Laicità vs Libertà

Voi siete per la laicità o per la libertà religiosa?

Un italiano non saprebbe rispondere a questa domanda.

Conosce solo teocrazia e stato laico, ovvero una falsa dicotomia messa lì per far finire ogni discussione prima ancora che inizi.

Benedetto allora il libro di Luca Diotallevi – “Una alternativa alla laicità” – tutto giocato su questa improvvida lacuna.

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Il tentativo disperato di salvare la laicità consiste nel distinguerla dal laicismo. Quando si arriva a questo punto il dibattito è alla frutta…

… Spesso la ricerca e il confronto si dirigono verso ipotesi di riqualificazione della laicità (“buona”, “sana”, “positiva”…) o di una sua più o meno profonda revisione (cominciando, ad esempio, col contrapporre “laicità” e “laicismo”)…

Disperato è anche il tentativo di conservare un ruolo pubblico delle istituzioni religiose qualificando come “laiche” talune sue iniziative.

La laicità è vista come àncora che consente all’uomo di fede di partecipare se disposto ad aggrapparvisi…

… Certamente in Italia, ma non solo, è nella laicità che prevalentemente si cercano soluzioni alle questioni che si sono riaperte relativamente al ruolo pubblico della religione, a cominciare dal problema del suo rapporto con la politica…

Per noi laicità = modernità. Da qui la disperata voglia di salvare un concetto in crisi (la modernità non puo’ certo affondare)…

… Né lo scenario muta quando la crisi della laicità è interpretata come sfida radicale alla modernità: “Se laicità, allora modernità; se non più laicità, allora non più modernità”…

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Sì perché si ritiene che la laicità dello stato sia in crisi. A metterlo in crisi sarebbe un fantomatico “ritorno della religione“.

Domanda: ma esistono risorse alternative alla laicità per fronteggiare gli aspetti più intrattabili della religione?…

… vorrei presentare l’interrogativo, il cui accreditamento costituisce l’obiettivo del saggio. Ovvero: la cultura e la storia della modernità, e della stessa Europa moderna, dispongono di altre risorse culturali e istituzionali, alternative a quelle della laicità…

Per reperire un’alternativa dobbiamo abbattere un moloch: l’illuminismo razionalistico…

… L’operazione in questione sarà sviluppata nel solco dell’“illuminismo sociologico”. Con questa espressione Niklas Luhmann definiva il tentativo della sociologia di combattere «i presupposti centrali dell’illuminismo razionalistico…

Stando ben attenti a non cadere su posizioni anti-illuministiche…

… Come è noto, non manca chi sostiene che dalla modernità e dall’illuminismo si possa o si debba prendere congedo. A me invece pare che la cosa, oltre che non proprio auspicabile, sia anche piuttosto difficile se non improbabile…

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Oggi il termine “laicità” significa tutto e niente

… Prendendo ad esempio il dibattito italiano, è facilissimo osservare come con “laicità” si indichino ormai le cose più diverse e in contesti non meno diversi…

Un modo per delineare senso consiste nel proporre un’alternativa. ovvero, una pratica che assolve alle medesime funzioni della laicità ma in altra maniera…

… ridando evidenza a una alternativa (rimossa) si aiuta almeno un poco la gestione della polisemia e lo svolgimento dell’intricata matassa di quella confusione…

Ora, poiché si ritiene comunemente che la laicità nostrana sia in crisi, mai momento fu tanto opportuno per avanzare soluzioni alternative…

… Lo stesso Jean Baubérot parla di laicità minacciata “due volte”: minacciata da nuove espressioni del fattore religioso11 e minacciata dall’«integrismo laicista». Anche per chi invoca una “riscossa laica”, e imputa ad Habermas dei cedimenti, non ci sono dubbi sulla criticità del passaggio che stiamo attraversando…

Dove riscontriamo i cedimenti più notevoli della laicità tradizionale?…

… le istituzioni più o meno figlie della laïcité non ce la fanno a mantenere la religione nel privato e a generare quel tot di “religion civile”…

La religione si sta “deprivatizzando” e il muro della laicità cede…

… A partire dagli anni Novanta, José Casanova ha introdotto nel dibattito una serie di dati e di argomenti a sostegno dell’evidenza di un processo di “deprivatizzazione” della religione…

Come coniugare allora religione e modernità senza ricorrere alla soluzione laica, ovvero ad una soluzione escludente?

