Fede & Ragione

Titolo scontato?

Evitiamo allora di entrare nel merito, di misurare col bilancino quanta fede c’è nella ragione e quanta ragione c’è nella fede. Guardiamo invece all’uomo religioso e all’uomo razionale. Si tratta di due tipi che possono convivere nella stessa persona?

Si occupa della faccenda Scott Alexander nel saggio “Analytical Thinking Style And Religion”.

Recentemente Gervais e Norenzayan hanno pubblicato uno studio dal titolo eloquente: ” Analytic Thinking Promotes Religious Disbelief“. Descrizione del loro primo esperimento…

… They make some people take the Cognitive Reflection Test (CRT), a set of questions designed so that intuition gives the wrong answer and careful thought gives the right one. Then they ask those people a couple of questions about their religious beliefs (most simply, “do you believe in God?”). They find that people who do better on the CRT (ie people more prone to logical rather than intuitive thinking styles) are slightly less likely to be religious…

Esito

… religion is associated with intuitive thinking styles, atheism with logical thinking styles…

Proseguivano poi constatando che un certo “priming” analitico (roba tipo osservare a lungo la scultura di Rodin “Il pensatore”!) diminuiva la credenza religiosa dei partecipanti.

Sentite una certa puzza di bruciato? Ebbene, l’hanno sentita anche i ragazzi del Reproducibility Project,  i quali hanno rifatto l’esperimento senza riuscire a replicarne i risultati. Anzi, ottenendo risultati negativi….

… replication of Study… It was essentially negative;… two out of their three measures of religion, there was no significant rationality/ atheism correlation… on the third it was much smaller than the original study, so small it might as well not exist…. Then they move on to their replication of Study 2… This is the one with Rodin’s The Thinker…. They found no effect of sculpture-viewing…

In realtà Gervais e Norenzayan hanno condotto contestualmente altri tre test che confermavano l’esito dei primi. Tuttavia…

… studies 3, 4, or 5. But Studies 3 and 4 have been investigated by a different group in a slightly different context (CRT on liberal/ conservative) and they find that the prime doesn’t even work…

***

Uno si chiede: che c’è di strano? È solo uno dei tanti esperimenti di psicologia che non si riesce a replicare. Sappiamo tutti che la psicologia ha un tasso di replicabilità degli esperimenti molto basso, molto più basso rispetto all’economia per esempio…

… Seven bajillion vaguely similar priming-related studies have failed replication before. Now it’s seven bajillion and one…

Di strano c’è che si tratta di un esperimento piuttosto semplice, difficile da falsificare o da “sbagliare”.

Di solito gli studi non replicati hanno caratteristiche differenti…

… My usual understanding of why these sorts of studies go wrong is a combination of overly complicated statistical analysis with too many degrees of freedom, unblinded experimenters subtly influencing people, and publication bias… These studies don’t have overly complicated statistical analysis. They’re really simple…

In questo caso tutto è abbastanza lineare

… Do a randomized experiment, check your one variable of interest, do a t-test, done…

Publication bias? Difficile. Oltre ai 5 esperimenti di cui si è detto ci sono anche due esperimenti pilota con risultati simili. Con così tante prove condotte un publication bias è difficile.

Un problema di proxy?…

… A commenter brings up that they used different measures of religious belief in each study,..

Forse, ma…

***

Il fatto cruciale non è tanto che il Reproducibility Project non abbia saputo replicare gli esiti, quanto il fatto che – come lo stesso RP ha dichiarato – la replica fallita si è avuta invece in abbondanza attraverso studi simili condotti prima e dopo…

… Pennycook et al (2016) does a meta-analysis of all the work in this area. He finds thirty-five different studies totaling over 15,000 subjects comparing CRT scores and religious beliefs. Thirty-one are positive. Two of the remaining four detected an effect of the same magnitude as everyone else, but didn’t have enough power to prove it significant. The remaining two negative studies are delightful and deserve to be looked at separately…

Gli unici due studi non allineati sono quello di McCutcheon e altri “Analytic Thinking Related To Celebrity Worship And Disbelief In Religion?”, e Finley e altri ” Revisiting the Relationship between Individual Differences in Analytic Thinking and Religious Belief: Evidence That Measurement Order Moderates Their Inverse Correlation”.

