Vivere come se Dio non ci fosse

Non è tanto facile.

Il credente in genere è più felice.

Vive più a lungo.

Fuma meno e fa più esercizi.

Guadagna meglio.

Ha matrimoni più stabili.

Ha una vita sessuale e affettiva più soddisfacente.

Commette meno crimini ed evita più facilmente la trappola delle droghe.

Vanta relazioni sociali più fitte e intense.

E’ più generoso: dona di più e fa più volontariato.

Ha anche più figli.

E’ meno credulone.

Emotivamente è più stabile.

Ha maggior auto-controllo.

Registra un maggior successo scolastico.

E’ meno depresso e più ottimista. E’ meno propenso al suicidio.

E’ più tollerante e meno stressato.

Affronta meglio il dolore.

E’ più propenso a riabilitarsi in seguito ad incidenti.

Possiede maggiore auto-stima.

Ha un atteggiamento maggiormente pro-social.

Gode di una più elevata salute mentale e fisica, nonchè di picchi di benessere più diffusi.

Eccetera.

diooo

Sì, lo so, ci sarebbero parecchi puntini sulle “i” da mettere, ma chi c’ha tempo? So anche che una persona già di per sè ammirevole puo’ essere attratta dalla religione. Detto questo, chi puo’ negare di fronte a certe evidenze che la religione abbia comunque un influsso benefico?

Per questo dico che “vivere come se Dio non ci fosse” è difficile.

Ma la domanda che mi interessa di più è un’altra, ovvero: il fatto che “vivere come se Dio non ci fosse” sia difficile depone a favore o contro la verità religiosa?

Alcuni ritengono che deponga a favore: la fede che ci dona un Dio buono è necessariamente a misura d’uomo.

Altri ritengono che deponga contro: se credere “conviene” il ruolo della verità si svaluta necessariamente.

A prima vista mi sembra più sensata la seconda posizione.

dio

P.S. Si puo’ anche essere scettici sulla convivenza tra Verità e Convenienza ma cio’ non implica che si sia scettici sull’ipotesi teistica. Qualcuno, infatti, sostiene che l’ipotesi teistica seduca per la sua accattivante semplicità. Insomma, siccome è “a misura d’uomo” proprio come la “religione” di cui si è discusso nel post, allora non è credibile. Ma il parallelo non tiene: la “semplicità” (a parità di capacità esplicative) è un saldo principio epistemologico razionale in base al quale selezionare la teoria scientifica migliore: noi privilegiamo Copernico su Tolomeo per la maggior semplicità del primo.

 

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