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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

La lotteria dei talenti

Esiste un dovere dei più fortunati ad aiutare gli altri?

Esiste un diritto dei più sfortunati a ricevere un aiuto dagli altri?

Per molti la risposta è affermativa ma qui vorrei fare il caso contrario presentando cinque argomenti.

Innanzitutto c’è l’argomento straussiano: la fortuna ha larga parte nelle vicende umane ma non divulgare la notizia massimizza lo sforzo della massa. E’ chiaro che se io stabilisco ufficialmente un chiaro diritto agli sfortunati e un chiaro dovere dei fortunati, faccio trapelare una “notizia” socialmente dannosa.

In secondo luogo c’è l’argomento metafisico: se io non sono il mio corpo e i miei talenti, chi sono? Ovvero, chi è esattamente il fortunato e lo sfortunato?

In terzo luogo c’è l’argomento delle analogie ripugnanti. Si tratta di analogie presentate con l’intenzione di mostrare che in realtà neanche chi proclama certi doveri crede nella loro esistenza.

Quando vedo all’Olimpiade Karl Lewis tagliare maestosamente il traguardo penso sia giusto assegnare a lui la medaglia d’oro. Trovo assurdo che un po’ di quella medaglia vada anche a chi è privo dei mezzi che madre natura ha donato a Karl con tanta generosità.

Secondo voi una donna bella ha e sente il dovere di sposare un uomo brutto? O comunque di andare con uomini brutti? E un uomo brutto ha il diritto di prendersi una donna bella ogni tanto? Ovviamente no. Il solo pensiero ci ripugna. Ma perché? Perché in fondo non crediamo che esista alcun dovere dei fortunati verso gli sfortunati.

Il primo della classe dovrebbe girare parte dei suoi voti a chi sta dietro? 

Che ne dite se domani Renzi istituisse una bella patrimoniale del 20% da devolvere al Malawi? Assurdo? Ma perché? Evidentemente, perchè noi non pensiamo affatto che i più fortunati debbano obbligatoriamente aiutare i più sfortunati.

Che ne dite di tassare l’altezza o l’intelligenza delle persone? Per quanto sia un modo di tassare la fortuna, molti avrebbero dei dubbi in merito.

Si potrebbe proseguire a lungo con le analogie ripugnanti ma mi sembra che il punto sia ora chiaro.

In quarto luogo c’è l’argomento della schiavitù: se non ho diritto al corpo e alle doti con cui vengo al mondo, ci sarà chi decide per me, in questo sensao rischio la schiavitù. Insomma, esiste un pericolo pratico messo indirettamente in luce anche dal dialoghetto immaginario tra Papa Francesco e James Buchanan.

Papa Francesco: mi piacerebbe una politica che aiutasse i più sfortunati.

James Buchanan: ehi ragazzo, ma il mondo che sogni è il paradiso di opportunisti, corrotti e cacciatori di rendite parassitarie!

Papa Francesco: no, io penso alla politica che dovrebbe seguire una società illuminata. Indico la direzione quand’anche la perfezione fosse irraggiungibile.

James Buchanan: ma allora il regime che cerchi è quello del capitalismo selvaggio!

Papa Francesco: assurdo! Si tratta di una società che acuisce i divari anziché colmarli.

James Buchanan: e perchè mai? I ricchi illuminati della tua società illuminata darebbero quel che devono dare ai poveri illuminati.

In quinto luogo c’è l’argomento costruttivo: esiste comunque un’alternativa al dovere obbligatorio di aiutare gli sfortunati. I cattolici parlano di doveri supererogatori: adempierli ci fa meritare un plauso ma non adempierli non ci condanna. Ecco, la morale laica potrebbe prendere in prestito questo concetto. E’ la teoria del “just desert”: anche se non merito cio’ che possiedo ho diritto a tenermelo e un dovere supererogatorio a condividerlo con i più sfortunati.

dice

Due libri che rispondono diversamente al quesito iniziale:

1) John Rawls: A theory of justice.

2) Robert Nozick: Anarchy, state and utopia.

P.S. Un altro problema per chi vuole combatter la lotteria dei talenti è che a quanto pare nulla è meritato. prendiamo due casi:

Kasey is born into a wealthy family and as a result of that and her slightly above-average intelligence she attends a good college and secures a good job. For Rawls, Kasey doesn’t deserve her earnings because they result from undeserved assets. Society should allow her to keep just those earnings that maximize the position of the worst-off (through incentives, etc.)… Now consider Akbar. Akbar is born in a slum of Mumbai, India. His family is very poor, but Akbar, blessed with high intelligence and a remarkable business sense, slowly and through many sacrifices succeeds in improving himself, getting a high school education, and even supporting his family with earnings in the informal economy of the slum. Courageously, he boards a ship bound for New York. Once in the United States, he takes computer science classes at a community college, where he displays an unusual talent for things digital. A couple of years later, Akbar and two friends found an instantly-successful digital company. Akbar is now a rich man… Rawls is committed to saying that Akbar does not deserve any of this. His case is indistinguishable from Kasey’s, because Akbar’s present holdings, like Kasey’s, result from the exercise of undeserved inborn traits, namely intelligence, business sense, and entrepreneurship…

Ebbene, una teoria che non distingue tra Kasey e Akbar è una teoria sbagliata, e le teorie à la Rawls non sembrano distinguere.

 

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