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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Perché i bambini servono e perché non ne facciamo più

Segno dei tempi numero 1: le vendite dei pannoloni hanno superato quelle dei pannolini.

Segno dei tempi numero 2: esistono più campi da golf che McDonald.

Insomma, siamo ricchi e vecchissimi.

Il fatto è che probabilmente siamo vecchissimi proprio perché siamo ricchi.

Ma andiamo con calma, poniamoci almeno i due quesiti fondamentali: 1) i bambini ci servono davvero? 2) perchè non ne facciamo più?

Alla prima domanda è facile rispondere in modo corretto con motivazioni sbagliate, per esempio: sì, i giovani servono, altrimenti chi subentra in quelle “catene di sant’Antonio” che sono i sistemi pensionistici?

Ma qui il guaio non è la mancanza di giovani bensì le politiche scellerate di una classe dirigente in cerca di “trucchetti” elettorali del tipo: ora arraffiamo, domani qualcuno pagherà. Se ci siamo affidati a meccanismi truffaldini da cui anche la nonna ci ha sempre messo in guardia, non possiamo certo prendercela con chi non fa figli. Chi è causa del suo male pianga se stesso.

Tuttavia, quel “sì” di risposta è probabilmente corretto: se una popolazione invecchiata vuole mantenere un elevato tenore di vita ha bisogno comunque di lavoratori (giovani) che la servano (e che pagherà con i suoi risparmi).

Una società giovane, inoltre, è sempre più dinamica e innovativa. I giovani sono più inclini a sperimentare sia nell’offerta che nella domanda. I vecchi sono più inclini a tutelare le loro rendite di posizione preservando lo status quo rendendo così la vita più difficile ai giovani che vorrebbero emergere.

Ma c’è anche un’altra motivazione a me particolarmente cara: più teste ci sono in giro, più problemi risolveremo. Se ieri una persona era considerato uno “stomaco”, oggi possiamo permetterci di considerarla un “cervello”. Questa è la più grande conquista dell’umanità: sfruttiamola!

Certo, gli immigrati potrebbero essere i bambini che non abbiamo avuto, ma c’è il problema dell’integrazione, la cultura non è uno scherzo, un problema forse arginabile ma chiaramente irrisolvibile se non sulla lunga distanza (si parla di secoli). E una società disgregata è una società sempre a rischio.

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Veniamo alla seconda domanda: perché non facciamo più bambini?

Lo so, ora c’è la pillola. Eppure non penso che il problema stia lì: la tecnologia non sceglie, siamo noi a farlo. Inoltre, oggi, oltre alla pillola abbiamo tecnologie che consentono di avere bambini anche a chi ieri era fuori gioco.

Probabilmente facciamo meno bambini perché siamo ricchi e i ricchi odiano i bambini. Bè, insomma, calma… Vediamo di chiarire meglio: per i ricchi i bambini non sono un investimento remunerativo, bensì un bene di lusso da consumare con estrema moderazione.

Mi spiego meglio.

Un tempo i bambini erano un’ assicurazione per il futuro.

Ma se sei ricco e ti serve un’ assicurazione stipuli una polizza, mica fai un bambino. La polizza non ti sveglia la notte.

I bimbi erano un investimento, il bastone della vecchiaia.

Ma se sei ricco e previdente contrai un piano pensionistico, mica fai un bambino. I piani pensionistici non fanno caciara, e stanno buoni dove li metti.

I bimbi erano braccia a disposizione dei genitori.

Ma se sei ricco e hai bisogno di un collaboratore lo affitti sul mercato del lavoro, mica hai bisogno di un figlio. Inoltre, il collaboratore la sera torna a casa sua e non devi imboccarlo sudando sette camicie.

Un tempo i bimbi morivano come mosche, per questo se ne facevano tanti.

Ma se sei ricco vivrai probabilmente in uno dei posti più sicuri del pianeta.

Un tempo avere molti figli diversificava il rischio: uno era forte, l’altro bello, l’altro generoso, e l’altro tenace…

Ma se sei ricco il rischio te lo diversifica il tuo private banker, certi problemi non li hai.

Un tempo i bimbi “crescevano da soli”: i pochi sforzi richiesti favorivano l’acquisto all’ingrosso.

Ma il ricco non vuole bimbi qualunque, vuole bimbi di alto livello e spesso tra qualità e quantità pensa che ci sia un chiaro trade off (lo pensa a torto, secondo me).

Non voglio dire che avere dei bambini non procuri soddisfazioni, anzi, dico solo che con l’arricchimento della società il pargoletto si è trasformato da imprescindibile bene investimento a bene voluttuario e di lusso.

