Una difesa del darwinismo sociale

La tesi centrale del darwinismo sociale è presto detta: se in una comunità sono i “peggiori” ad essere più fertili, quella comunità andrà in rovina.

Il motto è all’incirca questo questo: “tre generazioni di imbecilli posson bastare”.

Ma chi sono i “peggiori”? Potete metterci chi credete voi: i matti, i meno istruiti, i meno intelligenti, i poveri, i violenti…

Herbert Spencer, il padre della teoria, raccomandava di non aiutare i poveri (tra cui matti, stupidi, violenti e ignoranti abbondano) perché cio’ facilita la loro riproduzione.

Meglio chiarire che Darwin si smarcò da Spencer facendo notare che aiutare il debole è comunque un nostro istinto naturale difficile da reprimere.

Dal darwinismo sociale scaturì poi l’eugenetica: migliorare la razza umana, migliorerà la vita dell’uomo.

Dall’eugenetica si arrivò alla shoah.

Non sorprende che oggi l’epiteto “darwinista sociale” sia un insulto. In un certo senso è facile fare quel paio di passaggi storici ed abbinare la teoria di Spencer ai  lager.

Tuttavia, all’epoca una miriade di luminari e generosi filantropi in buona fede furono coinvolti nel movimento eugenetico, lo stesso Spencer era un intellettuale sopraffino. Le vaccinazioni e la chiusura delle tube meno promettenti procedevano di pari passo: una società avanzata non poteva prescindere da questa profilassi di base. Una gigantesca illusione collettiva?

Quando una mattocca come Carrie Buck fece causa allo stato della Virginia che la voleva sterilizzare, la Suprema Corte sentenziò all’unanimità contro di lei con il civilissimo giudice Holmes a perorare la causa dell’eugenetica come “vaccinazione” essenziale della comunità americana. Solo un bifolco delle praterie avrebbe osato opinare.

Come mai allora tanta intellighenzia schierata a favore?

lombroso

Essenzialmente per un motivo: il darwinismo sociale è una teoria corretta.

E’ l’utilitarismo ad essere una teoria etica essenzialmente scorretta.

Il fatto centrale è che l’intelligenza progressista dei paesi più avanzati non poteva permettersi di non essere utilitarista.

Principi, dogmi, e Verità etiche (con la V maiuscola) erano concetti visti come collegati alle superstizioni del passato: l’uomo moderno è pragmatico, guarda alla convenienza sociale e adatta i suoi comportamenti a quella. Se l’eugenetica ci promette una società migliore noi ci rimettiamo a questo giudizio.

In sintesi, perché non dobbiamo sterilizzare Carrie Buck?

Uno puo’ dire: perché il darwinismo sociale è una teoria sbagliata.

Oppure puo’ dire: perché violentare una persona è semplicemente immorale.

La seconda via era inaccessibile all’ uomo moderno poiché a costui ripugna il  concetto stesso di Principio Etico.

Del resto, la prima via era palesemente irragionevole, poiché è ben difficile confutare il darwinismo sociale sul piano dei fatti.

Difficile essere utilitaristi e darwinisti sociali allo stesso tempo senza optare per l’eugenetica.

Ancora oggi l’utilitarismo viene conservato ai danni del darwinismo sociale. In questo senso viene da dire che sebbene le superstizioni del passato convivano male con la scienza, anche l’etica moderna ha i suoi problemini non da poco. Il politically correct è una spia inquietante.

Ancora oggi, quindi, la retorica ripropone un great divide illusorio: darwinisti sociali vs contrari al darwinismo sociale. Ma tra i contrari ci sono sia i pragmatisti che i sostenitori dei principi morali e la differenza tra questi due tipi è molto spesso più grande di quella che li divide dai darwinisti sociali.

Il darwinismo sociale è una teoria corretta, e quindi destinata ad aumentare la conoscenza umana. Tuttavia, solo chi crede nell’ esistenza di solidi Principi Etici puo’ maneggiarla. L’ utilitarista e il pragmatista, per contro, sono costretti a buttare il bambino con l’acqua sporca e a silenziare la scienza scomoda (per esempio quella che studia il genoma e l’esistenza delle razze umane).

P.S. Ma forse la difesa più efficace del darwinismo sociale consiste nel cambiargli nome: negli anno 70 ci ha provato Edward Wilson proponendo di chiamarlo “sociobiologia”, più recentemente, negli anni 90, è emersa una sintesi tra “psicologia sociale” e “psicologia evolutiva” che nella sostanza riprende le impostazioni del darwinismo sociale.

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