Una teoria economica dell’arte

L’artista è un lavoratore particolare perchè produce e contemporaneamente consuma i suoi servizi.

È questa la premessa da cui partono Alex Tabarrok e Tyler Cowen nell’ articolo “An Economic Theory of Avant-Garde and Popular Art, or High and Low Culture“.

L’artista non persegue solo il profitto ma anche la fama, l’approvazione e l’auto-realizzazione.

Viene facile assumere che i diversi obiettivi siano tra loro incompatibili: se voglio massimizzare le vendite dovrò sacrificare la qualità della mia opera.

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Da queste semplici premesse si può ricavare un modello che dà conto di molti fenomeni tipici del mondo dell’arte, il che è importante poichè l’arte ormai si ritaglia una fetta di PIL ragguardevole. Negli USA, ad esempio, arriviamo al 2,5%. Ma la sua importanza va oltre…

… The economic importance of the arts is arguably larger, given the non-pecuniary returns to artists and given that art is partially non-rivalrous and non-excludable. Victor Hugo’s Les Miserables, Mozart’s opera The Magic Flute, and da Vinci’s Mona Lisa all offer continuing value far in excess of their original market prices, and some current works will follow in their footsteps…

L’arte produce anche notevoli esternalità: crea, per esempio, un clima culturale che influisce sulla società nel suo complesso.

Ma la ricchezza di cui si occupa l’economista incide pesantemente anche sulle scelte estetiche. Un mondo più ricco è anche più bello?

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Parecchi artisti a fine carriera hanno rinunciato ai benefici monetari – reputavano sufficienti quelli già accumulati- per dedicarsi ad una produzione originale…

… Beethoven wrote his late string quartets to satisfy his creative urges, knowing the works were too complex to satisfy a wide public audience at the time. Donatello and Michelangelo, perhaps the best-known sculptors from the Italian Renaissance, would walk away from commissions if they could not determine the content of the project. James Joyce chose a level 5 of esoterica for his Finnegans Wake that excluded most of the world’s readers, even intellectually inclined ones. Today, movie stars will sometimes accept a lower cut of the box office if they can work on projects of their own choosing. In a sample of over one thousand U.S. painters, 70 percent reported rejecting on more than one occasion high paying but artistically unfulfilling commissions (Jeffri, 1991)….

L’artista puo’ trovare supporto nei guadagni della carriera pregressa ma anche nella ricchezza familiare, nell’ eredità ricevuta o in altri sussidi esterni…

… Nineteenth century French cultural activity, for instance, relied heavily upon family funds and bequests. French painters who lived from family wealth include Delacroix, Corot, Courbet, Seurat, Degas, Manet, Cezanne, Toulouse-Lautrec, and Moreau; the list of writers includes Baudelaire, Verlaine, Flaubert, and Proust…

Anche molti artisti contemporanei, specie agli inizi, mantengono un secondo lavoro

… Wassall and Alper (1992) found in their survey of contemporary New England artists that 76 percent held part-time jobs. Surveys by Statistics Canada indicate that 60 to 80 percent of the Canadians working in the performing arts also have jobs in other sectors…

Cio’ spiega bene la notoria antipatia degli artisti per il mercato: sentono come la sua disciplina abbassi la qualità della loro opera. Il che è vero, almeno se assumiamo che la qualità dipenda dalla libertà dell’artista di operare senza vincoli.

Il modello prevede che gli artisti provengano per lo più da famiglie ricche: in casi del genere un lavoro che consente di convertire i benefici pecuniari in benefici non pecuniari risulta più appetibile. La storia registra diversi casi a conferma…

… in his study of the Dutch artistic guilds of the seventeenth century, Grampp (1989, 89) notes that young males from rich families tended to apprentice as painters, whereas young males from poorer families tended to apprentice in the more utilitarian field of earthenware design and decoration…

I supporti finanziari esterni creano un circolo vizioso che si auto-alimenta. Esempio: l’arte sussidiata richiede sempre più sussidi. Il motivo è abbastanza facile da intuire…

… As government support increases, artists turn away from market sales and art wages fall. Thus, as government support increases, the market appears to become more philistine and the argument for government funding appears stronger…

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Un altro fattore che incide sulle caratteristiche dell’opera è la sua riproducibilità

… film, literature, and certain musical performances (not all) can be reproduced at low cost…

Nessuno paga per vedere un film in copia originale. Anche una sinfonia su disco è ormai ritenuta fedele. Cio’ non puo’ dirsi per un quadro o per una pièce teatrale.

