Fake news e Media bias

Dopo le elezioni USA tutti parlano di “fake news”. La denuncia è chiara: i social diffondono bufale che distorcono l’andamento delle democrazie occidentali. Vedi Trump.

Nelle bufale ci imbattiamo tutti, l’esistenza e l’importanza dei social la tocchiamo con mano tutti, e l’esito delle elezioni più recenti, bisogna ammetterlo, ci ha spiazzato: è normale che in condizioni del genere chi c’è rimasto male brancoli in cerca di spiegazioni per lui non troppo spiacevoli.

Ma da qui a parlare in modo meditato del fenomeno ce ne corre. Uno dei pochi a farlo è stato Hunt Alcott nella sua ricerca “Social Media and Fake News in the 2016 Election“.

Il database sfruttato è costituito da interviste e dagli archivi dei principali siti di fact-checking.

Prima conclusione sull’importanza dei social…

… social media was an important but not dominant source…

Seconda, sulle condivisioni e le asimmetrie nella produzione di bufale: piacciono di più alla destra…

… of the known false news stories that appeared in the three months before the election, those favoring Trump were shared a total of 30 million times on Facebook, while those favoring Clinton were shared eight million times…

Terza, sul peso delle bufale nella formazione delle credenze personali: scarsa…

… the average American saw and remembered 0.92 pro-Trump fake news stories and 0.23 pro-Clinton fake news stories, with just over half of those who recalled seeing fake news stories believing them…

Quarta, sul peso relativo delle bufale se confrontate con altri sistemi informativi…

… for fake news to have changed the outcome of the election, a single fake article would need to have had the same persuasive effect as 36 television campaign ads…

*******

Non è che prima di entrare nell’era delle bufale di internet vivessimo in una democrazia mediatica perfettamente trasparente: già  nell’800 è comincia la militanza dei giornali, che sono passati dall’essere i “cani da guardia” del sistema all’essere dei veri e propri attori faziosi…

… In the 19th century, cheap newsprint and better presses allowed partisan newspapers to dramatically expand their reach. Many have argued that the effectiveness of the press as a check on power was significantly compromised as a result (Kaplan 2002)…

Poi, nel XX secolo, entrano in campo radio e TV: il candidato più telegenico diventa vincente e per un minuto in più in onda venderebbe la moglie. Studi quantitativi in merito: Lang and Lang 2002; Bagdikian 1983…

… In the 20th century, as radio and then television became the dominant platforms, observers worried they would reduce substantive policy debates…

Oggi è la volta dei social media. La loro diversificazione è tale che il cittadino può rinchiudersi in una sua bolla pressurizzata senza alcun contatto con la realtà esterna. Studi: Sunstein 2001a, 2001b, 2009; Pariser 2011…

… excess diversity of viewpoints would make it easier for like-minded citizens to form “echo chambers” or “filter bubbles”…

Con i social un cittadino qualsiasi  senza credenziali può raggiungere lo stesso numero di elettori che raggiunge il TG1. Qualora diffondesse notizie false potrebbe crearsi un problemino. Alcuni fatti rilevanti su questo punto…

… Recent evidence shows that: (i) 62 percent of U.S. adults get news on social media (Pew 2016a); (ii) the most popular fake news stories were more widely shared on Facebook than the most popular mainstream news stories (Silverman 2016); (iii) many people who see fake news stories report that they believe them (Silverman and Singer-Vine 2016); and (iv) the most discussed fake news stories tended to favor Donald Trump over Hillary Clinton (Silverman 2016)…

Alcuni hanno sostenuto che Trump non sarebbe stato eletto senza il supporto delle bufale. Ma come quantificare in modo attendibile la loro influenza? Non è facile.

Dapprima, meglio dare un’occhiata a chi già ha affrontato problemi simili nei suoi studi. In genere il web è stato considerato marginale…

… Previous published work, new web browsing data, and a 1200-person post-election online survey we conducted for this paper during the week of November 28, 2016 are consistent in suggesting that social media was an important but not dominant source of information….

Tuttavia, la materia è sempre in movimento.

Anche oggi, però, solo il 14% degli americani si informa prevalentemente sulla rete. Di questo va tenuto conto.

Il secondo passo è quello di raccogliere una collezione rappresentativa di bufale, qui si fa affidamento sui siti di fact-checking più attendibili…

… Second, we collect a database of election stories that have been categorized as fake by leading fact checking websites…

Per ogni bufala si determina chi favorisce e quanto viene condivisa

… For each story, we record the number of times it has been shared on social media, and whether its assertion favored Hilary Clinton or Donald Trump. We confirm that fake news was both widely shared and tilted in favor of Donald Trump,..