… c’era l’esigenza di ripensare sistematicamente la relazione fra religione e modernità, nonché i possibili ruoli che le religioni possono svolgere nella sfera pubblica delle società moderne…

Cominciamo col dire che il dato di fatto della crisi sembrerebbe innegabile…

… In termini più distaccati è stato «The Economist» a fornire un riepilogo degli argomenti a sostegno dell’ipotesi che vede la religione avviarsi a giocare un ruolo importante nella politica di questo nuovo secolo18. Il business religioso è in crescita, contro ogni aspettativa… (I) la larghissima maggioranza degli osservatori e degli analisti, indipendentemente dalle preferenze in materia, concorda circa la situazione critica in cui versano e i valori e le istituzioni di laicità (persino nel suo nucleo di laïcité) e (II) sovente comprende questa situazione innanzitutto come effetto di un processo di deprivatizzazione della religione…

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Nella visione comune religione e laicità sono complementari: dove avanza una recede l’altra. Lo sono a tal punto che in Europa dire “laico” significa di fatto dire “non credente”…

… In breve, il primo elemento consiste nell’intendere laicità e religione in un certo senso come complementari, quasi legati da un rapporto di proporzionalità inversa. Di tanta maggiore salute gode la laicità quanto maggiore è la marginalità in cui versa la religione…

Se laïcité significa privatizzazione della religione, deprivatizzazione della religione significa crisi della laïcité.

Tuttavia, la matrice culturale che ci ha consegnato mani e piedi alla laicità resta ancora in salute…

…Tutto ciò rivela che se non è in salute la laicità come istituzione, certo è in salute la laicità come orientamento teorico e culturale, fatto proprio come teoria – almeno per quella sorta di complementarietà cui ci stiamo riferendo – anche da chi lo combatte come istituzione…

Ancora oggi, per noi, la modernità è la resa della religione alla politica

… Secondo questa particolare comprensione, la modernità non costituisce innanzitutto una radicale trasformazione dell’ordine sociale e, meno che mai, la negazione della necessità di un ordine sociale. Piuttosto, la modernità consiste nel progetto di una diversa intitolazione dei poteri che lo reggono e lo garantiscono: dalle autorità ecclesiastiche a quelle politiche…

A questo passaggio ci si riferisce quando si parla di “secolarizzazione“.

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Deprivatizzazione va bene. Ma forse il fenomeno del “ritorno della religione” è un po’ sopravvalutato.

Esempio, non sembra che la religione incida particolarmente nelle urne

… coloro che studiano i comportamenti elettorali osservano invece da alcuni decenni, in Italia, ma anche nelle democrazie occidentali in genere, un decremento dell’influenza sulle scelte di voto di tutti i tradizionali fattori sociali, non ultimo quello religioso…

Anche le poche vittorie politiche hanno un sapore ambiguo…

… tra le sconfitte subite dalla Chiesa (se così si può dire…) nei referendum sul divorzio (1974) e sull’aborto (1981) e la vittoria del 2005 a fare la differenza è stata innanzitutto la comprensione e l’interpretazione da parte delle autorità ecclesiastiche delle dinamiche proprie di una vicenda politica secolare24 e non certo un recupero della capacità di controllo del comportamento elettorale dei “cattolici” da parte delle stesse autorità…

Si parla di ritorno della religione ma non sembra che il fenomeno tocchi da vicino le istituzioni

… le “prove” del processo di ritorno della religione sono costruite trascurando un’acquisizione ormai cruciale del dibattito socioreligioso internazionale: la multidimensionalità del fenomeno religioso26. È ormai accettato, infatti, nell’analisi sociologica, che le componenti della religiosità individuale (pratica, credenza, identificazione, e così via) si muovono con notevole indipendenza reciproca… si può agevolmente mostrare come l’identificazione religiosa si converta in partecipazione religiosa o in conoscenza religiosa solo in condizioni piuttosto rare e complesse…

Chi esalta il fenomeno non fornisce quasi mai serie storiche sufficientemente lunghe e comparate di misure valide e attendibili.