Oggi i suoi concorrenti sono i cagnolini e i gattini, cosa inammissibile se solo si pensa al figlio come bastone per la vecchiaia.

Da notare che gattini, cagnolini e pesciolini hanno molti vantaggi rispetto al bambino, in sintesi: rompono meno e costano meno. Sarà per questo che se oggi esci di casa a fare un giro ed è più facile trovare un parrucchiere per cani che per bambini. Anche la nuova etica animalista deriva probabilmente dal fatto che i cuccioli siano diventati “i nostri bambini”. Peccato che i cuccioli non risolvano i problemi affrontati nella prima sezione.

Un tempo il buon Camillo Langone ebbe l’ardire di associare istruzione femminile e sterilità. Mal gliene incolse ma diceva una sacrosanta verità: l’istruzione femminile è forse il contraccettivo più potente.

Vuoi diventare ricca? La ricetta è facile: studia a più non posso, magari fino a 25 e rotti anni, poi buttati a capofitto nel lavoro, sfonda, fai carriera e magari arrivi. Alla fine, se sei ancora in tempo, fai un bimbo, massimo due. Educali, ma in fretta, anzi, guarda, delega che fai prima, sì perché poi ti tocca subito tornare al lavoro se non vuoi buttare tutto il tuo “capitale umano” dalla finestra.

E’ chiaro che una ricetta del genere implica pochi figli, meglio se nessuno.

Morale: se per l’uomo i figli si sono trasformati da bene di investimento in bene di consumo, per le donne sono diventati un bene di lusso, ovvero un bene che pagano carissimo in termini di costo-opportunità. E siccome in materia di figli è la donna che comanda (se non te li fa lei non te li fa nessuno), per tutti noi i bambini sono un lusso.

La tesi-Langone dell’università-contraccettivo è stata sommersa da critiche viscerali ma secondo me molti dei suoi critici sono d’accordo con lui, almeno sui punti chiave. L’indignazione veniva dall’oltraggio irrazionale più che da un disaccordo razionale. Per dimostrarlo propongo un esperimento mentale.

Ammettiamo di concordare sulla diagnosi fin qui svolta: i bimbi servono alla società e se non si fanno è perché oggi servono molto meno ai genitori, specie se benestanti e con tanti piccoli svaghi da soddisfare.

Ebbene, in questo caso una policy coerente potrebbe essere quella di elargire un premio a chi fa figli. La mia previsione è che molti si opporrebbero ma nel farlo denuncerebbero la loro adesione implicita alla tesi-Langone.

Per verificarlo ammettiamo che questa somma elargita non sia irrisoria, anzi, a mero scopo sperimentale supponiamo che sia enorme, tanto per ingigantire con una lente i meccanismi sottostanti e vederli in modo nitido. Dunque, poniamo allora 100 mila euro per il terzo figlio, 200 mila euro per il quarto e 500 mila per il quinto. O qualcosa del genere, chi vuole puo’ aumentare a piacimento.

Ebbene, cosa dovremmo aspettarci?: probabilmente un crollo nelle iscrizioni universitarie da parte delle ragazze.  Di sicuro meno donne in carriera. Il fatto è che si aprirebbero “altre carriere” molto interessanti.

Del resto, fateci caso, perché l’urlo di battaglia “asili per le lavoratrici” non viene sostituito con un ben più razionale “soldi alle mamme”? Perché si vuole la mamma al lavoro (e quindi istruita, e quindi al potere). Dio non voglia che se le metti in mano un congruo gruzzoletto possa pensare di fare la mamma a tempo pieno.

L’ultima obiezione riguarda chi sostiene che la donna meno istruita è un impoverimento per l’intera società. Questo è vero, ma resta un osservazione ingenua, il confronto non è da farsi tra una donna istruita e una donna meno istruita bensì tra una donna meno istruita e, per esempio, cinque uomini istruiti che non sarebbero altrimenti mai esistiti.

 

 

 

 

4 risposte a “Perché i bambini servono e perché non ne facciamo più

  1. diait 04/09/2016 alle 12:28

    Lascio qui questo commento, a proposito di fertilità, fare figli, come, quando e perché

    Tutti i tuoi post sul tema fertilità e fare figli (ne ho letti tre) ruotano intorno ai vantaggi di fare/avere figli – il vantaggio per i genitori, per la società, ecc. I bambini servono, e più ne fai più fai un favore a te stesso (ti aiuteranno quando sarai vecchio) e alla società (più cittadini che lavoreranno e pagheranno le tasse trainando carretta e economia). Manca il punto di vista di chi deve nascere, in casa della sedicenne o della trentenne. Ma comunque li ritengo onesti e ragionevoli, molto più della media di quello che si legge al riguardo e della campagna della lorenzin, tutta incentrata su slogan, prediche e retorica, anziché sui fatti.