Finley nota una cosa interessante…

if you measure rationality first and then ask about religion, more rational people are less religious… But if you measure religion first and then ask about rationality, there’s no link…

Quasi che fosse all’opera una sorta di “priming”.

Ma la risposta è pronta…

… Pennycook responds by pointing out seven other studies in his meta-analysis that ask for religion before…

***

Riepiloghiamo…

… 31 good studies finding an effect and 2 good studies not finding it…

Di fronte a questi numeri facciamo pure la tara con le misure standard di “publication bias”, le conclusioni non mutano.

Tuttavia, può darsi che quel che è vero per gli universitari/cavia non sia vero per le altre categorie di persone. Anche qui la risposta è pronta…

… No. Browne et al look at 1053 elderly people’s CRT scores and religiosity, and find the effect at the same level…

C’è forse qualche interazione strana tra IQ e razionalità (che non sono la stessa cosa, anche se in correlazione tra loro)? È l’idea di Razmar e Reeve

… it’s not that more rational people are less religious, it’s that smarter people are both more rational and less religious…

Ma il solito Pennycook, nella sua meta-analisi, obbietta…

… both IQ and CRT are independently correlated with irreligion…

Sebbene l’IQ sembri più saldamente correlato con l’ateismo, anche la razionalità lo è.

***

Farei piuttosto un’altra osservazione: la credenza religiosa non è unica, ce ne sono tante. Anche la stessa credenza religiosa del cristianesimo può essere vissuta in modi diversi: formalmente, l’assidua vecchina con la terza elementare sempre presente in Chiesa in prima fila e Alvin Plantinga credono nello stesso Dio. Diciamo che gli “dei” sono molti e la gran parte di loro è decisamente naif. Tra i credenti i “semplici” sono sovra-rappresentati, in questo modo gli studi appena visti si spiegano facilmente. Anzi, mi sarei aspettato una differenziale ancor pèiù marcato.

***

Ma c’è qualcosa di ancora più interessante che emerge in questi test da laboratorio…

religious people take less time to solve problems, even when both sets of people get the right answer…

Questo cosa può indicare?…

… the idea that people naturally gravitate toward ideologies that match their level of cognitive complexity. Thus, according to this position, religious ideologies are less complex than secular ones, and, as a consequence, more likely to be held by less cognitively complex individuals…

Sbrigare velocemente una faccenda – nella quale pure ci si dimostra competenti – significa non appassionarsi troppo ad essa, non attribuirle troppa importanza.

Diciamo che i credenti prediligono soluzioni più semplici (rischiando il semplicismo), gli atei soluzioni complicate (rischiando l’astrusità). Questo a prescindere dalle loro capacità cognitive e dalla correttezza della soluzione fornita.

Diciamolo in altro modo: sia il credente che l’ateo di pari abilità prendono i loro rischi rischi, ma in questo senso hanno preferenze diverse: il credente preferisce rischiare di presentarsi come ingenuo, l’ateo come virtuoso difensore di cause perse.

Tra chi è più propenso all’ingenuità e chi è attirato dalle cause perse, è il secondo a mostrarsi più “innamorato” della razionalità (fino a sconfinare nel sofistico).

Ammettiamo che davanti ad un problema io abbia due scopi: 1) trovare la soluzione e 2) mostrare la mia potenza cognitiva. Tenderò a sbagliare per eccesso di astrusità. Ammettiamo invece che il mio duplice obbiettivo davanti ad un acrostico sia differente: 1) trovare la soluzione 2) togliermelo dai piedi il più presto possibile. Tenderò a sbagliare per semplicismo. Questo postulando che entrambi i candidati diano lo stesso numero di risposte esatte.

