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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Difesa dell’analogia

Nel geniale libro After the ball i due autori , un pubblicitario è uno psicologo , spiegano le tecniche di inganno mentale con cui si smantella un sistema coerente e si sdoganano idee folli. Il trucco è contrapporre ad idee logiche idee analogiche. L’analogia che passa dall’emisfero emotivo è dialetticamente più potente della logica che passa dall’emisfero razionale, ed è più veloce. Uno deve fermarsi un attimo per capire dove è la fregatura… I campioni mondiali del pensiero analogico, non usano il pensiero basato sulla razionalità ( pensiero logico) ma su concetti arbitrari che si cerca di spacciare come giusti per somiglianza apparente ( da cui analogia ) con qualcosa di bello… Un esempio di pensiero analogico è avvicinare la storia di Maria alla pratica orrenda dell’ utero in affitto. No, l’utero in affitto non c’etra un fico. Lei resta con il suo bambino in braccio ben stretto al seno dopo che lo ha partorito, mica arrivano due descamisados a petto nudo per strapparglielo via e stringerlo loro mentre frignano istericamente . Nemmeno l’impagabile logica del militante lgbt può tirare in mezzo l’utero in affitto. D’accordo, forse non è un esempio di utero in affitto ma è sicuramente un’eterologa. È la stessa cosa di un’eterologa. Una fecondazione senza sessualità. Un’eterologa. La stessa cosa.

Silvana de Mari

La mia esperienza è completamente opposta: solo con un largo uso di analogie si puo’ imbastire un dialogo fondato sulla ragione.

L’assenza di analogie implica un solipsismo in cui ogni interlocutore parla per conto suo.

Di fronte alla tesi dell’altro espressa in modo arcano o gergale richiedete analogie! La comprensione sarà più limpida e i difetti di ragionamento salteranno all’occhio.

Oserei dire che senza analogie non puo’ esistere critica. Senza analogie ogni fiaba potrebbe ambire ad essere un modello del reale.

Fate caso a come le cose siano invertite rispetto alla denuncia della de Mari: l’aspetto più subdolo di ogni discorso è quello legato alla logica. Cosa c’è di più facile che costruire un discorso coerente? Anche un folle sa farlo (e infatti parliamo di lucida follia). Il ciarlatano deve limitarsi ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore sulla logica ferrea che incatena i suoi enunciati occultando così l’analogia inappropriata con cui àncora il suo discorso alla realtà. E’ così che si fa di una fiaba qualcosa di “reale”.

Il fatto che esistano ragionamenti lacunosi non ci fa dire: “diffida di chi tenta di ragionare poiché i ragionamenti nascondono trappole e inganni”. Caso mai noi diciamo il contrario: “diffida di chi si rivolge a te a suon di slogan e formulette preconfezionate”.

Il 90% degli argomenti fallati sono logicamente ineccepibili, senonché poggiano su analogie problematiche, non a caso collocate opportunamente in secondo piano. E’ chiaro dove fa cadere l’enfasi chi li difende: sulla logica. E’ chiaro dove deve concentrarsi chi vuole smascherarli: sull’analogia.

Niente analogie, niente esperimenti mentali. E’ questo che si vuole, magare in nome della ragione? Sarebbe come fare scienza senza un laboratorio.

La critica all’analogia è di fatto una critica alla logica induttiva. Tutti sappiamo che la probabilità non è la certezza ma tutti i nostri saperi sul mondo sono probabilistici, dobbiamo trattare con la probabilità, non c’è alternativa. Se condanniamo un colpevole lo facciamo solo in termini probabilistici, se decidiamo che una strada è “sicura” lo facciamo solo in termini probabilistici. Dobbiamo bandire questa conoscenza perché la logica induttiva è inaffidabile e chi la segue è fesso quanto il tacchino che va dietro l’aia a consumare la sua 364 giorni all’anno per poi accorgersi quando ci torna il 365esimo giorno di essere lui la cena? La scienza è fondata sulla logica induttiva, non si puo’ rispettare la prima senza rispettare la seconda.

anal

Purtroppo, non tutti comprendono che solo grazie ad un processo analogico noi possiamo applicare un modello logico matematico al reale. Il reale “ci appare” simile al modello matematico per cui noi consideriamo quest’ultimo soddisfacente per descriverlo. Senza analogia non puo’ esserci teoria in azione.

