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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Il proselitismo della tribù cosmopolita

Supponi che il Veneto, una regione del tuo paese ma in cui non vivi e che non visiterai mai, decida con una legge democraticamente approvata  di mettere in orfanatrofio i figli delle coppie non sposate.

Parlo di strutture dove siano previste anche pene corporali per i ragazzi.

Gente cresciuta con traumi del genere potrebbe darsi al crimine e venire a disturbare anche te, questo è vero.

Ma supponiamo anche che uno spiacevole effetto collaterale di questo genere si possa escludere, scommetto che la cosa in sé non basterebbe a tranquillizzarti.

Il solo sapere che in Veneto si dà corso a certe pratiche sarebbe per te “inaccettabile”. Una mera sensazione di disgusto ti farebbe dissentire. Eppure tu non sei coinvolto in alcuna maniera?

Lo stesso potrebbe valere se il Veneto – con una legge che riflette la volontà popolare – consentisse o rendesse obbligatoria l’ infibulazione delle figlie femmine.

Anche qui c’ è qualcosa di fortemente disturbante, anche se non parliamo delle nostre figlie, anche se quelle figlie saranno donne che accetteranno questa pratica e la riperpetueranno sulle loro figlie.

Ma cosa ci disturba?

Tesi: il nostro istinto tribale.

Un istinto tribale che scatena la nostra voglia di  proselitismo. Vogliamo “esportare” i nostri valori (siano essi di libertà, di democrazia ecc.). Vogliamo conquistare e indottrinare il nostro prossimo. Salvarlo. E’ più forte di noi, più forte del nostro egoismo.

C’è qualcosa di irrazionale (il disgusto) che ci lega indissolubilmente alla nostra comunità, anche a quella più ampia. E’ un residuo di tribalismo che ci fa condannare le impurità, anche quando non ci toccano direttamente.

Puo’ darsi infatti che in noi ci sia qualcosa di innato che ci lega al gruppo di appartenenza. D’altronde tutte le organizzazioni umane di un qualche successo condividono ideali astratti che vanno al di là dei singoli egoismi, fanno appello ad un’identificazione irrazionale nella missione del gruppo.

Ecco, la coesione sociale è l’amalgama di questo istinto, l’aspettativa che certe credenze siano condivise da tutti, anche se qualora non fosse così la cosa non mi toccherebbe più di tanto.

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Riconoscere questo aspetto della personalità umana ci fa comprendere meglio gli altri.

Ci fa capire concetti come “disgusto”, “proselitismo”, “purezza”, “rito”, “conquista”. Si tratta di concetti che talvolta noi annettiamo ad una mentalità arretrata e tribale. Non è vero, sono concetti che appartengono alla natura umana, e quindi anche a noi.

Anche nel “cosmopolita” la tribù fa sentire il suo richiamo. Anzi, poiché il cosmopolita si crede inserito in una tribù particolarmente estesa, i danni che puo’ fare sono ingenti. Molto maggiori di quelli che potrebbe fare una famiglia o un clan.

Una risposta a “Il proselitismo della tribù cosmopolita

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