***

Un’ ultima considerazione sociologica: le battaglie culturali, di solito, sono combattute da un 20% della popolazione, quella mediamente più istruita e razionale. L’ 80% della popolazione è gregge conformista. Ammettiamo che l’élite (20%) si divida in due partiti: atei (10%) e religiosi (10%). Al momento – supponiamo – i religiosi prevalgono, per cui la popolazione è prevalentemente religiosa (90%). E’ chiaro che in questa fase la razionalità media del partito religioso – annacquata dai “conformisti” – è inferiore a quella del partito ateo. Supponiamo infine che fenomeni epocali (secolarizzazione) spostino lentamente gli equilibri con una trasmigrazione dei conformisti da un partito all’altro: si invertirebbe anche lo squilibrio tra intelligenze medie. A questo punto la domanda pertinente è: a che punto siamo con la secolarizzazione in questa fase storica?

***

In sintesi: 1) nello spettro delle soluzioni religiose quelle semplici sono sovra-rappresentate, 2) lo stile cognitivo  di una persona la attrae verso soluzioni più o meno complesse, 3) con chi stanno i conformisti al punto in cui siamo nei processi di secolarizzazione?

I tre punti spiegano forse la natura del nesso tra razionalità e fede, così come viene registrato dagli studiosi.

***

Cosa portarsi a casa da tutto ciò?

cognitive skills… probably increases likelihood of being an atheist and decrease the likelihood of being religious… The effect size seems pretty smallIQ probably also increases likelihood being an atheist… Openness To Experience…make people less fundamentalist… There’s no good evidence that “priming” analytical thinking style can make you more or less religious…

***

Questi studi lasciano  un dubbio: la credenza religiosa si porta sempre dietro un’intera cultura, un coacervo di fattori descrivibile solo con mille variabili. In questo senso la procedura random trial può non essere sufficiente a “ripulire” il campo dalle possibili interferenze.

Questo è tanto più vero quando il confronto è tra paesi anziché tra singoli. C’è chi vede una maggiore propensione all’ateismo per le nazioni caratterizzate da una migliore educazione e da un IQ medio più elevato.

Tuttavia, i fattori in gioco sono molti. Una nazione ricca, ad esempio, può dedicare maggiori risorse all’istruzione, venendo dunque caratterizzata da una cultura e da un QI medio più elevati. Allo stesso tempo la maggiore ricchezza può ottenere l’effetto di una minore religiosità.

Scrive Roberto Raggi commentando lo studio “Are Highly Theistic Countries Dumber? Critiquing the Intelligence-Religiosity Nexus Theory” di  Amir Azarvan…

… l’ateismo è correlato a fattori come l’avere un trascorso di dominio comunista, il maggiore reddito procapite, la libertà religiosa (di per sé positiva ma si pensi alle molte nazioni islamiche dove la religiosità è garantita e quasi imposta dallo stato), all’istruzione superiore (che può predisporre a un maggiore materialismo). Ma l’ateismo non risulta direttamente correlato in maniera significativa al QI medio…

Inoltre, ci sono studi –   Manuale di religione e salute (Oxford University Press, 2012) – che segnalano un nesso tra credo religioso e rendimento scolastico. In casi del genere, ammettiamolo, il ruolo di intelligenza e razionalità potrebbe essere secondario.

Ultimo input tanto per sottolineare ulteriormente la complessità del legame tra fede & ragione: segnalerei il lavoro di Flannelly–Galek-Kytle-Silton: “Religion in America–1972-2006: religious affiliation, attendance, and strength of faith”. I credenti americani con una fede più intensa sono anche i più istruiti (istruzione e intelligenza sono correlati in modo robusto)…

… Level of education was… directly related to frequency of religious service attendance and strength of faith among those who were affiliated…

Questo a prescindere dal fatto che gli atei siano mediamente più istruiti dei credenti.

rodin_theThinker

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