La riproducibilità ha a che fare con le dimensioni di mercato. Se posso mettere su disco una sinfonia la rendo accessibile a milioni di persone ed è più facile farci profitto.

Laddove l’opera è riproducibile l’artista subisce la forte tentazione di arricchirsi.

Un pittore puo’ anche sacrificare la qualità della sua opera ma difficilmente incrementerà di molto le vendite. Al limite si punta sul singolo consumatore, sul collezionista ma per definizione questa gente non ha gusti di massa.

La riproducibilità attenua le differenze tra opera e opera: si mira al consumatore tipo. Inoltre, realizza il fenomeno delle superstar: basta che un artista sia leggermente meglio degli altri e si prende tutto il mercato.

Il mercato delle opere riproducibili avvicina l’arte di qualità a quella popolare, gli artisti tendono ad omologarsi: quelli commerciali si arricchiscono e una volta ricchi cercano più soddisfazioni personali con la qualità; gli artisti di qualità tendono ad avvicinarsi di più ai gusti del pubblico: la tentazione è troppo forte.

Facciamo un caso standard di avvento della riproducibilità: dapprima l’artista non poteva vendere e si dedicava ad un’arte di qualità, poi cade in tentazione e si commercializza, poi, una volta ricco, torna alla qualità. Il caso concreto di blues, jazz e punk…

… An increase in the size of the market creates a dilemma… ‘discovery’ the Missippissi blues guitarist or the South African vocalist, for example, serves only his or her local-home market… The local market might even mean the artist himself, in which case the artist loses nothing by catering solely to his own tastes. When the artist finds an opportunity to sell in the “world” market there are significant incentives to suppress the artist’s own tastes… common perception that some genres are best in their early… We find such claims being made about Delta blues, small combo jazz, and punk music, for example…

Una storia del genere non si riscontrerà nella pittura: nessun “venduto” tra i pittori. In questo senso la pittura è l’arte per eccellenza: sempre avanti, sempre all’avanguardia. L’unico modo che il pittore ha di vendersi è quello di adeguarsi ai gusti del collezionista milionario, ma per quanto ricco costui non pareggerà mai la ricchezza che sono in grado di mettere insieme milioni di fan di Madonna…

… Thus, the Delta blues musician discovered by the teenage-music market is likely to adjust his style more than the newly discovered sculptor. It is not surprising, therefore, that many musicians are said to have “sold out” but few sculptors or painters have been branded by this charge. Andy Warhol, one painter who has been accused of “selling out,” in fact specialized in silkscreen painting, a form whose easy reproducibility he exploited to produce large numbers of multiples or near-multiples…

la riproducibilità dell’opera ha avvantaggiato le arti marginali. Pensiamo solo al successo della musica Inuit. Solo grazie al mercato molti artisti Inuit possono dedicarsi a tempo pieno alla loro arte…

… Market access, for example, has greatly benefited the Inuit… The combination of a strong outside market for art and a dearth of alternative internal economic opportunities has created artistic havens among the Inuit, the carpet weavers of Persia, and African and Caribbean musicians. The same also may be said for inner-city American blacks who created rap music, break-dancing, hip-hop style and a host of other innovative artistic forms…

Molti artisti ricercano la fama. Non si tratta di un obiettivo sconosciuto all’economista…

… Postulating such motivations is not new in economics. Adam Smith (1981 [1759], p.57) saw the search for approval as “the end of half the labours of human life.” David Hume (1966 [1777], p.114) wrote of the “love of fame; which rules, with such uncontrolled authority, in all generous minds, and is often the grand object of all their designs and undertakings.”…

La fama si ricerca uniformandosi ai gusti dei critici, ovvero di coloro in grado di eternare l’opera…

… Musicians, for example, are more likely than the general public to share the critics’ high opinion of Beethoven’s string quartets…

Anche qui esiste un trade-off: se voglio restare nella storia devo sacrificare le mode e i gusti del momento.

