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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Magro è bello?

Nel mondo super-progressista del trigger warning e delle affirmative action compulsive si fa a gara nel proteggere le minoranze. Tutte. Tutte tranne due: fumatori e grassoni.

Come unico avvocato dei grassoni si aggira ramingo nell’accademia Paul Campos che nel saggio “Feminist Accused of Unsightly Weight Gain” se la prende con Susan Estrich, un caso da manuale del paradosso di cui sopra.

Susan Estrich può vantare un curriculum professionale di prim’ordine, sia in campo accademico che politico. Per esempio, è stata la prima donna eletta presidente della prestigiosa Harvard Law Review. Mica male. È stata anche a capo della campagna elettorale di Dukakis, nonchè esponente di punta del movimento femminista americano.

Susan Estrich ha appena scritto un libro sulle diete: Making the Case for Yourself: A Diet Book for Smart Women. Paul Campos trova che l’operetta rappresenti bene una cultura pericolosa purtroppo in espansione: quella della lotta ai chili di troppo.

Una rappresentante di levatura assoluta del femminismo più consapevole – quello per cui il personale appartiene al politico – ci raccomanda in continuazione quanto sia importante mantenere il peso forma. La cosa avrebbe dovuto creare un certo scandalo tra chi ha l’indignazione facile  e invece niente, la lotta al sovrappeso è sdoganata, un po’ come quella ai fumatori. Lo stereotipo della magrezza ha sedotto anche i più sensibile agli stereotipi culturali.

Estrich confessa che nulla l’ha mai resa tanto orgogliosa di se stessa  quanto i faticosi successi conseguiti grazie alle sue diete. Apprezziamo la sincerità.

… My mother considered it her job to watch everything we ate, to make sure we wouldnt get fat. It worked, sort of. I grew up always believing I was on the fat side, never confident that I looked just fine. Now I look at old pictures, and I dont get it. I look thin…

Non si capisce francamente come possa un personaggio pubblico dall’IQ considerevole abbandonarsi con malcelato orgoglio a simili confessioni.

Nel libro la Estrich aleggia come una figura platonica, nemmeno dice quanto sia alta, sicchè non siamo resi edotti della reale natura del problema, anche se ne intuiamo la scarsa gravità: giusto una neo mamma che deve rientrare nei ranghi. Insomma, la Estrich non è “grassa” secondo nessuna sana definizione del termine.

… Estrich was fat, in other words, in only two closely related places: in her own mind, and in the context of a culture (contemporary America in general, and Southern California in particular) that has enshrined a medically dangerous degree of thinness as the feminine ideal…

Segue la tipica saga della  yo-yo-dieter, una sequela di successi entusiasmanti e fallimenti che riportavano al punto di partenza, anzi un po’ più indietro.  Fino al gran successo finale che conduce alla voglia di raccontarsi in un libro. Ma si tratta davvero del finale? Probabilmente no.

Strano che una femminista come lei non cogliesse le implicazioni politiche della sua battaglia. Arriva candidamente a confessare: più lavoravo, più ingrassavo.

Stare stabilmente sotto il proprio peso standard è un lavoro a tempo pieno, difficile avere successo senza farne un ideale da perseguire fanaticamente. Difficile idealizzare la meta senza odiare il proprio corpo.

Ecco, la Estrich mette l’ideale della magrezza appena sotto la salute della propria famiglia e la pace nel mondo. Bontà sua.

La Estrich si è trovata così a svolgere tre lavori: avvocato, mamma e dietista di se stessa. E forse, ammette, la maggior parte della forza di volontà prodotta durante il giorno finiva nel terzo lavoro!

Sembra che a motivare un simile sacrificio fossero due fattori:1) la salute e 2) l’autostima.

Per quanto riguarda la salute, la Estrich desidera tanto veder crescere i suoi figli. E’ per questo che si sottopone al “terzo lavoro”. I chili di troppo sono un lento suicidio che lascerebbe orfani i suoi bimbi proprio nel momento del bisogno.

Tutto questo è assurdo, non esiste uno straccio di prova scientifica che la donna grassoccia abbia vita breve. Anzi, specie se fa qualche esercizio (non per dimagrire), vivrà più a lungo della magrolina. I benefici dell’esercizio fisico sono indipendenti dal fatto di perdere peso, in altri termini: persistono anche se dopo si mangia per compensare.

La Estrich odia gli esercizi fisici ma li compie dando prova di grande volontà, e con il solo scopo di perdere peso. La tipica situazione destinata a durare poco.

Sul tema della salute la Estrich non si sofferma molto: tutti sanno che il grasso uccide. Davvero? Di certo non tutti sanno però che anche le diete possono far male

… one would never guess from reading Estrichs book that eight million Americans suffer from eating disorders, or that the health effects of precisely the sort of yo-yo dieting she has spent almost all of her adult life engaging in are far worse than all but the most extreme levels of obesity…

E sul lato dell’autostima? Bè, secondo la Estrich le diete salvano i matrimoni. Lo sapete quanto aumentano i tradimenti nel primo anno dopo la nascita di un figlio? Basterebbe buttar giù 6/7 chili per tenersi il marito.

Purtroppo, avere successo con le diete è difficile, quasi impossibile. Mediamente, le persone che si mettono  a dieta di solito ingrassano più di quelle che – partendo dalla stessa condizione – la evitano. Un paradosso che andrebbe meditato.

