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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Il genitore perfetto

Quando hai i bambini piccoli – tra nido, asilo e scuole primarie – ti tocca partecipare ad una serie infinita di incontri con psicologi dell’infanzia che ti spiegano quanto sia importante il tuo ruolo.

Tuttavia, se chiedi cosa devi fare esattamente per riuscire, la risposta è sempre la stessa: “non esistono ricette”.

Insomma, quello che fai è importante ma – tranne che in alcuni casi estremi – non è possibile dire con esattezza cosa devi fare.

La mia mentalità ragionieristica non accetta facilmente un simile stato di cose, eppure, se la situazione si ripete, evidentemente c’è un fondo di verità.

Di seguito vorrei tentare di tradurre anche per i “ragionieri” la deludente risposta che ogni genitore fresco fresco si sente dare dall’esperto turno in modo più o meno evasivo: “il tuo ruolo è importante ma francamente non chiedermi ricette”.

Come al solito, la cosa migliore per spiegarsi è semplificare. Bene, supponiamo che l’esito dell’educazione si rifletta sui voti presi a scuola da tuo figlio. Cosa incide su quei voti? Difficile rispondere, ma a me le risposte, in questo caso, servono solo come pretesto per fare alcune considerazioni.

Prendo uno studio a caso senza nessuna pretesa di individuare i nessi di causalità e mi limito a isolare quei fattori che si associano bene ai voti:

1) istruzione dei genitori;

2) posizione sociale ed economica dei genitori;

3) età della mamma;

4) peso alla nascita;

5) stato di adozione o di figlio naturale;

6) IQ del genitore;

7) presenza di molti libri in casa;

Vediamo invece quali fattori non si associano ai voti dell’alunno:

1) integrità della famiglia;

2) trasferimento in quartieri migliori;

3) mamma lavoratrice o meno;

4) frequenza della pre-scuola;

5) visita ai musei;

6) narrazione delle favole;

7) botte ai figli;

8) guardare molto la TV.

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Volendo generalizzare, i fattori che incidono riguardano la condizione del genitore, i fattori che non incidono riguardano la sua condotta (verso i figli).

Insomma, nei genitori conta l’ “essere” più che il “fare”. Vale per i “voti” e probabilmente vale più in generale per la buona educazione.

Ma questo risolve brillantemente il nostro imbarazzo: quando uno va all’incontro con lo psicologo o compra il manuale del buon genitore ormai è tardi.

La reticenza dell’esperto alla domanda “cosa devo fare?” è più che giustificata visto che la domanda giusta sarebbe “cosa devo essere?”. Che ci sia o non ci sia la ricetta per “essere” nel modo giusto, bisogna comunque applicarla ben prima che nasca un figlio. Ora c’è ben poco “da fare”.

p.s. Un’autrice che coltiva questa impostazione è Alison Gopnik

Una risposta a “Il genitore perfetto

  1. Pingback:Genitori con la patente | fahreunblog

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