Quando i gusti dei critici divergono molto da quelli del pubblico ecco emergere l’arte d’avanguardia

… John Cage’s compositions or James Joyce’s Finnegans Wake provide paradigmatic examples… artists prefer these styles for their artistic complexity and novelty… artists may seek approbation from their immediate peers alone…

 

Anche i costi di produzione dell’opera incideranno sulla sua estetica.

Pensiamo solo a quanto costa produrre un film, a quanta gente ci lavora. La conversione tra benefici pecuniari e non-pecuniari riguarda solo l’artista, non è disponibile per tutti i lavoratori…

… Marilyn Monroe has achieved immortal fame, but the shareholders of 22 Paramount have not. Shareholders therefore will more likely pursue outright profit maximization, with little or no regard for non-pecuniary benefits…

Quando il lavoro non artistico incide per il 50% sarà difficile “convertire”…

… Thus, artistic products tend to fit into money-making popular culture genres when shareholders have a strong influence on the final product, and tend more towards the avant-garde when shareholders are absent or have little influence…

E’ chiaro che nel cinema l’arte di avanguardia sarà marginale.

A volte registriamo la “povertà” come una scelta estetica di alto valore artistico ma probabilmente è vero il contrario: la povertà di mezzi è una condizione necessaria per avere ambizioni estetiche di un qualche rilievo.

Perché i film di alto valore artistico non hanno effetti speciali? Perché gli effetti speciali non sono belli? No: perchè sono costosi e devono essere ripagati con le vendite del prodotto che contribuiscono a realizzare.

Considerando costi e riproducibilità possiamo concludere che il cinema è un’arte doppiamente popolare mentre la pittura è un’arte doppiamente d’élite.

Il cinema richiede più capitali del teatro e il teatro ne richiede di più della pittura. Anche per questo sarà più semplice trovare la qualità nella pittura.

Perché la grande arte e l’avanguardia fioriscono solo nei paesi ricchi e capitalisti?

Così come le persone ricche o provenienti da famiglia ricca si dedicano all’arte più che le persone povere o provenienti da famiglie povere, lo stesso vale per i paesi.

… Fogel (1999) argues that this shift from what he calls “earnwork” to “volwork,” work done in large part for pleasure even if it carries with it some payment, is in fact the major story of economic growth…

Sembra quindi che la ricchezza innalzi sia la quantità che la qualità dell’arte. Insomma, la ricchezza fa bene all’arte e il nostro modello è in grado di dirci perché.

Una robusta e variegata domanda consente all’artista di trovare sbocchi senza sacrificare la qualità. Anche una produzione originale puo’ essere finanziata se il mercato è ampio e prospero. Con più gente interessata all’arte, anche la mia particolare opera troverà acquirenti in numero sufficiente.

Dal lato dell’offerta, artisti più ricchi possono permettersi di convertire i benefici pecuniari in qualità artistica.

La ricchezza libera l’artista

… In 1875 it required 1800 hours of labor to earn enough income to feed oneself, today it requires just 260 hours (Fogel, 1999). This effective increase in income is used to purchase “leisure time,” time to do what we like rather than what we must. One application of this general result is that as the wealth of society increases the number of market sales required to support an artist decreases. Thus, the wealthier the society the more liberated the artist…

D’altronde la storia è buona testimone di questo fatto: il rinascimento nasce e prospera a Firenze e in Italia, ovvero nel luogo più ricco dell’ occidente avanzato di allora. L’Atene di Pericle era una prospera città-stato commerciale…

… Shakespeare, Mozart, Beethoven, and the French Impressionists all relied upon growing propserity to sustain their activities. The great cultural eras of the Eastern powers, China and Japan, also correspond roughly to the relative economic supremacy of these territories. Conversely, low-wage countries, such as twentieth century 25 India and China, usually do not become high culture leaders. Artists in these countries tend to produce for the market rather than for their own tastes hence art from low-wage countries is typically “folk art,” i.e. art which is locally popular… Avant-garde art, a product of recent times, tends to flourish only in extremely wealthy societies… Avant-garde artists such as John Cage or Nam June Paik can earn a living in wealthy capitalist societies…

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Non è un caso se nei secoli passati (prima dell’ottocento) la povertà rendeva persino inconcepibile il concetto di “artista” come lo intendiamo oggi. L’artista era un artigiano e il musicista di corte, tanto per essere chiari, trattato alla stregua di un giardiniere.

