fahreunblog

I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Pedinare l’ascoltatore.

Anziché prendere di petto il problema estetico e occuparci del “senso della musica” faremmo bene a battere una via alternativa: concentriamoci su chi comprende la musica e “pediniamolo” per saperne di più.

E’ la classica via “wittgensteiniana”: capire il senso di qualcosa osservando chi sa usarla in modo all’apparenza familiare. Una via comportamentista, potremmo dire.

Ma come capire chi capisce? Si va a tentoni lasciandosi guidare dal buon senso.

Ecco alcune categorie umane che mi sembrano delle buone candidate:

1) chi si commuove ascoltando musica. La musica evoca emozioni, se ti commuovi ascoltando evidentemente il messaggio è felicemente passato, difficile che sia passato per caso.

2) Chi ascolta molta musica per pura passione esente da ogni dovere esterno. Chi si diverte ad ascoltare parecchia musica ogni giorno, o comunque ne sente il bisogno, evidentemente c’ha capito qualcosa.

3) Chi spende molto in concerti e dischi. Il sacrificio economico resta un buon segnale.

4) Chi consuma musica in solitudine o comunque lontano da sguardi indiscreti: la passione musicale è socialmente apprezzata cosicché la tentazione di simularla al solo fine di acquisire prestigio presso terzi è forte (naturalmente il miglior modo per ingannare il prossimo è ingannare se stessi). Così come bisogna diffidare di chi non passa al libro elettronico (che non consente di esporre i propri “trofei” cartacei), diffidate anche delle vaste collezioni discografiche tenute ben visibili sugli scaffali di casa, potrebbero celare un tratto inautentico della passione musicale. Anche prediligere i concerti ai dischi deve far sorgere dei dubbi.

5) Chi si dedica ad un ascolto esente da competizione e/o da erudizione. Il sapere del vero appassionato deve avere natura casuale, qualcosa che resta addosso nonostante tutto in seguito al mero e continuato contatto con l’oggetto artistico. In questo modo possiamo escludere che si insinuino secondi fini.

6) Il critico: chi di mestiere ascolta e giudica la musica deve avere una certa passione per quello che fa, nonché una certa competenza. Il professionista è sempre molto “professionale”.

7) Il musicista: difficile stare molto a contatto con la musica travisandone il significato, prima o poi ci si fa un’idea. Tra i musicisti privilegio l’ improvvisatore. L’esecutore (e persino l’autore) potrebbe essere un automa, non è detto che “comprenda”. Ma l’improvvisatore non puo’ esserlo per definizione: quando la mera esecuzione di ordini cessa è più probabile una certa comprensione estetica della musica per giungere ad esiti felici. Cio’ non esclude che si possa produrre il bello in modo non-intenzionale, come quel pittore che pur disegnando accuratamente una faccia non ne coglie esattamente l’espressione: “capire la musica è capire una faccia” diceva Wittgenstein, la nostra guida.

8) I vecchi musicofili probabilmente comprendono meglio dei giovani: il loro bagaglio di esperienze è più ricco, e le esperienze di vita sono la materia prima su cui agisce l’immaginazione messa in moto dalla musica. Difficile che di fronte alla musica un vecchio si lasci prendere da passioni fugaci e modaiole che si rivelano poi inautentiche e con le gambe corte.

listen

Si tratta di categorie credibili?

Se la risposta è affermativa, allora il senso della musica assomiglia molto a quello che ho tentato di esporre qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, e qui. E probabilmente anche altrove🙂.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: