Genio maldestro

Quando Claude Debussy scrisse “Il signor Croche antidilettante” ce l’aveva con Wagner e i wagneriani, che considerava compositori dalla tecnica modesta. Gente che copriva i propri limiti con assordanti “trombonismi”.

Oggi possiamo dire che se Wagner ha qualcosa di modesto è giusto la sua tecnica, un fatto che non gli impedisce comunque di spiccare tra i maggiori musicisti della storia.

Preferite l’ Emil Gilels giovane o quello anziano? Io quello anziano, anche se dal punto di vista tecnico perdeva colpi in modo evidente.

Erik Satie era piuttosto schematico nella realizzazione, perfino semplicistico a volte, ma quante forza creativa.

I polifonisti anglosassoni – Byrd, Gibbons… – mi sembrano più piacevoli dei dotatissimi fiamminghi, sebbene le loro partiture fossero spesso più semplici e di facile esecuzione.

Nella seconda metà del  XX secolo gli artisti d’oltreoceano hanno trainato la rivoluzione della musica colta. Si trattava per lo più di ingegni tecnicamente poco preparati: John Cage, Morton Feldman, Christian Wolff, La Monte Young, Terry Riley

In California, John Cage era fonte continua di scoraggiamento nel suo maestro Arnold Shoenberg: “non combinerai mai nulla”. Era negato in armonia.

Anche molti compositori “colti” nostrani – penso a Nono e a Scelsi – non si puo’ certo dire che avessero una preparazione accademica di primo livello, cio’ non ha impedito loro di riscuotere successo e ammirazione internazionale.

Le composizioni pianistiche a più alto contenuto tecnico rimangono quelle di Conlon Nancarrow, sono da eseguire tramite “scheda perforata”. D’altronde chi ama la tecnica trova nel circo la sua dimora abituale. Il computer è tecnicamente infallibile.

E che dire della musica campionata? E’ una nicchia dove si produce musica di valore anche ad alto livello: che statuto dare ad artisti a musicisti come Christian Marclay, David Shea, Otomo Yoshida, Martin Tétrault, Dj Spooky, Matmos, Whiz Kid, Bob Ostertag, Ground Zero, Matt Wand, Andrew Sharpley, Massimo Simonini  e altri? Compongono avvalendosi di musica pre-registrata, la loro tecnica non è certo quella tradizionale.

Da Luigi Russolo in poi la musica concreta è un ambito onorevole della musica d’avanguardia dove la tecnica tradizionale ha perso di senso.

Il rock del XX secolo ha mostrato come in ambito musicale sia divenuto decisivo il “sound” della band, e quindi la produzione del suono. Lo strumento musicale più importante è ormai lo “studio di registrazione”, che tra l’altro annovera diversi virtuosi (Phil Spector, George Martin, Todd Rundgren, Brian Eno, Kramer…). Anche qui, non si puo’ dire che la tecnica non sia necessaria ma viene concepita in modo radicalmente diverso rispetto a quella canonica.

Dagli anni novanta le nostre orecchie accedono ai suoni di tutto il mondo (world music) potendo saggiare la qualità musicale più elevata per ogni lembo del pianeta. Ci accorgiamo di come il concetto stesso di tecnica sia relativo quando ascoltiamo musicisti molto ammirati che secondo i nostri standard non potrebbero essere definiti dei virtuosi.

Il Jazz è pieno di genialità musicale tecnicamente poco dotata: Thelonious Monk, Ornette Coleman, Albert Ayler, Duke Ellington costituiscono solo i primi nomi che mi vengono in mente. Alcuni di loro non sapevano nemmeno leggere la musica.

Oltretutto, questi maestri hanno avuto discepoli notevolissimi che li hanno seguiti su quella via, nomi come Steve Lacy e Ran Blake danno un’idea di quello che intendo.

Come non la sa leggere Arto Lindsay, la cui 12 corde stratocaster è entrata di diritto nella storia del rock anni ottanta.

In questo momento sto ascoltando alla radio De Gregori che canta “Le storie di ieri”, quella con il leggendario assolo di sax di Mario Schiano. Quante emozioni ci ha dato nella sua carriera questo approssimativo strumentista.

Tra Coleman Hawkins e Lester Young chi prendete? I due hanno fatto litigare legioni di critici. Ardua opzione, anche se non è per niente arduo capire chi è lo scarso e chi il virtuoso dello strumento.

La tecnica inappuntabile (quanto inamidata) diWynton Marsalis soccombe inevitabilmente se posta a confronto con la ricchezza grezza di un Don Cherry.

