avanguardia. Un po’ come ascoltare Satie: eri dalla parte giusta senza il bisogno di recarti a Darmstadt esponendoti a qualsiasi stridore.

E “Il nome della Rosa”? L’ho abbandonato non riuscendo a terminare la minuta descrizione del portone istoriato della Cattedrale (venti pagine di istruzione superiore esibita in modo incontinente).

Però ho visto il film! Bello. Ma non ne ho un ricordo chiaro. Ah sì… Jorge tenta di limitare il libero accesso ai libri della Biblioteca monastica: la lettura puo’ far male, troppa informazione indebolisce la sacralità e induce all’irriverenza del riso.

Per fortuna Adso, Guglielmo da Baskerville e Umberto Eco non sono di questo avviso, e ci mancherebbe. L’incendio della Biblioteca è vissuto come una sconfitta, e meno male. L’ideologia di Jorge è additata come il vero nemico che l’umanità deve combattere in futuro, naturalmente. Evviva i lumi, abbasso l’oscurantismo, ovvio.

Ipostatizzata alla storia, quindi, la solita idea non-memorabile.

Ma siamo poi così sicuri di tanta scontatezza? Nella contemporaneità sembra invece che Jorge si prenda la sua rivincita. Forse era “troppo avanti” il vecchietto🙂.

Nel 2012 l’uomo ha prodotto più informazioni di quante ne avesse prodotte in tutta la sua storia su questo pianeta. E nel 2013 il volume di informazioni mandate in giro per il mondo è semplicemente raddoppiato rispetto all’anno precedente. 

Qualcosa è successo: l’informazione non aumenta, esplode. Viviamo immersi in uno tsunami di informazioni. La nuova Biblioteca è colossale e aperta per tutti.

E che cosa abbiamo scoperto vivendo in un mondo siffatto? Essenzialmente una cosa: quando l’informazione è scarsa chi la detiene preserva l’ Autorità. Quando l’informazione è abbondante l’ Autorità s’indebolisce. Quando l’informazione è uno tsunami l’ Autorità naufraga e per lei tutti i giorni sono un “vaffa day”.

Se nell’epoca dello tsunami informativo penso al nostro Presidente del Consiglio, la massima Autorità del paese,  a cosa penso d’istinto? Essenzialmente ad un boy scout cresciutello che ha bisogno di un logopedista e che non sa mai bene di cosa parla quando parla (e parla senza sosta!). E’ inevitabile, anche se io in fondo simpatizzo per lui.

E se invece penso al Presidente della Repubblica? A uno zombie mummificato che vaga random per gli stanzoni di un palazzo storico in cui si è ritrovato catapultato senza pagare nemmeno l’affitto. Questo sebbene il retro pensiero sia pur sempre un “meglio lui che un altro”.

Persino se penso al Papa non posso fare a meno di notare il populismo dilettantesco quanto  imbarazzante quando parla come un caudillo di economia facendo la caricatura del bau bau secondo la più insulsa tradizione peronista. Eppure per me è Dio in terra o giù di lì, intendiamoci. Purtroppo lo tsunami dell’informazione non risparmia nessuno, né il Dio di Jorge né il nostro.

Bene, chi tifa perché Jorge perisca nel suo autodafé e non rinasca mai più deve anche accettare l’istinto a pensare in questi termini al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Papa, alla Professoressa del Figlio, allo Studioso di Vaglia, al Benefattore Emerito, e chi più maiuscole ha più ne metta.

Ecco, in un mondo del genere in cui ogni Autorità è alla deriva, in un mondo tanto amato da chiunque ambisca alla patente di “Integrato”, spero non disturbi un “coccodrillo”  che assomiglia più a uno sberleffo che a una commemorazione: è la vendetta di Jorge.

 

 

 

 

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