Alle radici del populismo

Il populismo è un male della politica difficile da combattere perché – almeno in parte – è anche l’essenza stessa della politica.

Il populista si oppone al tecnocrate. Non che il tecnocrate sia il bene, prendiamolo solo come bussola per orientarci.

Facciamo qualche esempio d’attualità: la gente non vuole mangiare sempre la solita minestra, si stanca presto, quindi, dopo un grigio tecnocrate come Monti è inevitabilmente attratta dal populismo scintillante di Grillo e Salvini. Dopo un nitido dottrinario come Ratzinger è sedotta dal populismo farfugliante di Bergoglio.

Come potremmo allora definire il populismo nel modo più semplice possibile? Forse così: il populismo fa appello alle viscere della gente anziché al cervello.

Dopo che il termine “populista” è entrato in disgrazia il populista non si considererà mai tale e nemmeno riterrà di fare appello alle “viscere”. Preferirà considerarsi invece uno che “sta vicino alla gente”, che “si mette nei suoi panni”.  Preferirà insomma considerarsi un politico “empatico”.

E ha ragione!: la guerra al populismo è essenzialmente guerra all’empatia in politica.

***

Paul Bloom ha scritto un libro intitolato “Against Empathy”, ci sarà utile nello stanare il populista, anche quello che è in noi.

Uno pensa che l’empatia sia al cuore delle politiche di sinistra.

Esempio di politiche “empatiche”…

… these include being in favor of gay marriage, stricter gun control, increased access to abortion, more open borders, and government programs such as universal health care…

E a sinistra non smentiscono: George Lakoff (il linguista militante che piace tanto alla Lipperini)…

… Behind every progressive policy lies a single moral value: empathy…

Ma qui nasce il dilemma del doppio nesso

… Perhaps more empathic people tend to adopt more liberal views than conservative views; or maybe being exposed to liberal ideas makes one more empathic, while exposure to conservative views makes one less…

Ad ogni modo, anche molte politiche di destra sono fondate sull’empatia. Il populismo non è monopolio della sinistra. In questo senso la guerra all’empatia (e quindi al populismo) è bipartisan.

Ma cosa significa essere progressista (o “liberal”)?…

… those who want greater legal protection for sexual and ethnic minorities, who worry about the proliferation of guns, who favor legal access to abortion, who support diversity programs in universities, who support universal health care, and so on…

E’ difficile dare una definizione scientifica, all’apparenza il controllo delle armi ha poco a che fare con il matrimonio gay.

Per fortuna il senso comune è qui una guida affidabile. Con il senso comune le nostre previsioni si dimostrano abbastanza corrette.

Ecco per esempio 5 tipici temi della politica

… five issues: 1. Stricter gun control laws in the United States 2. Universal health care 3. Raising income taxes for persons in the highest income-tax bracket 4. Affirmative action for minorities 5. Stricter carbon emission standards to reduce global warming…

E’ incredibilmente facile capire come si posiziona il conservatore e come si posiziona il liberal su questi temi.

Qualcuno ritiene addirittura che lo spettro politico conservatore/liberal sia universale.

I due poli per John Stuart Mill…

… political systems have “a party of order or stability and a party of progress or reform.”…

I due poli per Ralph Waldo Emerson

… “the two parties which divide the state, the party of conservatism and that of innovation, are very old, and have disputed the possession of the world ever since it was made… such irreconcilable antagonism must have a correspondent depth of seat in the human condition.”…

Su alcuni temi il divario è più nitido…

… matters of reproduction, relations with out-groups, suitable punishment for in-group miscreants, and traditional/innovative lifestyles.”…

Su altri meno, per esempio in economia: liberismo e deregolamentazione non sono monopolio della destra. Qui il senso comune vacilla se chiamato a prevedere.

C’è poi un elemento sorprendente: l’uomo psicologicamente di destra non vota necessariamente a destra (e viceversa). La psicologia non predice il voto con esattezza, specie nelle elezioni locali (dove si parla di buche più che di matrimoni gay)…

… correlation between political views and party membership is about 0.5 to 0.6…

***

Considerato tutto, sembrerebbe proprio che l’empatia (e quindi il populismo) coinvolga di più i sinistrorsi.

Lo vediamo bene dagli slogan politici

Barack Obama, who talks more about empathy than any president in history…

Lo slogan di Bill Clinton è esemplare…

… “I feel your pain.”…

La sinistra domina al meglio il linguaggio dell’empatia.

Qual è la cosa più importante secondo il politico Hilary Clinton?…

… The most important thing each of us can do is to try even harder to see the world through our neighbors’ eyes…

E’ l’empatia che tiene insieme le politiche che piacciono alla sinistra liberal.

Il popolo della sinistra si identifica con il disagio degli altri e vorrebbe mitigarlo con la politica…

… To the extent that citizens identify with the distresses of others, they will prefer to assuage the distress that they witness…

E’ l’empatia che consente questa identificazione. L’invocazione della politica a favore dei deboli è la necessaria conseguenza.

I “teneroni” votano a sinistra, i “duri” a destra.

Dobbiamo aiutare chi ha bisogno! Ecco cosa ha sempre in testa il catto-comunista-tipo.

