Storia e cronaca di un divario

Fra i grandi problemi del Paese campeggia l’eterna “questione meridionale”, un puzzle irrisolto su cui il Luca Ricolfi di “Mezzogiorno sconosciuto” ha qualcosa di originale da ricordarci…

… un divario del 5-10% rientra nell’ordine delle cose, un divario del 30-40% che persiste nel tempo diventa un fatto patologico…

Ma pensandolo in questi termini si dà per scontato che la “questione meridionale” esistesse anche prima dell’unità d’Italia e che l’unità non sia riuscita a risolverla. E in effetti…

… fino a poco tempo fa gli studiosi pensavano che al momento dell’unità il sud avesse un ritardo del 15-20%…

Si tratta di un pregiudizio. I due studiosi che l’hanno in buona parte sfatato sono Paolo Malanima e Vittorio Daniele, pubblicano per Bankitalia…

… secondo la loro certosina ricostruzione… fino agli anni 40 non esisteva la moderna contabilità nazionale… non è affatto vero che al momento dell’unità il sud fosse economicamente più arretrato del nord… il divario sarebbe interamente un portato della storia unitaria… qualcosa che non esisteva nel 1861 e si sarebbe prodotto dopo… il periodo nero va dal 1880 al 1951… quello migliore va dai primi 50 ai primi 70…

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Ma vediamo meglio la natura del divario tra Nord e Sud…

… se per divario intendiamo che il Sud produce meno del nord, questo è indiscutibile… nei settori di mercati lo scarto è del 48%…

E il tenore di vita?…

… se invece confrontiamo come se la passano le famiglie, il quadro si fa assai più sfumato… il reddito disponibile è effettivamente inferiore… 26%… oltre ad avere un numero maggiore di componenti…

Ma la famiglia del Sud gode di tre vantaggi formidabili

… una maggiore evasione fiscale… una redistribuzione favorevole negli aiuti pubblici e un livello di prezzi al consumo decisamente più basso…

Chi ha studiato il costo della vita del Sud?…

… Luigi Campiglio iniziò le sue ricerche già alla fine degli anni 80… l’Osservatorio prezzi del ministero dello sviluppo economico… due recenti studi dell’Istat sui prezzi e sulla povertà assoluta… una ricerca molto accurata della Banca d’Italia condotta da Luigi Cannari e Giovanni Uzzolino…

Risultato?…

… ne esce un quadro complesso, alcuni beni sono anche più cari al sud ma molti beni costano significativamente meno: per esempio le case, gli affitti, la maggior parte dei servizi pubblici, in generale i beni di prima necessità… circa il 30% in meno… lo scarto negli alimentari fresche è circa del 25%…

Facendo quattro conti e ci troviamo di fronte ad un colpo di scena

… il consumo reale di una famiglia meridionale risulta mediamente del 5% più elevato… e diventa appena un po’ inferiore… 5%… se si corregge per la numerosità familiare… diciamo che siamo vicini alla parità… se poi conteggiamo il tempo libero, la parità diviene difficilmente contestabile…

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Ma se il tenore di vita è simile a quello del Nord, come mai il 70% dei poveri lo riscontriamo al Sud?…

… la cosa è in parte dovuta alle statistiche che riguardano la povertà relativa… e che quindi ignorano del tutto le differenze nel costo della vita… se ne teniamo conto il tasso di povertà del Sud diventa una volta e mezza quello del Nord anziché cinque volte…

Ma se il tenore di vita è comparabile, anche “una volta e mezza” è comunque tanto! Perché così tanto?…

… innanzitutto i servizi pubblici del Sud sono inferiori per quantità e qualità a quelli del Nord… e spesso tra i servizi pubblici rientrano gli strumenti di contrasto alla povertà…

Secondo motivo…

… nel mezzogiorno il reddito è distribuito in modo più diseguale… c’è una Casta politico-burocratico-affaristica, spesso collegata alla criminalità organizzata… che si appropria di una fetta consistente delle risorse destinate al Sud…

Conclusione

… al sud non serve un euro in più… basterebbero servizi pubblici gestiti meglio… e risorse distribuite in modo più equo…

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