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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Body and Soul

Considerazioni rapsodiche di un anti-abortista

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Iolanda desidera tanto un figlio, lo chiamerebbe Riccardo e sarebbe  la sua gioia. Iolanda è una ragazza che sogna ad occhi aperti, una persona viva e vivace: “esiste” all’ennesima potenza, ha un cervello che funziona ed è coscienziosa. Pensa al suo futuro e se lo immagina felice.

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Riccardo ora non esiste: non ha un corpo, non ha un cervello, non ha una coscienza, non pensa al suo futuro. Esisterà quasi certamente, per ora esiste solo nei sogni ad occhi aperti di Iolanda.

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Adesso Iolanda si addormentata sprofondando in un sonno profondo e senza sogni. Il suo cervello ha cessato di funzionare, pare come morta. Eppure noi tutti pensiamo che Iolanda, anche in questo stato di quiete assoluta, continui ad esistere. Nessuno le faccia del male, sarebbe un crimine passibile di denuncia! Lasciamola riposare.

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Suona la sveglia: Iolanda si ridesta, deve andare al lavoro, deve presentarsi al calzaturificio dove fa l’operaia. Il suo cervello sempre in fermento torna a lavorare in modo alacre, così come la sua coscienza. La sua esistenza come persona, invece, continua a sussistere esattamente come prima, quando era addormentata.

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Sul lavoro Iolanda incontra Adalgisa, la sua migliore amica, che le fa una confidenza: aspetta un bambino e se sarà una femmina la chiamerà Marina. Secondo i suoi calcoli approssimativi è stata concepita qualche giorno fa. Marina a quanto pare ha già un corpicino, lo ha spiegato bene il dottore, ma non ha un cervello, quello spunterà solo tra una ventina di settimane, se tutto va bene. Assurdo poi pensare che abbia una coscienza.

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Iolanda, uscendo dal calzaturificio, ripensa alla Marina dell’Adalgisa e di conseguenza anche al suo Riccardino. E’ talmente assorta nelle sue speculazioni che non si accorge del tram che sopraggiunge. Il gamba del legn se la porta via in un amen, che peccato. La salma è ricomposta da qualche anima pietosa, ora giace nel suo letto tra le comari affrante che mormorano il solito “va sa l’è bela… la par ch’el dorma”. Iolanda non ha più un cervello funzionante, non ha più una coscienza. Iolanda non esiste più.

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Qualche domanda la filosofo: Marina esiste come persona? In altri termini: Marina è più simile alla Iolanda (1) che sogna ad occhi aperti, alla Iolanda (2) che dorme, alla Iolanda (6) dipartita, oppure al Riccardo? Solo nei primi due casi possiamo parlare di “esistenza” di Marina.

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Marina ha un corpo (lo ha detto il dottore), ma questo non significa niente: anche la Iolanda (6) ha un corpo, eppure ha chiaramente “cessato di esistere”. Quel che conta allora non è tanto il possedere un corpo quanto il possedere un cervello funzionante.

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Marina il cervello funzionante non ce l’ha, e nemmeno la coscienza. In questo senso possiamo escludere una sua somiglianza con la Iolanda (1).

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Potremmo tentare una similitudine con la Iolanda (2), quella che dorme della grossa. Ma quest’ultima ha pur sempre un cervello, per quanto in uno stato di stasi tale che lo rende più simile ad un ginocchio che a un cervello.

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Ma è davvero la semplice esistenza di un cervello che ci fa dire: “la Iolanda che dorme esiste”? Si direbbe di no visto che la Iolanda (6), quella deceduta, non esiste pur avendo, oltre a un corpo, un cervello a tutti gli effetti.

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Non sembra decisivo avere un cervello (la Iolanda (6) ce l’ha eppure non esiste più), non sembra decisivo nemmeno avere un cervello funzionante (la Iolanda (2) sembrerebbe esistere senza possedere nulla del genere). Cos’è allora decisivo? Non saprei come esprimerlo in parole precise, d’impulso direi che un soggetto esiste se ha un cervello funzionante oppure lo avrà in seguito al completamento di un “processo normale” destinato a renderlo disponibile. Il processo del sonno, per esempio, si conclude in modo naturale con il risveglio. O no?