Allentiamo i vincoli all’immigrazione, alziamo il salario minimo… Sono misure alla cui base c’è un sentimento empatico: aiutiamo i bisognosi.

Mitt Romney fu preso in giro dalla sinistra quando disse: “sono orgoglioso di saper licenziare una persona quando non ne ho più bisogno”. Era una posizione talmente poco empatica da risultare comica per un uomo di sinistra. Eppure, un uomo di destra coglie bene il messaggio.

***

Ora siamo in grado di sintetizzare il punto di vista liberal…

… Many liberals would sum this all up by saying that they are the caring ones, while conservatives are vindictive, cruel, punitive, and unfeeling. Liberals want to increase the minimum wage because they care about poor people; conservatives don’t. Liberals want stricter gun laws because they worry about the victims of gun violence; conservatives don’t. Liberals favor abortion rights because they care about women, while conservatives want to restrict women’s freedom…

Cosa pensa un progressista del tipico pro-life? Sempre Lakoff…

… Conservatives think of society as an authoritarian traditional family, and when it comes to abortion, “The very idea that a women can make such a decision—a decision over her own reproduction, over her own body, and over a man’s progeny—contradicts and represents a threat to the idea of a strict father morality.”…

Questo è proprio l’uomo di destra visto dal suo peggior nemico.

Una caricatura, non c’è dubbio. Eppure, in un certo senso mi ci ritrovo: di pancia anch’io sono pro-choice. La futura mamma è lì, la vedo, sta davanti a me. L’embrione lo devo pensare, è un’entità quasi astratta, abita una dimensione lontana. E’ solo grazie ad un freddo ragionamento a tavolino che mi converto alla posizione pro-life.

A volte i conservatori stessi sono orgogliosi della loro scarsa empatia: il progressista è una “mammoletta”, un “mollaccione”.

Winston Churchill

… “If you’re not a liberal at twenty you have no heart; if you’re not a conservative at forty you have no brain.”…

Il non-empatico da grande peso alla tradizione, qualcosa di lontano e onusto. Pone l’enfasi su diritti individuali e libertà. In nome di questi principi è disposto a tollerare conseguenze che alla sua controparte appaiono  crudeli.

Inoltre, è scettico sulle virtù umane. Sulla bontà dell’immigrato. Sulla riconoscenza del beneficiato.

Vede il burocrate e lo presume corrotto o comunque facilmente corruttibile. Chiede istituzioni che assumano la debolezza morale degli eletti.

La pianificazione ambiziosa della società – che piace tanto alla sinistra – lo vedono scettico: poiché l’uomo è un ramo storto, qualcosa andrà storto – più il piano è ambizioso, più crescono le probabilità che qualcosa vada male. Molto meglio che gli eventi seguano il loro corso naturale.

***

Jonathan Haidt è uno studioso che ha cercato di inquadrare psicologicamente i due fronti ideologici opposti.

La sua teoria è che ogni visione morale ha un suo fondamento psicologico. Le categorie chiave sono cinque…

care, fairness, loyalty, authority, and sanctity

La sinistra enfatizza “care” e “fairness”. La destra considera le cinque categorie come parificate.

Per questo un conservatore ossequierà la bandiera del suo Paese: la lealtà per lui conta. Per un liberal molto meno.

Per questo un conservatore apprezza l’obbedienza di un bambino: l’autorità per lui conta. Per un liberal molto meno.

Per questo un conservatore apprezza la donna casta: la santità per lui conta. Per un liberal molto meno.

Lealtà, autorità e santità sembrano valori meno empatici di “cura” e “correttezza”.

***

Ci sono alcune misure dell’empatia messe a punto dagli psicologi. Per esempio, la scala delle “preoccupazione empatiche” elaborata da  Davis e l’ “empathizer” elaborato da Baron-Cohen.

Hanno molti difetti ma probabilmente qualcosa catturano.

Ebbene, chi si definisce “liberal” è molto più empatico di chi si definisce “conservatore”.

Statisticamente le donne votano più a sinistra. E, infatti, le donne tendono anche ad essere più empatiche.

Uno studioso ha affermato che se solo gli uomini fossero empatici quanto le donne il gender gap della politica si colmerebbe.

***

Detto questo, non si creda che il nesso tra empatia e ideologia sia così saldo come appare.

Michael Dukakis, Al Gore e Massimo D’Alema si presentano come uomini d’apparato (empatia zero), eppure sono uomini di sinistra.

Ronald Reagan e Silvio Berlusconi si presentano come piacioni, eppure sono uomini di destra.

Considerate poi le politiche che la sinistra appoggia insieme ai libertari. Ebbene, si sappia che i libertari sono le persone meno empatici in assoluto!

