Quattro scenari

Dalla grande crisi del 2007 sono passati ormai quasi dieci anni. Qualche paese sembra in lento recupero, altri arrancano penosamente, ma tutti hanno comunque problemi legati al lavoro: per quanto il fatturato si riprenda, le statistiche su occupazione e disoccupazione restano deprimenti; per quanto il PIL non sia più negativo, i disoccupati non ritrovano il loro posto. Come possiamo pensare con ottimismo al nostro futuro quando c’è una quantità di laureati che pirla in giro senza costrutto?

La chiamano “jobless recovery”. Ma come si spiega?

Le ipotesi in campo sono fondamentalmente quattro e meritano un accenno perchè contengono le quattro visioni più accreditate per comprendere il mondo contemporaneo.

Uno

Nulla di nuovo sotto il sole. Tutto come sempre. Il  2007 è la solita crisi ciclica, senonchè la politica l’ha gestita male. Ha fallito nel rilanciare i consumi, non ha proposto misure sufficienti di stimolo, ha evitato politiche espansive per indulgere in insensate austerity. La domanda andrebbe spinta di più ma non lo si fa, e allora tutto è chiaro: la gente non lavora perchè di lavoro non ce n’è, l’economia è ancora anemica e non potrebbe essere altrimenti, i segnali di risveglio sono illusori.

Due

Non sappiamo più innovare. Non abbiamo più idee. Di fatto il mondo avanzato ha adottato politiche della “decrescita felice” ben prima che venisse teorizzata, e questo anche se non sembriamo molto “felici”. Estendere il welfare è la nostra priorità da almeno 35 anni. Da tempo gli unici settori che assumono lavoratori sono quelli che guarda caso non si confrontano con il mercato (scuola e sanità), il che molto probabilmente fa di questi pseudo-lavoratori dei “disoccupati mascherati”: se i numeri ci dicono che i dottori negli ospedali ammazzano più persone di quante ne guariscano qualche dubbio sulla loro produttivitá è lecito porselo. I redditi mediani non crescono da trent’anni, altro che 2007! Bisogna allargare la prospettiva per vedere le cose più chiaramente, e allora quel che si vede non è rassicurante: siamo nel bel mezzo di una stagnazione secolare.

Tre

Calma, calma… non siamo noi, sono loro!L’avvento nell’agone  di nuove superpotenze economiche come Cina e India ha colpito duro il ceto medio dei paesi più avanzati, che è anche il segmento di popolazione più vociferante ( oltre che decisivo nelle elezioni politiche). Non è il 2007, non siamo noi… sono gli altri la causa di tutto. Non si sconfigge la povertá del mondo senza colpo ferire, qualche effetto collaterale bisogna metterlo in conto. La globalizzazione è un grande equalizzatore e qualcuno viene “equalizzato” in modo poco gradevole.

Quattro

Abbiamo “troppa” innovazione, non troppo poca. È attivato il momento che molti temevano: la macchina comincia a rimpiazzare l’uomo. Chi deve licenziare non lo fa mai di punto in bianco, attende un pretesto. La grande crisi è stata anche un grande pretesto per licenziare uomini. La ripresa è e sarà l’occasione di assumere… ma il molti casi per “assumere” macchine! Se il posto di lavoro stenta a riapparire forse è perchè l’ era del lavoro sta finendo.

QUATTRO SCENARI

La mia personale classifica: 2,4,3,1.

E adesso quattro sponsor per ciascuno dei quattro approcci. Quattro libri che valgono mille telegiornali per capire il mondo in cui viviamo.

UNO. Paul Krugman, Fuori da questa crisi, adesso!

DUE. Tyler Cowen, The Great Stagnation: How America Ate All The Low-Hanging Fruit of Modern History, Got Sick, and Will Feel Better.

TRE. Michael Spence, The next convergence: The Future of Economic Growth in a Multispeed World.

QUATTRO. Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee,  Race Against The Machine: How the Digital Revolution is Accelerating Innovation, Driving Productivity, and Irreversibly Transforming Employment and the Economy

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