Il jazzista che più mi ha influenzato è stato Roscoe Mitchell, non certo un fulmine di guerra dal punto di vista tecnico. Eppure, in molti, non solo io, lo reputano musicista di importanza capitale.

Cecil Taylor dal suo piano ha ordito una rivoluzione epocale, sebbene più che un pianista fosse un “percussionista”.

Da metà del secolo scorso la creatività sprigionata dal jazz ha soppiantato quella della musica colta. Possiamo dirlo? Dagli anni novanta anche certo avant-rock (Fred Frith, John Zorn…) si propone come una delle musiche più vitali e interessanti. Possiamo dirlo? Eppure non c’è dubbio che nella preparazione accademica tradizionale la tecnica sia mediamente più curata. Inutilmente curata mi viene da dire, a volte.

John Lenon, Paul Mc Cartney e Lou Reed non erano musicisti particolarmente abili allo strumento, eppure la loro genialità è difficile da negare.

E l’intonazione musicale di Paolo Conte? E quella di Enzo Jannacci? Scadente, come la loro voce ora burbera, ora stridula. Eppure sono i due migliori cantautori italiani.

***

Italo Svevo e Fedor Dostoevskij: due grandi scrittori dalla tecnica mediocre.

Antonin Artaud era uno scrittore tecnicamente naif, ma quanta intensità nella sua scrittura! Genio.

Giovanni Testori è un po’ pasticcione e prolisso, lo ammetto. Non un esempio per la tecnica di scrittura, lo ammetto, almeno per la narrativa. Ma è anche uno tra i miei 5 scrittori italiani preferiti.

Da Saba a Pasolini passando attraverso il ragionier Penna, i poeti italiani privi di un gergo tecnico significativo sono molti.

***

L’arte concettuale azzera la tecnica e l’art brut la banalizza. Eppure riempiono i musei.

Durer disegnava ogni pelo del suo leprotto,Cézanne con tre tratti esauriva il suo elefante. Da un punto di vista della difficoltà tecnica non c’è paragone ma da un punto di vista dell’esito vince Cézanne su tutti i fronti.

Il manierismo di fine 500 è pieno di capolavori tecnicamente discutibili (Parmigianino, Pontorno, Tintoretto…). Così come l’epoca tardo barocca e arcadica è zeppa di virtuosismo pedante (Lorraine, Poussin…).

Gli impressionisti erano stati cacciati dall’accademia frencese: forse la loro tecnica non era così mostruosa!

Ma ancora più approssimativi erano gli espressionisti da Edvard Munch in poi: non dovevano sforzarsi molto per produrre le loro deformità! D’altronde, prima di loro, già El Greco non era certo entrato nella storia dell’arte grazie al suo dominio dell’anatomia umana. E che dire poi di gente come Matthias Grunewald? Meglio non infierire.

Una tradizione che si perpetua con il tanto osannato Van Gogh: un pittore approssimativo se valutato solo in base alla tecnica di base. Ultimo rappresentante dei “deformatori” geniali, quel Francis Bacon che insieme a Lucien Freud è da tempo il cocco della critica.

Nella pop art la tecnica è demandata alle macchine, è una tecnica industriale.

E Pollock? Geniale la trovata del dripping, ma ha come imbarazzante conseguenza di marginalizzare la tecnica pittorica.

Jean Dubuffet prima e Jean Michel Basquiat dopo sono probabilmente i maggiori artisti di fine XX secolo. Non si puo’ negare che tecnicamente fossero piuttosto maldestri.

Nelle arti visive il divorzio arte/tecnica è particolarmente accentuato, perché? Probabilmente perché nelle arti visive il contenuto artistico è maggiore che altrove: il costo dell’opera è basso e l’artista agisce senza l’assillo economico di recuperare le somme investite, puo’ concentrarsi sul  messaggio artistico. Anche per questo anticipano il trend.

***

Notiamo poi una tendenza sintomatica: più l’artigianato si trasforma in arte, più tecnica e arte si scollegano. E ricordiamoci sempre che il concetto di arte concepito come lo concepiamo oggi nasce nel XIX secolo, cosicché nemmeno possiamo relegare il fenomeno dello scollegamento ad un’appendice estrema della nostra storia.

maldestr

P.S. Antonio Lodola mi segnala i “tecnicamente poco dotati” Einsturzende Neubauten con i loro “scenari  sonori postapocalittici”.

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1 commento su “Genio maldestro”

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