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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Una teoria della violenza di genere per mettere d’accordo (quasi) tutti.

Sarebbe bello disporre di una teoria sulla violenza di genere in grado di mettere d’accordo lo psicologo, l’evoluzionista, la femminista, l’ “equalizzatore”, il “virilista”, nonché chiunque si faccia un bell’esame di coscienza.

Mi permetto di proporre questa (scusate se la sintetizzo senza andare oltre le due righe):

Mentre le donne producono una comunicazione allusiva e una violenza diretta, gli uomini producono una violenza allusiva e una comunicazione diretta.

Avere una comunicazione allusiva significa dire una cosa per intenderne un’altra, magari usando un certo tono.

Avere una comunicazione diretta significa dire una cosa per intendere esattamente  cio’ che si dice.

La violenza diretta esprime un odio specifico e un disprezzo verso il soggetto a cui è rivolta.

La violenza allusiva esprime, più che un odio verso il soggetto colpito, una preoccupazione per la propria immagine pubblica.

Facciamo un esempio concreto per illustrare meglio la teoria.

Pensiamo al caso di una coppia in crisi. Ebbene, in base alla teoria possiamo dire che se i dissapori di coppia sono destinati a sfociare in una rottura crescono le possibilità di una violenza maschile (poiché la rottura è un evento “pubblico”). Al contrario, le possibilità di una violenza femminile sono indipendenti dall’eventuale rottura: in queste materie per la donna conta solo la sostanza, ovvero la crisi di coppia e l’odio verso il partner.

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Una teoria come quella proposta ha il pregio di essere compatibile con molte posizione che di solito confliggono tra loro. Vediamo allora cosa implica…

  1. Uomini e donne sono diversi e mantengono comportamenti differenti (Marte e Venere). Lo psicologo tradizionale lo afferma ripetutamente.
  2. Sia gli uomini che le donne esprimono forme di aggressività, non ci sono “agnellini”. L’ “equalizzatore” che ad ogni “femminicidio” contrappone un “maschicidio” sarà contento.
  3. L’aggressività maschile è più sensibile agli stereotipi rispetto a quella femminile. Il lamento delle femministe non è nella sostanza del tutto ingiustificato.
  4. L’uomo è più virile della donna: è più assertivo e più sensibile alla dimensione comunitaria. I teorici della virilità ce lo dicono ogni giorno.
  5. L’uomo è più orientato alla  cultura, la donna alle relazioni personali. E’ una predica che lo psicologo evoluzionista fa ogni giorno.
  6. La violenza maschile verso la donna è compatibile con un sentimento d’amore, per quanto degradato. L’introspezione conferma.

Forse il punto interessante è l’ultimo. Forse il femminicida non odia odia veramente e fino in fondo la sua vittima, è piuttosto un narcisista che si vede rovinato e non sa reagire che dicendo “muoia Sansone con tutti i filistei”.

Una risposta a “Una teoria della violenza di genere per mettere d’accordo (quasi) tutti.

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