Il moralista arraffone

Se dicessi: “ok, il Cardinal Bertone possiede un attico di 700 mq ma è pur sempre un uomo vincolato dalla castità”, pochi coglierebbero il nesso.

Eppure il nesso è abbastanza evidente: una povertà dovrebbe compensare una ricchezza, una diseguaglianza dovrebbe annullare l’altra.

Molti fedeli abitano delle casette che assomigliano alla cantina del Cardinale (e questo confronto suscita indignazione) ma possono permettersi una moglie (e la cosa dovrebbe attenuare l’indignazione suscitata).

La verginità non è forse una forma di povertà? Ci si priva o no di un bene che non è azzardato definire primario? Sesso, figli, compagnia amorosa… Chi oserebbe minimizzare tutto ciò?

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Registrando il mancato azzeramento dell’indignazione etica della gente, si  potrebbe opinare: forse la prima diseguaglianza non  puo’ essere compensata dalla seconda, il sesso non vale la casa.

Forse è così, ma la mia impressione è che per molti, se non per tutti, non esista alcun effetto compensativo tra le due sperequazioni. Non compensazione insufficiente ma compensazione inesistente! Non solo, e qui viene il bello, tra gli sconcertati per l’attico c’è addirittura chi vede con favore il celibato dei preti rinunciando così a qualsiasi compensazione consolatoria.

Valutando il fenomeno giungiamo alla conclusione ineludibile: non sono le diseguaglianze a provocarci, è solo UNA diseguaglianza a farlo: quella finanziaria. Ci interessa la povertà altrui solo se è povertà di contante da spendere in beni materiali (come le case).

Il mondo è pieno di diseguaglianze, ci sono i belli e i brutti ma nessuno considera un dovere etico dei belli fidanzarsi con i brutti. Perché? Come mai le star di Hollywood sempre impegnate in mille cause non sentono come un impellente dovere morale quello di accompagnarsi a gente brutta?

Semplice: perché nessuno di loro sente la diseguaglianza belli/brutti come una provocazione morale in cui un “colpevole” è in qualche modo tenuto a risarcire una “vittima”.

Perché chi ha vissuto per mezzo secolo in buona salute non sente ad un certo punto l’esigenza di espiantare i propri organi vitali per prolungare almeno di qualche anno la striminzita vita di un malato cronico destinato a morte prematura? Perché nessun partito sente l’esigenza di colmare questo odioso gap con una proposta di legge che imponga l’espianto e fissi un diritto al trapianto?

Semplice: perché nessuno di noi sente come “odioso” questo gap sulla salute fisica. Certo, ci rammarichiamo di chi è destinato a morire prematuramente ma non ci indigniamo se la nostra sarà invece una vita lunga, e men che meno ci sentiamo colpevoli per questo.

Ripeto: l’unica diseguaglianza che ci indigna è quella finanziaria, li sì che qualcuno deve essere “punito” per risarcire qualcun altro affinchè i piatti della bilancia in qualche modo si riequilibrino. Perché? Urge teoria.

La teoria che ho trovato più convincente è questa: il sentimento di indignazione per le diseguaglianze è strumentale alla rapina. Ci serve per trasformare un semplice furto in, diciamo così, “furto con destrezza”. Ci serve per coordinare i ladri quando accerchiano una vittima, così come si coordinano le leonesse nella savana quando cacciano lo gnu.

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In altri termini: quando esistono le condizioni per la rapina sistematica (beni trasferibili e preponderante forza fisica del rapinatore) presto la rapina cesserà di essere vista come tale e si trasformerà in diritto che, se non rispettato, innescherà prediche moralistiche a non finire.

D’altronde, l’azione sociale dell’uomo procede secondo uno schema standard: stabilisce delle regole di convivenza poi cerca di violarle a favore del più “forte” senza comprometterle del tutto.

Esempio. Tizio e Caio stabiliscono delle regole di convivenza che, dopo un certo tempo, rendono ricco Caio e povero Tizio. Ma, essendo Tizio molto più aitante di Caio, come reagirà costui a questo esito imprevisto? Data la sua maggiore prestanza fisica potrebbe andare semplicemente dal gracile Caio e rapinarlo, sarebbe per lui come togliere le caramelle a un bambino, ma questa soluzione presenta degli inconvenienti: una guerra prolungata, una rottura definitiva della collaborazione sociale ecc. Potrebbe invece convincersi di avere diritto a parte delle ricchezze di Caio e poi andare da Caio cercando di convincere anche lui con una predica (e nel frattempo mostrando i suoi muscoli sullo sfondo). Alla lunga il progetto di innestare nei due cervelli una nuova idea di giustizia avrà successo e rimpiazzerà il semplice furto, la cosa in fondo conviene anche a Caio che sostituisce una rapina con una trattativa. Quando dico “alla lunga” intendo centinaia d’anni e forse più, l’interazione di cui parlo non avviene in realtà tra due soggetti ma, all’interno di un gruppo, tra due sottogruppi: si tratta di usare l’arma della cultura per perpetrare un furto. E’ un’operazione complessa che richiede tempo e condizioni favorevoli.

L’idea dell’arraffone che si dedica alla “cultura” e alla predicazione moralistica fa quadrare i conti che restavano in sospeso. Vediamo nel dettaglio.

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Un tempo non si potevano espiantare e trapiantare organi vitali, è per questo che le diseguaglianze nella speranza di vita ci addolorano ma non ci indignano come se fossero ingiustizie; è per questo che noi non consideriamo egoista l’ottantenne biblicamente “sazio di anni” che non anticipa solo di qualche annetto la sua morte donando organi vitali all’adolescente in coma o destinato a fine prematura.  Oltretutto, i “destinati a morte prematura” non sono mai stati i più “potenti” della società, non sono mai stati nella posizione di rubare quanto serviva loro, e quindi nemmeno nella necessità di sviluppare una cultura che trasformasse quel furto in diritto.

Un brutto, se è abbastanza forte, puo’ stuprare un bello ma puo’ ottenere il suo amore autentico? No, anche per questo noi non abbiamo interiorizzato  un senso del dovere che obblighi le persone belle a fidanzarsi coi brutti. Ma nemmeno consideriamo lo stupro del brutto sul bello alla stregua di un diritto morale o di un risarcimento dovuto: le persone brutte non sono mai state in una così chiara posizione di dominanza sociale da poter sviluppare nella società una cultura etica della condivisione della bellezza! Poiché i brutti non potevano rubare sistematicamente quel che necessitava loro (sesso e amore ) nemmeno hanno potuto, successivamente, trasformare il furto in diritto.

Nelle società moderne, diversamente rispetto al passato, i ricchi sono diventati tali coltivando abilità che prescindono dalla forza bruta, inoltre sono pochi rispetto alla numerosa classe medio/bassa. In questo senso sono “inermi” e alla mercè della massa che potrebbe saccheggiarli in qualsiasi momento, senonché il mero saccheggio comporterebbe un collasso sociale con perdite diffuse e guadagni incerti. Ecco allora l’ambiente ideale per trasformare il saccheggio in diritto e la diseguaglianza finanziaria (solo quella!) in fenomeno che suscita la nostra indignazione morale e la richiesta di redistribuire verso i meno fortunati. La rapina arraffona è diventata diritto grazie ad una cultura che si è imposta con il tempo.    

 

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