Le bufale pro-Trump sono state condivise 30 milioni di volte, quelle pro-Clinton 7.6 milioni di volte. La destra va forte con le bufale.

Poi bisogna capire chi crede e chi si fa influenzare dalle bufale che incontra. L’unico strumento a disposizione sono le interviste…

… asking for each: (i) “Do you recall seeing this reported or discussed prior to the election?” and (ii) “At the time of the election, would your best guess have been that this statement was true?”… about 15 percent of U.S. adults report that they recall seeing the average fake news headline. About 8 percent report seeing and believing it….

Ma chi si fida delle interviste e della memoria di intervistati che considerano la politica come l’ultimo dei loro problemi?

Anche per questo  è decisivo introdurre un “placebo” al fine di filtrare le risposte attendibili. Vengono allora sottoposte agli intervistati delle false “fake news”. Il placebo ha un ruolo decisivo poiché solo la differenza tra reazione alla “fake news” autentica e al placebo è da ritenersi attendibile…

… However, these numbers are statistically identical for our placebo headlines, suggesting that the raw responses could overstate true exposure by an order of magnitude…. Using the difference between actual and placebo… we estimate that 1.2 percent of people recall seeing the average story…. our point estimate suggests that the average voting-age American saw and remembered about 0.92 pro-Trump fake stories and 0.23 pro-Clinton fake stories…

Ebbene, una volta corretta la memoria ingannevole, solo l’1.2% degli intervistati ricorda e dichiara di aver creduto alla bufala in cui si è imbattuto!

Adesso bisogna capire quanto pesa la bufala sul comportamenti dell’elettore.

Studi passati hanno elaborato dei “modelli di persuasione” che fungono da bilancia. Es: DellaVigna e Kaplan (2007).

Bisogna trovare una probabilità: la probabilità che la bufala ci faccia cambiare voto…

… We assume that each fake news story someone sees and remembers has a fixed probability f of inducing her to vote for the candidate the story favors…

Si è scelto di utilizzare i modelli di persuasione elaborati per le campagne TV sotto elezioni…

… Rather than estimate the persuasion rate, we benchmark it against recent estimates of the persuasive effects of television campaign advertisements from Spenkuch and Toniatti (2016)…

Conclusioni: la bufala dovrebbero pesare quanto 36 campagne TV per modificare l’esito delle elezioni.

… We estimate that in order for fake news to have changed the election result, the average fake story would need to have f ≈ 0.0073, making it about as persuasive as 36 television campaign ads…

Certo, il modello contempla anche assunti forti

… our calibrated election model relies on a number of other strong assumptions, including a persuasion rate of fake news that is the same for all stories and voters and that cumulates linearly….

Tuttavia, è possibile concludere con ragionevole certezza che le bufale ben difficilmente possano incidere sull’esito elettorale: il loro peso è minimo, specie su elettori abituati ad informarsi. Teniamo conto che l’elettore di sinistra è mediamente più informato, e quindi meno vulnerabile quando incontra una bufala, senonché, vista l’asimmetria nella produzione di bufale, è proprio il suo voto che si punta a mutare.

CONCLUSIONI PERSONALI

Le bufale non sembrano incidere molto sulla nostra vita democratica, lo stesso non si può dire per il “media bias“. In altri termini, la realtà non si deforma tanto raccontando balle palesi quanto piuttosto selezionando le notizie da dare e mischiando fatti e interpretazioni. La prima arma (bufale) sembra sfruttata più dalla destra mentre la seconda dalla sinistra. Alle ultime elezione USA, tanto per fare un esempio sconcertante, solo il 7% dei corrispondenti inviati alla Casa Bianca dichiarava di votare (o che avrebbe votato) repubblicano. Di sicuro questi giornalisti non inventano bufale ma con altrettanta sicurezza possiamo dire che inevitabilmente danno un’informazione orientata. Ebbene, sono questi i fatti che incidono nella formazione dell’opinione pubblica, se mai l’opinione pubblica fosse soggetta ad influenze esterne.  In questo senso, paradossalmente, le bufale, per quanto sempre riprovevoli, sono comunque un fattore riequilibrante per la nostra democrazia mediatica, non un fattore distorcente! Ai molti “preoccupati” (tipo Severgnini sul Corriere di ieri) viene da consigliare, se proprio vogliono occuparsi di democrazia mediatica, di partire dai problemi più urgenti (media bias) prima di occuparsi dei problemi più marginali (bufale).

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