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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Come possiamo combattere il terrorismo?

Sommario: non lo so.

No, davvero, cosa volete che ne sappia io da qui, dalla mia remota tastierina, dalla periferia dell’impero, dalla mia bolla pressurizzata? Il fenomeno mi sfugge, non riesco a decifrarlo: prego come una suorina e lascio volentieri la parola e le decisioni strategiche agli esperti confidando in loro.

Eppure, almeno nel privato, c’è qualcosa che tutti potremmo fare.

Il terrorismo prende di mira le persone qualunque e io, che sono una persona qualunque, posso per lo meno evitare di essere preso di mira.

Sì, posso rifiutarmi di fungere da vittima.

Le vittime del terrorismo non sono solo le persone uccise ma soprattutto le persone terrorizzate.

Il terrorista vuole intimidirci, se non ci facciamo intimidire il terrorista ha già perso. Vista in questi termini il nostro compito è sorprendentemente facile.

Dice chi obbietta: per non farsi terrorizzare occorre coraggio e se uno il coraggio non ce l’ha non so le puo’ dare.

Sbagliato, per non farsi terrorizzare occorre soprattutto testa, e quella ce l’abbiamo tutti, basta farla funzionare. Non si accettano giustificazioni.

Chi cade vittima del terrorismo è come chi ha paura di volare. Un adulto con paure irrazionali vada dallo psicoterapeuta ma gli altri tutti “a bordo”.

Quando mia moglie mi dice che forse “è meglio non andare a Roma in occasione del Giubileo per via dei rischi” la sua intelligenza regredisce a quella di una quindicenne. Per essere coerente non dovrebbe nemmeno andare in piscina, i rischi di annegare non sono certo inferiori.

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Tanto per cominciare noi possiamo ignorare il terrorismo, fare come se non ci fosse.

Più ci pensiamo, più s’ingigantisce nella nostra mente. Lasciamo che se ne occupino le autorità preposte. Basta parlarne, questo è l’ultimo post che scrivo in merito, giuro. D’altronde, “lui” (il terrorismo), collabora e ci facilita le cose, non si prenderà mai la briga di mostrare concretamente di esistere, a meno che uno non sia tanto sprovveduto da sintonizzarsi sul telegiornale o da partecipare ad una discussione con gente “sciagurata” che ha deciso di NON ignorarlo.

Il terrorismo non rappresenta un rischio personale, le probabilità di essere uccisi in un attacco terroristico sono 1/1000000, giusto quelle di precipitare con l’aereo o di vincere alla lotteria.

Pregare, ritirarsi, ignorare… è anche un modo di non provocare. Il che non guasta. L’odio, specie quello irrazionale, fomenta il terrorismo. Agire “contro” in modo efficace (questo lo fanno altri) evitando di provocare (questo possiamo farlo tutti) è una buona strategia collettiva.

Una volta che il terrorismo è fattualmente ridimensionato e psicologicamente ignorato, saremo nella posizione migliore per non rinunciare alle nostre libertà. La qual cosa giudico positivamente, aderendo sul punto a quanto diceva un grande del passato: “chi rinuncia alle libertà per la sicurezza non merita né libertà né sicurezza”.

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