    Lo spot danese, per esempio, dice chiaramente: in Danimarca abbiamo un problema, troppi anziani e pochi bambini che possano a breve medio termine tirare la carretta. Servono bambini – servono a noi adulti, allo stato – e farli può anche essere divertente. Se ne fate qualcuno in più, prenderete due piccioni con una fava (con rispetto parlando). Bene. Così mi sembra più chiaro e diretto. Sgombra il campo da discorsi sul “dono della vita” (insopportabile argomento) e il “bene dei bambini” (top dell’ipocrisia, quando sappiamo che i figli si fanno perché servono a noi, ed eventualmente alla sopravvivenza della specie): è già qualcosa.

    I bambini si fanno perché servono, e poi vada come vada. In qualche modo cresceranno e se la caveranno. Non è bene starci troppo a pensare, chiedersi se – come adulti – abbiamo le carte in regola (le carte minime, di base) per garantire una vita decente a quei figli. Qualsiasi esitazione è vista con sospetto, quasi come una forma di egoismo, vigliaccheria o di stupidità. Io non la vedo così.

    “Eh, ma se tutti ragionassero come te, la specie si estinguerebbe” (egoismo). E allora? Se tra mille anni si estinguerà (ne dubito), vuol dire che non meritava di esistere.

    “Eh, ma così ti sottrai alle tue responsabilità” (vigliaccheria). Non credo: è una mia responsabilità anche fare scelte sostenibili, per me e per i figli che dovrei mettere al mondo.

    “Eh, ma ti privi di una gioia – e di un aiuto quando sarai vecchia” (stupidità). Di una gioia? Forse. Ma sottolineo, forse. Non per tutti, i figli sono una gioia: per mia madre e mio padre sono stati un insopportabile peso, e così per molti altri. Di un aiuto? Forse: e sarei io, l’egoista?

    Infine: se il punto di vista e in definitiva il bene di chi ancora deve nascere è considerato meno importante o addirittura ininfluente (deve accontentarsi di aver ricevuto il “dono della vita”, anche se è una vita di merda), e la priorità va data ai vantaggi che ne traggono i genitori e lo Stato (o la Specie nel lunghissimo periodo), mi aspetto più onestà e trasparenza. In primo luogo, non tiriamo fuori “il bene dei bambini” per promuovere questa o quella agenda. Il bene dei bambini? Se fosse una priorità, l’alcolista, il tossico, il narcisista, il paranoico, il bipolare, ecc. non potrebbero riprodursi. Non soltanto possono farlo, invece, ma è auspicabile che lo facciano, a prescindere dalle conseguenze: la fertilità è un bene pubblico, procreare è il bene supremo. In secondo luogo, meno retorica, meno ricatti emotivi (la frase “dopo tutto quello che ho fatto per te” andrebbe sostituita con “pensa a quanto hai fatto e dovrai ancora fare per me”) e soprattutto meno doveri per i figli una volta diventati maggiorenni. Nessun obbligo legale o morale di assistere i genitori che non si siano dimostrati degni di questo nome. Nessun obbligo mandatorio di rispetto o ossequio. Chi vuole un aiuto da vecchio, dovrà meritarselo. Allo stesso modo, nessun diritto per i figli una volta diventati maggiorenni. O studiano e lavorano, o sono fuori. La famiglia – con tutto il suo carico di ipocrisia, menzogne, manipolazione e OMERTA’ – dovrebbe essere rivoltata come un calzino. E nonostante tutto il polverone alzato dalle coppie gay e dalle famiglie allargate pluridivorziate, questo rivoltamento del calzino non è ancora neppure iniziato. Le coppie e le famiglie arcobaleno ripropongono gli stessi schemi, se possibile amplificati. Es. Vendola col bambino che è stato “il dono d’amore” di una donna bengalese, la quale a sua volta ha fatto a quel bambino “il dono della vita” e così via per meravigliosità trascendentali che si susseguono una dopo l’altra.

    Ma andate tutti affanculo, sarebbe la mia prima reazione. Come al solito.

  2. diait 04/09/2016 alle 18:00

    Ovviamente ho tralasciato tutte le motivazioni di carattere religioso, perché non sono del ramo.

  3. broncobilly 05/09/2016 alle 12:14

    Commenti come questo mi paralizzano perché ogni rigo meriterebbe una risposta. E’ un grande sforzo limitarsi a stare sulle generali.