La dieta è un progetto difficoltoso e a lungo termine. In questi cimenti ha successo il tipo fiducioso e sicuro di sé. Chi non sa convivere col proprio sovrappeso probabilmente non appartiene alla categoria…

… as generations of ex-dieters have discovered, for most people the only way to deal with their weight successfully is not to diet at all…

In queste faccende la testa è importante: le donne più sexy sono quelle che pensano di essere sexy (prosciuttone comprese).

Esiste un circolo vizioso dei disordini alimentari che parte con la non-accettazione del proprio corpo. Una roba che si deduce facilmente descrivendo il circolo virtuoso complementare…

… A sexy woman is a woman who likes her body so of course she takes care of it which makes her lose weight which makes her like her body even more which makes her even sexier which makes her exercise more which makes her lose more weight… A more precise description of the theoretical pretzel logic behind the practice of anorexia and bulimia would be difficult to formulate…

La Estrich ammette che le diete fallimentari sono devastanti ma il suo consiglio è chiaro: insistere.

Il fallimento della dieta innesca l’odio per il proprio corpo e diete ancora più impegnative. Ma fallire nella dieta non è un rischio remoto, è una quasi certezza! Il circolo neurotico è garantito…

… dieting results in failure, which produces unhappiness, which leads to compensatory bingeing, which produces more unhappiness, and so on and so forth… Indeed, this neurotic cycle probably plays a larger role in making people fatter…

Molte persone che seguono una dieta sarebbero più felici, più sane e più magre se non avessero mai cominciato a seguirla.

Ma per la Estrich chi fallisce una dieta è solo un pigro. In fondo è quel che pensa il milieu culturale al quale appartiene, quello sempre pronto a tutelare qualsiasi sensibilità…

… You are not fat because you have a hard life. You are not fat because you have a slow metabolism. You are not fat because you are poor, harried, hurt, lonely, overworked, stressed out, depressed, or disabled. You may have been victimized, but youre not doomed to be a victim. You are fat because you dont eat right, and dont exercise enough, for you…

Ma se c’è qualcosa di certo nella medicina contemporanea è che non esiste un modo sicuro per perdere peso. In questo campo sbagliare strada e perdersi è la cosa più naturale che ti possa capitare, e colpevolizzare colui a cui capita la cosa più naturale del mondo è da dementi. Se poi lo fa una principessina sul pisello pronta a battersi per il trigger warning ad alzo zero, allora la cosa lascia perplessi a dir poco.

La Hestrich spiega poi il perché del suo successo: l’intelligenza. Bisogna usare il cervello per battere il demone tentatore. Fallire una dieta è un fallimento intellettuale. Corollario: chi fallisce è stupido.

Ma dov’era la sua grande intelligenza negli anni dei fallimenti ripetuti che lei stessa racconta in lungo e in largo per tutto il libro? E dove sarà quando le toccherà constatare che ha fallito di nuovo?

Ma in cosa consiste la dieta miracolosa della Hestrich? Niente di più banale…

… What finally worked for Estrich, at least temporarily, was nothing new, but rather a collection of the most basic tenets of dieting: Come up with strict rules regarding what you can and cant eat in advance, and stick to them no matter what. Eat your vegetables. Dont eat standing up in the kitchen or late at night. Keep a food journal. Exercise regularly. Most important of all, avoid bad foods. This doesnt just mean doughnuts either. In order to achieve and maintain a desirable weight, Estrich advises her readers to always eat fruits and vegetables, to sometimes eat chicken, fish, egg whites, and non-dairy fat, to rarely eat potatoes, bread (!), pasta (!!), rice, bagels and oil, and to never eat anything else… for people who want to stay 20 pounds below their natural weight, dieting in this fashion is pretty much a life sentence…

Avere successo in una dieta del genere richiede molte virtù, e la Estrich ne è consapevole…

… Predictably, Estrich ascribes her success to the same qualities that have served her so well in her career: a talent for breaking down problems analytically, a capacity for hard work, considerable reserves of sheer willpower, and so on…

Cerchiamo a questo punto di tirare le somme. Sappiamo che i chili in più non nuocciono affatto alla salute, sappiamo anche che con il proprio grasso in eccesso si puo’ convivere felicemente, è molto più semplice che avere successo con una dieta, per esempio. Oltretutto, agli uomini le donne magre nemmeno piacciono… 

… Studies indicate that women tend to underestimate what the typical man considers the most desirable body type for women by about 20 pounds…

A questo punto il non detto è evidente: non è questione di salute o autostima, molto più semplicemente la tipa grassoccia segnala di essere sprovvista delle virtù appena citate qui sopra e quindi si merita di essere messa da parte, a cominciare dal mondo del lavoro. Il mito della magrezza servirebbe quindi alla cernita dei “brillanti”. Il tipo “brillante” è sensibile a tutto tranne che alla crudeltà del meccanismo che lo seleziona in quanto tale.

Ma è possibile vivere in un mondo in cui una donna capace e brillante come la Estrich impegni e immiserisca gran parte della sua vita per perdere qualche chilo? E a lei è andata già bene, anche se dal suo esempio capiamo  chi afferma che troppo spesso dietro una donna magra c’è una donna che ha odiato il suo corpo.

magrezz

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