Nel bel mezzo del Triduo

LA STORIA DA MEDITARE

Dio inviò suo Figlio sulla terra per salvare l’ uomo, o almeno per recuperare quella possibilità di salvezza che sembrava preclusa dopo l’errore di Adamo.

In seguito a questa decisione, Gesù Cristo, l’unigenito Figlio di Dio, discese dal cielo facendosi uomo, si caricò i nostri peccati patendo un’ orribile morte sotto Ponzio Pilato con l’intento di riscattarci. Il terzo giorno risorse, poi ascese al cielo.

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LE 3 DOMANDE IMBARAZZANTI

  1. E’ giusto per un padre sacrificare suo figlio per salvare le sue creature?
  2. Perché l’uomo paga le colpe di Adamo? Le colpe dei padri non dovrebbero ricadere sui figli!
  3. Quando Adamo fu scacciato dal paradiso Terrestre il Signore già sapeva la miserrima fine che avrebbe fatto la stirpe del primo uomo. Perché tardò tanto a mandare cotanto Soccorso? Perché Gesù nacque proprio in quel tempo e in quel luogo?

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IPOTESI DI RISPOSTA ALLA PRIMA DOMANDA

Non scordiamo che il terzo giorno Gesù risorge dopodiché ascende al cielo, di conseguenza il sacrificio che il Padre chiede al Figlio non è un sacrificio totale, si viene comunque ripristinati.

Ebbene, detto questo dobbiamo ammettere che ci sono molti contesti in cui riteniamo giusto che un padre chieda al proprio figlio un sacrificio a beneficio di terzi bisognosi. Esempio: potrei chiedere a mia figlia, che ha altri programmi, di andare a far la spesa per il vicino malato. In talune circostanze una decisione del genere potrebbe essere apprezzabile sia dal punto di vista educativo che da quello caritativo.

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IPOTESI DI RISPOSTA ALLA SECONDA DOMANDA

Non è mai giusto che le colpe di un padre ricadano sui figli. Ma nel nostro caso non sono tanto le colpe a ricadere sui figli quanto le sciagurate conseguenze di una colpa. Il peccato originale puo’ essere visto come una nefasta conseguenza. In questo senso noi accettiamo che certi errori dei padri abbiano conseguenze negative anche sui figli. Esempio: se il padre commette un errore sul lavoro mancherà la promozione e lo scatto di stipendio. Probabilmente anche i figli soffriranno le conseguenze di una ricchezza familiare inferiore a quella che avrebbe potuto essere, ma noi non consideriamo tutto cio’ un’ingiustizia da sanare prontamente. 

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IPOTESI DI RISPOSTA ALLA TERZA DOMANDA

E’ la domanda più delicata e per dare a me stesso risposte soddisfacenti devo uscire da un’ortodossia che qui sento arrancare. Il problema proposto rientra in quello più generale sintetizzato nella domanda: perché un Dio onnisciente – ovvero in grado di conoscere tutto in anticipo – sente poi l’esigenza di intervenire nella storia (miracoli) modificandone il corso? Credo si debba ammettere che neanche Dio sia onnisciente davanti alla piccola ma radicale libertà che ha scelto lui stesso di donare all’uomo. A volte lo sorprendiamo e lui decide di reagire con un intervento prima non messo in conto. Esempio: una preghiera puo’ essere detta con una sincerità di cuore tale che spiazza persino il destinatario, il quale decide di alterare gli eventi sospendendo le leggi di natura da lui fissate in precedenza. Quindi che dire dell’avvento di Cristo? Forse Dio ha scorto una sofferenza sovrabbondante nella coscienza dei figli di Adamo, forse ha visto all’opera grandi uomini come Socrate, Aristotele, Virgilio e si è detto: l’uomo è grande, merita di più. E ha così mandato suo Figlio.

 

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