Prendiamo il caso dei diciottenni italiani

… Se, a puro titolo di esempio, consideriamo il solo caso italiano32, quella che è probabilmente la migliore fonte a disposizione – ovvero l’indagine Multiscopo dell’Istat33 – per il decennio 1997/2006 osserviamo che, tra i diciottenni e oltre, la dichiarazione di partecipazione almeno settimanale a funzioni religiose (di qualsiasi confessione) non è assolutamente salita, bensì è scesa dal 36 per cento circa al 31 per cento circa.. .

Possiamo parlare al massimo di un rallentamento, non certo di una solida inversione di tendenza…

… Anche se il trend del calo degli ingressi e degli abbandoni hanno rallentato la loro corsa37, le organizzazioni ecclesiastiche debbono comunque far fronte a una non trascurabile riduzione di clero…

Ma alcuni fattori culturali sembrerebbero aprire alla religione religione, per esempio la crisi del razionalismo in favore dell’ermeneutica…

… dopo gli anni Settanta il panorama filosofico ha visto la crisi delle teorie e delle ideologie razionalistiche e antireligiose e ha conosciuto l’affermarsi del pensiero critico e dell’ermeneutica, entrambi certamente più aperti delle prime alla realtà e alle ragioni dell’esperienza religiosa…

Altro fatto: le religioni hanno guadagnato qualche spazio nei media. Il successo del Papa come autorità morale ne  è un esempio…

… la comunicazione di massa ha prestato un’attenzione nuova e fino a poco prima impensabile a temi e personaggi religiosi…

C’è poi il fenomeno delle “nuove religioni“…

…  è pur vero che sulla scena europea si sono manifestate negli ultimi venti o trenta anni presenze più significative di “nuove religioni” e di un nuovo business religioso…

Tuttavia, per quante concessioni si facciano la partecipazione religiosa resta in declinante…

… Tuttavia, anche presi nel loro insieme, tutti questi fenomeni non sono stati in grado di invertire la tendenza plurisecolare41 al decremento della partecipazione religiosa… potremmo limitarci a dire con James Beckford che il declino della religione ha subìto negli ultimi decenni qualcosa come un brusco e inatteso rallentamento… Molto probabilmente, ciò che alcuni chiamano “ritorno della religione” è più simile a un rallentamento del declino e a una smentita di una sua assoluta necessità…

Il fenomeno della secolarizzazione non può essere negato. Il fatto rilevante, però, è che non puo’ nemmeno essere abbinato alla modernità…

… La fatalità della “secolarizzazione” come declino della religione conseguente al procedere della modernità si rivela ormai solo come mito o come ideologia…

La religione declina laddove è immobile ma può anche rinnovarsi.

Il business religioso, e non solo la religione come business, non è affatto una possibilità da escludersi a priori nella modernità avanzata, neppure per le Chiese storiche.

Ma come è possibile che un fenomeno tanto flebile determini una crisi (della laicità) tanto profonda?…

… Qui siamo alle prese con il controllo di un’asserzione diversa: la crisi di un – reale o presunto– caposaldo delle democrazie secolari, la laicità, sarebbe causata direttamente e primariamente da un processo di deprivatizzazione della religione, a sua volta espressione di una generale ripresa di forza (anche politica) da parte di istituzioni e organizzazioni religiose. È precisamente a questo punto che emerge una domanda precisa e cruciale: ma come è possibile che così tanto sia prodotto da così poco?…

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La laicità non puo’ essere entrata in crisi per quel poco di ritorno religioso che c’è stato…

… Ciò che non convince è spiegare la crisi della laicità, che effettivamente c’è, con quel tanto o forse quel poco di ritorno e di deprivatizzazione della religione che effettivamente c’è stato…

Evidentemente religione e laicità non sono complementari come assunto.