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Cosa deve intendersi per “processo normale”? Imho: che si realizza in modo naturale e in tempi brevi senza interferenze esterne da parte di soggetti coscienti. Lo so, in definizioni del genere c’è sempre una punta di arbitrio, eppure a me sembra che tutto resti fedele al buon senso e alla semplicità. Abbiamo forse a disposizione qualcosa di meglio?

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E’ chiaro che un “processo normale” destinato a rendere disponibile un cervello funzionante interesserà la Iolanda (2) mentre non interesserà la Iolanda (6); il sonno si conclude “normalmente” col risveglio, la morte no. In questo senso le cose quadrano: la prima “Iolanda” esiste, la seconda no. Ma interesserà la Marina? Si direbbe di sì: senza interferenze, dopo venti settimane, avrà il suo bel cervellino più o meno  funzionante, lo ha detto il dottore dell’Adalgisa. E’ normale come è normale svegliarsi dal sonno.

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Eppure la Iolanda (2) un cervello l’ha già mentre la Marina appena concepita no. Possibile risposta: a parte far rilevare il fatto che anche la Iolanda (6) ha un cervello ma non ha un’esistenza come persona, andrebbe precisato cosa intendiamo per “esistenza del cervello”, l’espressione è ambigua. Partiamo dal fatto che tutto esiste già poiché in natura nulla si crea e nulla si distrugge. In un certo senso, allora, anche il cervello della neo-concepita Marina esiste: gli atomi che lo compongono sono già tutti lì, devono solo configurarsi in modo adeguato per poter funzionare. A guardar bene lo stesso vale per la Iolanda addormentata: il suo cervello è lì ma non è dislocato in modo corretto per funzionare.

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Ma a questo punto cosa esclude Riccardo dall’ essere considerato una persona? Beh, il nostro modellino può rispondere in modo chiaro a questa domanda: perché Riccardo abbia un cervello funzionante è necessario – e non sufficiente – un intervento attivo  di Iolanda, ovvero di un altro essere cosciente. Questo non vale per Marina. In condizioni del genere ci è facile dire che Riccardo non esiste mentre Marina sì. L’atto del concepimento – un atto che in un modo o nell’altro implica la volontà di soggetti coscienti – è il miglior candidato per dare il “la” al “processo naturale” che ci interessa. Riccardo esiste al fuori da questo processo e non accede così allo statuto di persona.

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Ipotizziamo che Iolanda abbia accidentalmente assunto un veleno, dopodiché si addormenta destinata a morte certa. Savino, che è a conoscenza di tutto, si rifiuta di salvarla e riceve aspri rimproveri da parte di gente che dice: dormiva, esisteva ancora, era ancora in vita, potevi e dovevi  salvarla! Stando al modello proposto Savino potrebbe rispondere: dormiva, sì, ma non esisteva più, la sua anima era volata via: il “processo normale” la destinava ad un sonno eterno. Come potrei salvare una persona se quella persona non esiste più? Anche se potessi non è mio dovere farlo. Ebbene, poiché questa risposta è assurda qualcuno potrebbe dire che anche il modello anti-abortista lo sia.

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Obiezione accolta, purché non si butti il bimbo con l’acqua sporca. Dobbiamo rivedere il concetto di “processo normale” per allentarne la definizione rendendola ancora un po’ più arbitraria. Dovrò allora intendere per “normalità” una “normalità statistica” più che una legge naturale. : è “normale” quel processo destinato a realizzarsi nella grande maggioranza dei casi. Ecco: siccome nella grandissima parte dei casi chi si addormenta è destinato a risvegliarsi, la Iolanda avvelenata che si addormenta continua ad esistere (anche se destinata a non risvegliarsi mai più) e io posso/debbo salvarla.