Ora, cio’ che al mondo abbonda sono i modelli, cio’ che scarseggia sono le analogie che li rendano operativi. Un buon sillogismo è sasso, una buona analogia è oro.

Accumuniamo due realtà definendole analoghe poiché pensiamo che esse siano ben descritte dal medesimo modello logico matematico.

A volte, è vero, il termine “analogico” puo’ trarre in inganno poiché, come nelle parole di Silvana de Mari, viene un po’ frettolosamente contrapposto al termine “logico” e quindi interpretato come un rinvio ad una realtà emozionale ed ingannatrice. In realtà, per costruire un pensiero razionale sul mondo occorre sia il momento analogico che quello logico, e il più cruciale è senz’altro il primo. Il genio che è in noi lavora su quello, il mezzemaniche sul secondo.

Per ovviare all’inconveniente semantico sostituiamo pure “analogo” con “astratto”: senza analogie non c’è pensiero astratto che possa trovare applicazione concreta. Con il termine astratto evitiamo le allusioni al mondo delle emozioni.

Silvana de Mari sembra puntellare la sua convinzione indicando l’analogia ingannevole di chi, per  difendere “la pratica orribile” dell’utero in affitto, impiega l’analogia ingannevole della vicenda di Maria e di Gesù. Questo dimostrerebbe secondo lei quanto l’analogia possa essere subdola.

Ma proprio questo caso rende evidente che la realtà delle cose è esattamente contraria a quella ipotizzata dalla de Mari: l’analogia, lungi dall’essere ingannevole, è particolarmente illuminante e utile.

Faccio solo un esempio di critica nel merito. Dio ha una natura B (contraria alla natura A dell’uomo). Dio si comporta in modo C (fa incarnare il Figlio nel ventre di Maria), e poiché nelle sue scelte è infallibile, il suo comportamento è corretto per definizione. I difensori della pratica dell’utero in affitto concludono allora che C è corretto (ovvero naturale) anche per chi possiede una natura di tipo A. Ma, come si diceva poc’anzi, A e B sono contrapposte, il che rende alquanto problematica la tesi dei difensori della pratica dell’utero in affitto.

Una simile confutazione non sarebbe stata disponibile senza che i difensori della pratica dell’utero in affitto non si fossero sbilanciati proponendo un’analogia rivelatasi poi così zoppicante. Senza analogia non ci sarebbe stato dialogo e ognuno avrebbe continuato ad interloquire stando sostanzialmente chiuso in se stesso a coltivare i propri idoli. La proposizione dell’analogia con le sue evidenti zoppie apre di fatto un dialogo costruttivo.

Certo, puo’ darsi che la de Mari veda come minaccioso il dialogo stesso, e di conseguenza tutti quegli strumenti atti ad inaugurarlo in modo autentico. A volte le aperture sono brecce in cui s’insinua il nemico. Puo’ darsi che immagini una persona vulnerabile la cui condizione più sicura è proprio quella contrassegnata dalla chiusura solipsistica all’interno di un inattaccabile recinto. Ma questa visione è decisamente inadeguata se anteponiamo la ricerca del vero alla sicurezza. La chiusura che respinge l’analogia come un serpente tentatore alimenta solo auto-inganni e bias cognitivi consolatori.

analo

Il fatto che alcuni ragionamenti analogici possano essere difettosi non ci deve allora far concludere che chi cerca di ragionare con noi ci stia “ingannando”. L’analogia (ovvero l’astrazione) è centrale nella costruzione del pensiero razionale, ma soprattutto non abbiamo altro in mano! Eppure, Silvana de Mari, approda di fatto ad una sua condanna, quasi che l’accordo e la reciproca intesa possano fondarsi su una misteriosa ragione priva di “astrazioni”.

La superficialità con cui si critica l’analogia mi ricorda quella con cui si critica l’intuizione: certo, esistono intuizioni ingannevoli che vanno smontate, ma non abbiamo altro mezzo per innescare la nostra conoscenza. La critica dell’analogia e la critica dell’intuizione sono il preambolo ideale al nichilismo.

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