Veniamo ora ad un’altra questione: perché oggi il divario tra arte elevata e arte popolare è oggi così ampio?…

… Time Cultural commentators (e.g., Gans 1974, Brantlinger 1984, Postman 1985, Bloom 1987, Levine 1988) frequently point out that the modern world is marked by an increasing split between high and low culture. In the eighteenth and nineteenth centuries, for instance, the most renowned composers also enjoyed high degrees of popularity. Mozart, Haydn, and Beethoven were very successful with public audiences, both in the concert arena and with their sheet music. Today we have many renowned composers – Carter, Boulez, Babbitt, and many others – who receive high critical plaudits but have virtually no public audience. At the same time many popular artists – George Michael, Michael Bolton, Paula Abdul – sell millions of recordings but may not pass into the history books or receive critical praise…

I capolavori dei prestigiosi pittori rinascimentali erano ammirati anche dalle masse. Dickens, Balzac e Hugo pubblicavano su giornalacci popolari…

… In the 1920s, four of the Pulitzer Prize winners for 26 fiction were among the top ten best selling fiction books in a particular year (the Pulitzer Prize started in 1918). In the 1930s, five Prize winners were best sellers, in the 1940s two were, in the 1950s four were, in the 1960s five were. Since 1968, however, only one Pulitzer Prize winner also has been a best seller (Saul Bellow’s Humboldt’s Gift, prize winner in 1976)…

Il nostro modello ha una risposta: tanto più l’artista si arricchisce, quanto più è disposto a personalizzare il suo lavoro al fine di soddisfare solo se stesso o la piccola élite che lo circonda. Le preferenze dell’artista pesano sempre di più.

Inoltre, in una società ricca i costi del capitale necessario all’opera si abbassano drasticamente…

… For the artist, economic growth brings liberation from the market…

Il consumatore tende a percepire tutto questo come narcisismo autocentrato.

D’altronde, quanto più la tentazione di arricchirsi è forte, tanti più artisti cadranno in questa tentazione.

Ecco allora aprirsi un divario tra artisti iper-commerciali (quelli che sfruttano il mercato per arricchirsi) e artisti iper-personali (quelli che sfruttano la ricchezza prodotta dal mercato).

In una società ricca come la nostra cresce tutto: cresce sia la quantità che la qualità artistica.

Il bello è che i due fenomeni sono legati per cui laddove c’è molta arte popolare, magari anche di basso livello, basta cercare e si troverà anche un’arte super raffinata e destinata ad una ristretta élite di intenditori. I fattori che determinano la presenza della prima determinano anche la presenza della seconda.

Veniamo alla tassazione dell’arte: una tassa sulle opere artistiche incrementa la qualità dell’arte prodotta. Per evitarla, infatti, l’artista converte i benefici che trae dalla sua opera…

… Consider, for example, a wage tax of 100%; in such a case every artist would produce only to satisfy their own aesthetic demands…

Il governo puo’ quindi incentivare la creatività tassando l’arte: gli effetti indiretti della tassazione sono anche più potenti rispetto a quelli diretti dei sussidi.

Ma è la tassazione in generale a pesare: disincentivando il lavoro tradizionale si incentiva quel lavoro i cui benefici possono essere convertiti da pecuniari a non pecuniari (e quindi esentasse).

In Europa la tassazione è maggiore e non a caso l’arte europea è percepita come più astrusa e avanguardistica di quella USA. Le differenze nella tassazione incidono forse più delle differenze culturali.

 

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