Esempio…

… gay marriage, the legalization of some drugs, and the militarization of the police. If such policies are grounded in empathy, it is mysterious why the least empathic people on earth would also endorse them…

La legalizzazione della droga ci appare come qualcosa che mette a rischio i nostri ragazzi, nel tipo empatico la cosa fa suonare parecchi allarmi. Eppure…

Inoltre, anche la destra molto spesso sceglie in base all’empatia. Prendiamo il caso dell’immigrazione…

… So liberals in favor of open borders may try to evoke empathy for the suffering of refugees, while their conservative counterparts will talk about Americans who might lose their jobs…

Oppure consideriamo gli scontri di piazza: il sinistrorso sta con i dimostranti manganellati perché vede il sangue in TV e si scandalizza. Ma anche il destrorso puo’ stare con la polizia perché empatico con il povero agente buttato nella mischia per un misero stipendio da 1.200 euro al mese. Oppure è empatico con il povero negoziante che si è visto le vetrine fracassate senza colpa alcuna.

***

Purtroppo, il dibattito politico non ha per tema lo smascheramento dell’empatia. Ci si scontra piuttosto su “verso chi” dovremmo indirizzare la nostra empatia.

Per questo il populismo è insidioso: è parte integrante della politica.

Prendete la diatriba sulle armi.

La sinistra diventa subito empatica con le vittime dei conflitti a fuoco.

La destra con i poveri proprietari che non possono difendersi.

Un politico scaltro come Obama conosce i suoi polli e dà un colpo al cerchio e uno alla botte…

… Smart politicians appreciate this symmetry. When Barack Obama was talking to the Denver Police Academy, he recounted that, while campaigning in Iowa, Michelle Obama told him this: “You know, if I was living out on a farm in Iowa, I’d probably want a gun, too…

Qui Obama cerca di entrare in empatia con un’ audience “nemica” per fraternizzare e capitalizzare la sua rendita politica.

Quando due sentimenti empatici cozzano, vince il più intenso. Quindi la ricetta del buon politico è “più empatia!”.

Prendiamo il caso della tortura.

Qui sembrerebbe che il discorso sia a senso unico: si simpatizza con la vittima torturata.

No. Dick Cheney richiesto di definire la tortura lo fa in questo strano modo…

… an American citizen on a cell phone making a last call to his four young daughters shortly before he burns to death in the upper levels of the Trade Center in New York City on 9/11.”…

Il vero torturato è l’americano vittima di attentati non prevenuti per i limiti posti a certe pratiche sui prigionieri combattenti. Intento ti piazza lì questo papà che fa l’ultima telefonata al figlio dal World Trade Center.

Ancora più significativo è il dibattito sulla libertà di espressione: i liberal condannano le espressioni razziste e sessiste. I conservatori quelle desacralizzanti. Tutti e due la pornografia.

Per chi va fuori dal seminato, tra i politici scatta la gara a chi avanza per primo richiesta di  licenziamento.

Anche il più zelante difensore della libertà d’espressione pone dei limiti. Ma qual è il problema della “politica empatica”? E’ che porta sempre acqua allo stesso mulino: quello della censura.

Gli argomenti per la libertà di espressione sono tremendamente anti-empatici. Roba cervellotica tipo…

… the world is better off in the long run if all ideas, even bad ones, get an airing…

Chi vuoi che ascolti quando l’offesa è fresca?

Passiamo all’ambito della giustizia e dei tribunali.

Obama ha invitato i giudici ad essere più empatici.

Apriti cielo, le parole sono state interpretate come qualcosa destinato a generare un liberal-bias nel mondo della giustizia.

Eppure basterebbe ascoltare la audizioni dei giudici di destra destinati alla Suprema Corte per capire che neanche qui c’ è un monopolio…

… In his confirmation hearing, Clarence Thomas suggested that his unique contribution as a justice would be that he “can walk in the shoes of the people who are affected by what the Court does,” while Samuel Alito, in his own hearing, noted that “When I get a case about discrimination, I have to think about people in my own family who suffered discrimination because of their ethnic background or because of religion or because of gender, and I do take that into account.”…

Ai funerali dei militari USA ci furono proteste. I chiassosi protestanti vennero denunciati e il caso finì davanti alla Corte Suprema: assolti. Alito espresse parere contrario: per lui turbavano la sensibilità dei partecipanti al rito sacro e meritavano una condanna. Ecco un giudice empatico con quel “turbamento”.

***

Aggiungo poi che ci sono temi cari alla sinistra chiaramente non-empatici: il cambiamento climatico per esempio.

Bastonare chi ci vive accanto per il bene di uno sconosciuto che vivrà tra cent’anni è un modo di procedere anti-empatico. L’empatia consiglierebbe di non far nulla.

Prendiamo un altro tema: l’aiuto internazionale.

Supponiamo che si proponga una sovratassa del 5% sui redditi da destinare annualmente ai poveri della Namibia. Colpire i “nostri” per aiutare degli sconosciuti: la destra insorgerebbe! E’ molto più probabile che sia la sinistra a preoccuparsi dei poveri namibiani e a considerare forme di “beneficienza autistica”.

***

Le politiche empatiche (ovvero populiste) fanno molti danni. Non considerano cio’ che non si vede ma che esiste (embrione, generazione futura, disoccupato, povero namibiano…), sono miopi e ostacolano un’azione prudente e lungimirante.

E allora: lotta ai populismi! Anzi: lotta all’empatia! Ora e sempre.

emp

 

 

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2 pensieri su “Alle radici del populismo”

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