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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Perché tanti cattolici linkano Fusaro?

Il cattolico tipo maledice l’individualismo,  dopodiché estende la sua condanna al capitalismo, ovvero al “sistema”. Fusaro, che con lingua sciolta spara senza requie ad alzo zero contro questo duplice bersaglio, piace. Piace molto.

Il circuito che si segue è abbastanza semplice: l’individualismo ci “atomizza”, ci isola, erode ogni nostra relazione. Ma l’individualismo non è altri che il figlio legittimo del capitalismo, quindi… abbasso il sistema. Mentre sullo sfondo scorrono le immagini luciferine di Capitalismo & Secolarizzazione che se la ridono.

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Strano perché il capitalismo è il “sistema” che più di altri esalta la cooperazione volontaria. Impossibile avere successo in quell’ambiente senza la capacità di aggregare e fare squadra. L’impresa in fondo non è altro che una comunità. I vertici sono riservati a coloro che sanno circondarsi da collaboratori capaci, fedeli e volenterosi. I rischi che tanto ci spaventano si ridimensionano solo sapendo tessere una solida tela di relazioni. Non a caso il capitalismo moderno nasce e fiorisce in USA, la patria dell’associazionismo: Tocqueville docet. Un fenomeno che sconfina nella barzelletta: cosa fanno due yankee che si ritrovano nel deserto? Costituiscono un’associazione…

Inoltre, i Padri storici dell’individualismo attingono a filosofie con una buona reputazione anche  nell’alveo cattolico: quella del libero arbitrio, per esempio.

Ancora: nella versione hayekiana l’individualismo è giustificato dal fatto che, per quanto riguarda la conoscenza, non ci sono persone che ne “includono” altre: anche un somaro sa cose che nemmeno Einstein conosce, proprio per far emergere questa conoscenza dispersa in tutte le teste dobbiamo puntare sulle libertà individuali. Mi sembra, indirettamente, un tributo alla dignità di ogni persona, qualcosa che non dovrebbe vedere l’ostilità dei cattolici.

Certo, c’è anche la competizione. Ma quella, per esempio, c’è anche e soprattutto nello sport: qualcuno è forse disposto a condannare le attività sportive in quanto corruttrici del nostro carattere? Semmai il contrario.

Allora come risolvere il puzzle?

Ipotesi: sotto sotto il “cattolico-tipo” intende condannare la ricchezza di per sé: quella sì che rendendoci più autonomi ci induce a tagliare i ponti, a svalutare le relazioni col prossimo spingendoci in un isolamento più o meno volontario. Quando uno basta materialmente a se stesso, rischia di pensare che basti a se stesso anche psicologicamente. Perché stare in buoni rapporti col suocero bizzoso quando non avrò mai bisogno di lui?

Suo malgrado, il capitalismo è il padre anche della ricchezza e purtroppo per lui intrattiene con il benessere un rapporto stretto. Deidre McCloskey sintetizza così la storia dell’uomo sulla terra:

… prima eravamo poveri, poi scoprimmo il capitalismo e diventammo ricchi…

Il che è tutto dire.

Sarebbe imbarazzante, però, “condannare la prosperità” di fronte allo scandalo della povertà: il benessere ha troppi lati positivi per prestarsi come bersaglio retorico, così ce la si prende con il capitalismo brutto e cattivo, sul quale, per altro, esiste già un’imponente letteratura pre-confezionata da cui il critico pigro puo’ attingere a piene mani facendo un figurone.

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