Ahi! Ovvero il dio dei nichilisti

Si fa presto a dire “… nichilismo… nichilismo…”, l’uomo contemporaneo un suo dio ce l’ha. Non lo vedi perché non si fa “fotografare”, ma il demonio (che è il negativo di quella foto), lui lo vedi eccome. No, non parlo del denaro, parlo del “dolore fisico”.

sorrrrr

Il dolore fisico ci ossessiona. Viviamo nel mondo più sicuro della storia ma non siamo mai stati tanto ansiosi. Viviamo nell’epoca più pacifica della storia ma non siamo mai stati tanto tremebondi. Praticamente uno stuolo di principesse sul pisello che non riescono a prendere sonno.

A volte penso che i terroristi abbiano una segreta soddisfazione nel risvegliare con le loro turpi azioni questo demone che ci perseguita. La loro indifferenza nel farsi a pezzi scandalizza la nostra società effeminata almeno quanto l’offesa che recano alle vittime.

Presto sarà recepito tra i diritti dell’uomo quello di vivere in un ambiente “contact free”, le costituzioni saranno emendate in questo senso. Già molte scuole all’avanguardia offrono garanzie di simile natura ai propri allievi.

Gli antidolorifici sono uno dei pochi campi in cui la medicina dell’ultimo mezzo secolo ha fatto qualche passo in avanti. Evidentemente era al traino di una domanda impetuosa.

Per vedere un incontro di boxe devi sintonizzarti dopo la mezzanotte su stazioni improbabili, l’esecrazione strisciante per questo sport lo ha relegato ai margini.

Il corpicino straziato del Cristo ligneo appeso alla Croce sopra la cattedra infastidisce l’animo sensibile di molti scolaretti genitori di scolaretti, che ne chiedono a gran voce la rimozione.

Crepare ci frega sempre meno, purché la morte sia dolce e ci colga possibilmente nel sonno. A queste condizioni le obiezioni all’eutanasia ci suonano come astrazioni filosofiche.

Le curve ultras con il loro spettacolo violento sono rimaste l’ultima roccaforte dei virili, l’ultimo fight club in attività, tuttavia subiscono l’attacco quotidiano dei media e ben presto saranno solo un ricordo.

boxe

Ma il tabù del dolore fisico è segnalato da un indizio rivelatore ben più solido: la nostra avversione alle punizioni corporali.

Il Papa o i Radicali vogliono svuotare le carceri?  Perché intavolare dibattiti infiniti su amnistia-sì-amnistia-no quando commutando la pena detentiva in una pena corporale troverebbero la collaborazione anche della destra “dura e pura” senza perdere il compatto appoggio dei carcerati stessi?

Ah, orrore, la pena corporale è il residuato di un’epoca barbarica! Eppure molti, se posti di fronte alla scelta, opterebbero per sottoporvisi. Ci vediamo costretti a condannarla pubblicamente e preferirla privatamente.

Sì, preferirla privatamente. Un esempio? Eccolo: in carcere la probabilità di essere violentati sessualmente centuplica rispetto alla media, mentre la semplice molestia sessuale è praticamente certa (per non parlare di quelle di altra natura). Vi meraviglia sapere che personalmente preferirei di gran lunga quattro scudisciate piuttosto che un anno di carcere? Scommetto che lo stesso vale per voi. E poi, se proprio non volete sponsorizzare il ritorno della tortura, offrite almeno ai protagonisti la possibilità di scegliere (i risultati saranno sorprendenti, ma solo fino ad un certo punto).

La punizione corporale è più economica ma, soprattutto, è più trasparente: con quella tutti sanno esattamente qual è il prezzo da pagare per certe malefatte, con il carcere esiste invece un prezzo occulto che non sappiamo e non vogliamo sapere.

La frustata si può graduare meglio del carcere, cosicché sparirebbe l’impunità di certi soggetti con colpe minime per i quali il carcere sarebbe esagerato. Il criminale frustato appaga la sete di giustizia della vittima, in questo senso la funzione retributiva della pena è soddisfatta. Anche la funzione deterrente della pena resta impregiudicata. E la funzione rieducativa? Forse come rieducazione non è il massimo, bisogna ammetterlo, ma nel tirare le somme direi che per lo meno non fa i danni che fa il carcere, vera scuola del crimine. Il carcere ti indurisce – questo puo’ farlo anche la pena corporale – ma soprattutto ti consente di entrare in un circuito di relazioni criminali. Entri sbandato, esci inquadrato (nella mala); entri soldato semplice riottoso, esci ufficiale in divisa inappuntabile. Il compito più difficile per chi delinque è la ricerca di complici affidabili, la vita carceraria in questo senso è una benedizione del cielo.

E’ vero, ci sono individui che è semplicemente troppo pericoloso lasciar circolare – pedofili, terroristi, psicopatici, mafiosi – ma sono relativamente pochi. Agli altri la pena corporale consente di tornare subito al lavoro e continuare (o rifarsi) la loro vita senza sprecare anni preziosi.

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Dobbiamo concludere che la nostra civiltà non sembra poi così superiore solo perché bandisce le pene corporali quando una violenza ben maggiore è di fatto autorizzata. E’ infatti come bandire gli omicidi con la mano destra elogiando quelli perpetrati con la sinistra. Che senso ha? Nessuno. L’unica spiegazione sta allora nei nostri tabù, in particolare quello che riguarda il dolore fisico: la punizione corporale lo esibisce, e questo non puo’ essere consentito; la galera in qualche modo lo occulta cosicché diventa una soluzione tollerabile.

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