    Certo, a te non interessa molto se “i bambini servano alla società”, ma mi concederai che siccome l’iniziativa in oggetto è di stampo politico questa è la cosa che più conta: se la risposta fosse negativa (e per molti lo è) diventerebbe impossibile giustificarla (la politica si occupa della società non dei singoli). Aggiungo che far leva su motivazioni egoistiche è la mossa naturale per perseguire l’obbiettivo sociale.

    A te interessa la questione sul benessere del bambino che viene al mondo. Inoltre, l’affronti respingendo a priori l’argomento del “gift of life” (che è il più razionale a nostra disposizione visto che si limita ad applicare i ben noti precetti della razionalità strumentale al caso in questione). Tanto per dire, è l’argomento che mi ha convinto in tema di ”utero in affitto”.

    Il problema che tu metti sul tappeto di solito viene evitato perché troppo complicato. Come affrontarlo?

    1) Limitarsi a spronare le coppie sposate? Mi immagino la piccata reazione polically correct.

    2) Istituendo una patente di genitorialità? Ho molti, molti dubbi.

    3) Affiancando all’appello alla fertilità un appello alla genitorialità responsabile? I due appelli si annullerebbero a vicenda visto e considerato che la decisione di procreare è frenata anche dalla sopravalutazione delle difficoltà insite nell’ allevare un figlio (crescono praticamente da soli).

    Di fronte a problemi tanto complessi il ragionare a tavolino è presuntuoso, trovo sia meglio affidarsi a chi sperimenta pragmaticamente scartando quello che non funziona. Meglio chi sperimenta da decenni, meglio chi sperimenta da secoli, meglio chi sperimenta da millenni… da decine di millenni… Meglio Madre Natura. La natura, a questi fini, ha selezionato un meccanismo che si chiama Famiglia. Non è perfetto, ha molti limiti, ma ha vinto sugli altri. Purtroppo, so che a te non basta neanche la “soluzione naturale”, vorresti andare oltre ma io non so bene come (a parte qualche toppa che è giusto mettere qua e là). Per questo abbandono la discussione.

    Comunque, so bene che le tue difficoltà ad accettare certi argomenti non sono di ordine razionale ma derivano più che altro dall’amore verso i più deboli, in particolare i bambini. Cosa potrei dire io sulla famiglia che possa avere un qualche effetto se tu mi ascolti avendo in mente la storia di un bambino orribilmente maltrattato dalla sua famiglia? Che senso ha precisare le imperfezioni di quello che ritengo “il migliore dei mondi possibili” se le ferite che hai ricevuto abitando in quel mondo si riaprono continuamente? La tua causa è nobile ma rende difficile il dialogo, e forse, a conti fatti, è meglio che tu privilegi la tua causa.

    p.s. Fammi aggiungere solo una cosa circa il presunto egoismo dei non-genitori. Anch’io lo affermo (senza condannarlo, per altro) ma in forme diverse da come si fa di solito. Noi evitiamo i figli non perché siamo troppo poveri (come si sente dire anche nel dibattito sul fertility day) ma perché siamo troppo ricchi: abbiamo la possibilità di fare mille esperienze che i figli ci toglierebbero (tradotto: il costo-opportunità dei figli oggi è molto alto; tradotto: i figli OGGI sono beni di lusso). Questa tesi ha il merito di essere in linea con l’evidenza fattuale: i nostri avi – mille volte più poveri di noi – avevano mille volte più figli di noi. Ma oltre che viaggiare nel tempo puoi viaggiare nello spazio: laddove sono più poveri di noi fanno più figli! Detto questo, ripeto, io sono l’ultimo a condannare comportamenti egoistici, e tu lo sai. Ci sono però anche motivazioni che riguardano più l’invidia che l’egoismo: una volta messo al mondo un figlio scatta la competizione tra genitori (“guarda quanto investo sul mio bambino, io sì che ci tengo, non tu…”), una gara – questa sì dispendiosa – che giustamente temiamo e da cui in fondo vogliamo restar fuori – anche considerata la nostra situazione economica RELATIVA. Ma non ha nulla a che vedere col benessere del bambino, anzi, spesso i bimbi sepolti sotto le “opportunità” (leggi: attività) loro offerte sono i più infelici! Spesso chi dice “non posso permettermi un bambino” è più preoccupato dal tunnel della “competizione tra genitori” che dal benessere reale che puo’ offrire a quel bambino.

  4. diait 05/09/2016 alle 14:11

    hai ragione.

    Il mio commento comunque voleva avere solo il valore di una testimonianza, non aprire o chiudere un dialogo. Pensa che ero tornata qui per cancellare i miei commenti, mi hai preceduto di poco.

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