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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Contro la medicalizzazione della società

Un tale spara sulla folla, viene catturato e messo in cella, che farne?

E’ pazzo? Forse sì: non ha il controllo sulle sue azioni.

O forse no: semplicemente per qualche strana preferenza gli piace l’idea di sparare sulla folla e oggi ha deciso di farlo.

Come scegliere tra le due opzioni? Follia o preferenza estrema?

Il dilemma vale per il pazzo, per il drogato, ma anche per il bambino distratto: medicalizzare o moralizzare?

Lo stragista si realizza uccidendo il prossimo che non conosce?

All’alcolizzato piace il vino?

Il bambino distratto preferisce fare il lazzarone?

Le ho provate tutte per capire come giudicare in modo rigoroso ma nulla mi soddisfa. Si va a spanne in modo del tutto inaffidabile.

Davvero, non capisco come agiscano i “periti” di un processo che lascia adito a dubbi del genere (e ce ne sono tanti!): secondo me in base a mere convenzioni del tutto arbitrarie. Non mi fido molto di loro.

Del resto, tutti conosciamo la vicenda dell’omosessualità: è stata tolta dal novero delle malattie per alzata di mano nel congresso di psichiatria del 1972  senza che la scienza avesse prodotto nulla di nuovo in materia. Mere convenzioni.

C’è chi la fa facile: poiché non riesco a capire le preferenze dello stragista, allora non le considero “preferenze” ma patologia. Alla faccia del rigore!

Francamente, non saprei se per la vita comunitaria sia più pericoloso chi pensa in questo modo o lo stragista (che se va al potere giudicherà probabilmente con lo stesso criterio tutti noi che ora ci reputiamo “normali”).

Altri dicono: guarda se si penteL’assunto: quando una presunta “preferenza estrema” è volatile allora non è una vera preferenza.

Ahimé, “pentirsi” è un atto assai sospetto quando pentirsi conviene.

Il drogato che implora il tuo aiuto per “uscire dal tunnel” potrebbe cercare una scusa per ottenere qualcosa a basso prezzo. La medicalizzazione della scuola scusa (e privilegi) chi fornisce basse prestazioni….

D’altronde, l’alcolizzato beve quando potrebbe evitarlo: se gli offri una somma di denaro per non bere quel bicchiere lui si astiene e incassa, chiara dimostrazione che PUO’ farlo se solo lo vuole. Gli economisti hanno notato che quando il costo dell’eroina aumenta i consumi decrescono… alla faccia della dipendenza!

Alcuni puntano forte sul ruolo delle medicine: se una preferenza cambia assumendo delle medicine, allora non è una preferenza ma una malattia.

Non mi convince: posso essere più disinibito bevendo un bicchierino, ma questo non significa che la vergogna sia una malattia.

Così come io bevo un bicchierino per risolvere i miei problemi umorali, nulla vieta al depresso di prendersi il prozac o altre medicine senza per questo dover essere considerato malato.

Sento dire: solo il folle si sbaglia di continuo senza imparare la lezione! Forse sta qui il discrimine che ci fa isolare il “malato”.

Sbagliato, anche molti che reputiamo sani fanno lo stesso, i bias sistematici esistono e sono riconosciuti. Molte convinzioni scientifiche fondate (dall’evoluzionismo, all’età della terra) non sono credute vere da molti, ma non siamo per questo in presenza di folli bensì di gente che si sbaglia sistematicamente.

Poi c’è il “chimico”: quando agiamo in virtù di eventi chimici che accadono nel nostro cervello, allora non possiamo parlare di “preferenze” autentiche.

Ma anche qui giungiamo subito ad un punto morto: gli eventi e i comportamenti possono essere correlati ma sul nesso di causalità la scienza è silente. E poi, anche l’obeso ha un metabolismo strano ma non per questo l’obesità è necessariamente una malattia, mantenere un peso forma è nelle sue possibilità, anche se richiede uno sforzo maggiore.

cerott

Torniamo allora al dilemma centrale: follia o preferenza? Moralismo o medicalizzazione?

Qui mi sa che bisogna prendere posizione senza molti elementi concreti a supporto, facendo prevalere fattori di convenienza sociale. Seguire le orme di William James o Blaise Pascal: se un problema metafisico non ha una soluzione che s’impone allora è bene soppesare le conseguenze delle soluzioni in concorrenza.

E allora vediamole queste “convenienze”.

L’approccio moralista produce i migliori incentivi: se sei responsabilizzato ti impegnerai di più a prescindere dai tuoi limiti.

L’approccio medico, d’altro canto, favorisce le migliori terapie: se sei malato verrai curato meglio.

Si noti però che l’approccio moralista non pregiudica per nulla le cure: il fatto di essere responsabile delle mie azioni non mi impedisce di prendere una pastiglia d’aiuto.

Al contrario,  l’approccio medico pregiudica gli incentivi: se sono malato ho diritto a corsie preferenziali.

E’ chiaro a questo punto come il primo approccio s’imponga come più efficiente.

Obiezione: ma facendo la scelta moralista non produciamo giudizi sballati?: ok, un ciccione potrebbe astenersi dal mangiare l’ennesimo panino se solo lo volesse ma cio’ non toglie che forse per lui l’operazione è più difficile che per me, giudicarlo è rischioso.

Risposta: ma questo si è sempre saputo e il problema è stato superato: esiste una giustizia umana e una giustizia divina; noi abbiamo diritto ad esprimere un giudizio morale su un comportamento sbagliato ben sapendo che quello definitivo sulla persona lo pronuncerà solo chi puo’ osservare tutte le variabili in campo.

Purtroppo, il mondo secolarizzato ha espulso il tribunale divino dal suo orizzonte cosicché la “medicalizzazione” della società avanza a passi da gigante.

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