Per ora limitiamoci ad osservare che il concetto di stato e quello di laicità vanno in crisi insieme…

… questa pressione critica sulla laïcité da parte degli attori religiosi avviene in coincidenza (spesso poco tematizzata) con incrinature prodotte su altri versanti del regime étatiste da altre forze sociali…

A parlare di crisi dello stato, del resto, è una porzione consistente degli studi sociologici, politologici, giuridici, e con adeguato spazio potremmo rendere questa lista ben più nutrita.

Secondo le nozioni della vecchia ortodossia la crisi dello stato implica crisi della laicità che implica la crisi della modernità

… Seguendo il ragionamento con cui Eisenstadt critica la rappresentazione di un’assenza di alternative, se identificassimo stato e modernità, laïcité e modernità, ci troveremmo di fronte a uno scenario à la Huntington. Crisi dello stato equivarrebbe a crisi della modernità…

Insomma, sarebbe come se per la modernità valesse la parola d’ordine: “O laïcité o morte!”.

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Laicità = Modernità?

Proviamo a respingere questa uguaglianza. Una tradizione autorevole ce lo consente.

… la nostra risposta è “no”; l’identificazione tra modernità e statualità, e dunque tra modernità e laïcité, non può essere data per scontata…

Alternative?

Su materie tanto complesse inutile lanciarsi in teorizzazioni, meglio vedere le soluzioni allo stesso problema adottate altrove…

… Nella storia dei regimi moderni e nelle teorie moderne, infatti, non c’è solo il caso della laïcité (e delle sue varianti), ma c’è, e almeno a pari titolo, il caso della religious freedom e delle sue varianti…

Tra religious freedom e laïcité vi è una differenza di specie e non di grado.

Il progetto della libertà religiosa prevede un incontro tra pari (che non si nascondono), il progetto laico prevede una consegna delle armi nelle mani di un dominus neutrale (mito della neutralità) che chiede alle manifestazioni più invadenti della religiosità di ritirarsi nel privato.

I due progetti hanno anche collocazione geografica differente. Un dubbio: siamo sicuri che l’Europa sia condannata alla laicità?…

… ci si deve chiedere se la differenza tra religious freedom e laïcité cada sulla linea di confine tra Europa e modernità non europea, o se invece questa differenza attraversi l’Europa stessa e la sua modernità…

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Ma vediamo meglio i due modelli.

Solo la laicità richiede una privatizzazione della religione. Basterebbe il motto che troviamo sulla moneta americana (“In God We Trust“) per capire come il riferimento religioso sull’arena pubblica non venga interdetto dalla tolleranza religiosa…

… Religious freedom, laïcité e ruolo pubblico della religione: non privatizzazione della religione vs. privatizzazione della religione…

Di solito, a laicità e libertà religiosa sono correlati istituti e valori diversi che marcano la distinzione di fondo.

Laicità = Monarchia (sovranità assoluta). Libertà Religiosa = Poliarchia (sovranità federale)…

… Religious freedom, laïcité e ordine sociale: poliarchia vs. monarchia…

Laicità = Civil Law. Libertà religiosa = Common Law.

Nei regimi che adottano la libertà religiosa si teme l’accentramento dei poteri, e tra gli attori da tener d’occhio c’è anche e soprattutto la politica. In questo senso il diritto si forma esternamente ad essa, nella consuetudine popolare.

Nei regimi laici, per contro, c’è fiducia pressoché illimitata verso la politica (che vara i codici), è lei infatti a fare da arbitro…

… Cristianesimo, se l’obiettivo politico è l’espunzione di quest’ultimo dallo spazio pubblico, allora il conseguimento di un monopolio anche sulla produzione delle leggi appare un obiettivo strategico primario insieme a quello della riduzione del diritto alla legge (dello stato)40. Quando invece l’obiettivo è quello di impedire ogni pretesa di sovranità assoluta (anche da parte della politica) diviene necessario riconoscere, anche giuridicamente, il carattere pubblico delle istituzioni religiose cristiane, con la conseguenza – tra le altre – di un sostegno importante ad una non identificazione tra diritti e leggi…

Laicità e politica “forte” vanno a braccetto. Il mito della politica è essenziale per supportare il mito della neutralità…

… Il ruolo giocato dallo stato e dalla (sua) legge nel costituirsi di un assetto di laïcité è certamente più ampio di quello giocato dai poteri politici federali (e anche locali) nel costituire un regime di religious freedom…

Nei regimi laici la politica diviene “religione civile“.