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Chi applica il buon senso alle “conclusioni” più che alle “premesse” spesso fa osservare: si puo’ discutere in eterno sta di fatto che non riesco a considerare l’embrione appena concepito come una persona, è più forte di me. Personalmente sono convinto che questa osservazione sia sincera, la posizione anti-abortista, in fondo, ha una matrice razionalista piuttosto spinta che la rende estranea a molti. Questa estraneità non è un capriccio bensì un’illusione cognitiva classica: noi di solito non consideriamo “persone” le persone molto distanti da noi, ovvero le persone che conosciamo poco. In questo senso l’embrione è un perfetto sconosciuto. Esempio. Tra una settimana un bambino africano morirà; noi lo sappiamo e potremmo salvarlo anche solo rinunciando al nostro abbonamento internet ma poiché d’istinto non lo consideriamo “persona” non interverremo. Ci colpisce molto, invece, la morte di un bambino sulla strada che stiamo percorrendo, per la sua salvezza facciamo di tutto. Ebbene, si tratta di due bambini in pericolo, due bambini sulla cui sorte possiamo intervenire con la medesima efficacia; solo che uno è “lontano”, l’altro è “vicino”: è normale considerare solo il secondo come persona, anche se riflettendoci meglio (razionalismo) tutti noi riconosciamo che lo sono entrambi. Ecco, la stessa illusione cognitiva puo’ darsi che si applichi al caso dell’embrione: essendo quast’ultimo un “bambino lontano” noi non siamo portati a considerarlo una persona, solo uno sforzo razionale ci impone di farlo.

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Alcuni sono disturbati dall’eccesso di teorie e incitano al pragmatismo: meno speculazioni e guardiamo piuttosto alle conseguenze. Pragmatismo e utilitarismo sono inclinazioni molto diffuse. Ma se ci mettiamo nell’ottica utilitarista difendere la causa dell’embrione diventa ancora più facile: cosa sono nove mesi di pazienza di fronte ad una vita intera?! Chi “adora” le conseguenze non dovrebbe avere dubbi sull’opzione più meritevole.  A questo si aggiungono alcune considerazioni empiriche che vanno nella stessa direzione: 1) chi nasce di solito è sempre grato di esserlo 2) quasi tutti i “figli non voluti” diventano presto “figli voluti” (effetto dotazione) 4) c’è una fila inesauribile per adottare i bambini abbandonati 5) chi abortisce spesso si pente, il contrario è molto raro. Eccetera. 

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I credenti pensano che la Iolanda (6) non cessi affatto di esistere. Questa osservazione non mette in qualche modo  crisi il modello anti-abortista che invece postula il contrario? In fondo più volte ci siamo serviti della Iolanda (6) per puntellare le nostre conclusioni. Risposta. I credenti, in effetti, pensano che – grazie ad un miracolo – risorgeremo (Dio riconfigurerà gli atomi del nostro cervello realizzando un processo che in natura è impossibile), in questo senso, per i credenti, quella che chiamiamo morte è solo un sonno temporaneo in attesa di resurrezione. Tuttavia, questa è solo un’ipotesi sul reale, per validare il modello basta che sia concepibile ed abbia senso l’ipotesi della “Iolanda morta”; un credente la tradurrà con l’espressione “Iolanda destinata alla morte eterna”. I credenti, per quanto non credano nella morte eterna, possono comunque immaginarsela benissimo e capiscono perfettamente un concetto del genere anche perché la resurrezione da loro agognata li emancipa proprio da quella condizione.

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Si potrebbe conferire all’embrione uno status particolare, una specie di persona ma di serie B? Certo, si potrebbe, ma la cosa è rischiosa poiché ben presto, se sdoganiamo le graduazioni della dignità, qualcuno farebbe proposte similari per i neri, gli immigrati, gli zingari, i disabili eccetera. Da Locke in poi l’eguaglianza tra le persone è un tabu, sfidarlo è pericoloso.

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Poiché la politica inquina tutto ci tengo a precisare che le precedenti osservazioni non hanno natura politica. Personalmente sono un fan dell’obiezione di coscienza (in tutte le materie) ma qui non mi occupo di politica, per dirla tutta non voto quasi mai, non ci capisco pressoché niente e ho paura di sbagliare procurando un male pubblico. Per rendermi più credibile posso al limite dire di non avere molti problemi con l’eutanasia, la clonazione, l’utero in affitto e molte altre pratiche che di solito gli anti-abortisti rifiutano. Il dibattito politico resta comunque aperto, in fondo, quand’anche si ritenesse che le pratiche abortive abbiano come contenuto la soppressione di una persona, ci sono molti casi in cui la legge ci autorizza ad uccidere il nostro prossimo: pena di morte, legittima difesa, stato di necessita, eutanasia, non obbligo di soccorso eccetera.

 

 

 

 

 

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