Le discriminazioni del Moloch

Immagina se al cronista che riferisce di un delitto fosse impedito di alludere al sesso del criminale. Il fatto è che i criminali sono quasi tutti uomini e potrebbe crearsi uno stereotipo negativo: una preoccupazione che non sembra assillare il mondo del giornalismo, ma nemmeno i professionisti della “caccia agli stereotipi”.

Eppure, non è affatto una vita facile quella del delinquente: chi si lamenta del precariato dovrebbe rabbrividire di fronte all’alea in cui è immerso il criminale: oggi ci sei domani non ci sei più. Una professione talmente disagiata da essere una riserva maschile.

Sì perché sono loro, i maschi, ad occupare i gradini più bassi della scala sociale: fatevi un giro nelle prigioni di tutto il mondo: il genere maschile predomina (9/10). Nel braccio della morte, poi, sembra esserci un’esclusiva.  Lo stesso crimine, in molti casi, è punito diversamente a seconda che l’imputato sia donna o uomo.

Anche la prospettiva di diventare barboni non è così allettante, e infatti – com’è come non è – i barboni sono tutti maschi. Recentemente le donne si sono fatte vive ma sembra esserci un odioso soffitto di vetro che non fa superare la soglia del 15%. Ma è un bene che ci siano anche loro perché più barbonaggio femminile esiste, più la categoria sembra socialmente rispettata.

Siccome morire mentre si lavora non è bello, i morti sul lavoro sono quasi tutti uomini. I lavori di merda sembrano una loro specialità. C’è da arrampicarsi su un tetto? Mandiamoci un uomo. C’è da inseguire dei malintenzionati? Mandiamoci un uomo. C’è da sfidare le fiamme per salvare il gattino? Mandiamoci un uomo. C’è da guidare per otto ore in autostrade trafficate? Mandiamoci un uomo. C’è da stare su un ponteggio traballante? C’è da maneggiare sostanze tossiche?  Mandiamoci un uomo. C’è da rischiare la ghirba? Mandiamoci un uomo. E infatti il 92% degli incidenti riguarda gli uomini, quando ormai i lavoratori maschi sono poco più del 50%.

Poveri maschietti, delle vere vittime del sistema. E come ogni vittima che si rispetti, sono anche colpevolizzati.

A proposito di “crepare”, in guerra chi ci mandiamo? Ma mandiamoci gli uomini, va, visto che crepano tanto volentieri. Dice: ok, ma oggi le cose cambiano, le donne sono ormai parte integrante degli eserciti. Sarà, ma nel 2007 in Iraq le cose non sembravano ancora cambiate di molto: 3000 morti, 2938 maschi. Le donne non si sono integrate molto nei cimiteri di guerra, bisogna fare di più! Boldrini, sveglia!

La vita maschile è dura, molto dura e per molti uomini il femminismo è stata una boccata di ossigeno: oggi finalmente puoi far mettere le catene alla moglie mentre a bordo ti crogioli al calduccio ascoltando la radio (dare una mano è così offensivo…). La femminista lesbica Nora Vincent si è travestita cercando di condurre una vita da uomo, con relativi privilegi: il risveglio è stato traumatico e la rinuncia è scattata dopo poche settimane: troppo dura (il resoconto dettagliato nel suo libre Self-Made Man), meglio tornarsene di corsa alla vita dorata dei Gender Studies della sua università.

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Le nostra cultura non sembrano dare molto valore alla “carne maschile”, e la ragione è semplice: per fare tanti bimbi occorrono tante donne ma bastano pochi uomini. Nessuna sorpresa se “il sistema” maltratta i maschietti.

In tutte le culture del pianeta in ogni tempo l’uomo occupa sia i posti in cima che quelli in fondo: le eccezioni sono presto collassate, e nessuno ne è sorpreso.

La nostra cultura è una macchina potente: i maschi li trovi sia al volante che nel serbatoio della benzina.

La nostra cultura è un Moloch assettato di sangue, peccato che discrimini così pesantemente e gradisca solo quello maschile.

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