E qui ci sono possibilità di equivoco poiché anche il mondo anglosassone possiede l’espressione “civil religion”, sebbene con significati ben diversi dalla “religione civile” mazziniana, per esempio…

… Per il vasto pubblico può essere difficile appassionarsi alla differenza tra una cosa che si chiama (in inglese) “civil religion” e una che si chiama (in francese) “religion civile”, espressioni entrambe tradotte in italiano con “religione civile”. Distinguere tra le due dovrebbe essere un po’ più interessante per un pubblico esperto…

Le correlazioni configurano quindi una triplice differenza tra laicità e libertà religiosa. La laicità chiede 1) sovranità assoluta 2) primato della politica 3) privatizzazione della religione.

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Stato ateo e stato confessionale sono due estremi. Lo stato laico si configura come “via di mezzo“…

… questo schema ci offre un’interpretazione molto chiara di cosa sia la laicità. La laicità occupa la posizione centrale, intermedia, del continuum tra confessionalismo e separatismo ostile…

 

Di fronte alla crisi della laicità, anziché ispirarsi al modello alternativo, si è tentato vanamente – con un colpo al cerchio e uno alla botte – di ricentrare la posizione dello stato laico rispetto a questi estremi.

I tentativi di salvare la laicità definendola in modo diverso sono stati molti e quasi sempre cervellotici…

… Un altro esempio della irredimibilità metodologica della nozione di laicità lo traiamo dalle analisi di Silvio Ferrari. A una nozione di laicità “debitrice delle ascendenze ottocentesche” e fatalmente “meno attenta alla complessità della società contemporanea”, Ferrari contrappone una nozione “asimmetrica” di laicità… Anche Dalla Torre aveva fatto cenno alla mediazione come a qualcosa di più “leggero”… La laïcité europeènne di Willaime è stata lasciata da parte in quanto, alla fin fine, mera parafrasi della laïcité francese.. Della laicità “centrista” di Ceccanti abbiamo detto…

Tutto è marcato da un’irrimediabile vaghezza che rende inservibili queste nozioni…

… Sul terreno sociologico, questi eccessi di prudenza divengono metodologicamente molto pericolosi. Se non li si evita, si può finire con il parlare di laicità come di un concetto generale, come di un concetto adoperato «per districare il legame che stringe insieme credenze religiose e democrazia… Ma poi si è costretti ad aggiungere che si tratta «di un concetto connotato da grandi ambivalenze»…

Ma se c’è una cosa che serve ancor meno sono i proclami altisonanti: parlare del valore della laicità, alla fin fine, significa confondere le acque. Chi vuole difendere la laïcité o anche solo la laicità deve tornare “sulla terra” e, come gli altri, fare lo sforzo di confrontarsi con le alternative.

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Ma l’Europa ha con il modello della libertà religiosa un aggancio fondato nella tradizione? Oppure parliamo di qualcosa fondamentalmente estraneo al continente?…

… Al contrario, del patrimonio culturale e istituzionale europeo moderno fa parte a pari titolo la religious freedom, grande, originale e vitale contributo innanzitutto britannico alla storia e al presente di questo continente. Che poi il razionalismo e l’idealismo abbiano spesso taciuto di tutto ciò nelle loro ricostruzioni della “identità europea”, che di ciò abbia taciuto tanto protestantesimo europeo e tanto cattolicesimo europeo (almeno sino al Vaticano II), è semplicemente – si fa per dire – una parte del problema…

La risposta affermativa apre nuove prospettive per andare finalmente oltre l’angusto concetto di laicità dello stato.

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