Confini trasparenti: buona educazione e politically correct

C’è chi “minimizza” equiparando il politically correct alla buona educazione.

No, un concetto non è la filiazione dell’altro. Si tratta di cose decisamente differenti.

La buona educazione è una forma di ipocrisia finalizzata ad evitare i conflitti inutili.

Dobbiamo pensare a ciò che gli economisti chiamano “incoerenza temporale“.

Aiuta tornare ad Ulisse e al mito delle Sirene: Ulisse desidera ascoltare il canto delle Sirene ma al contempo sa che se si espone a tanta bellezza sarebbe perduto. In certe situazioni sappiamo in anticipo che la tentazione ci farebbe cadere. Io, per esempio, non compro la Nutella per non trovarmela davanti quando apro la credenza. Ulisse si fa legare all’albero maestro, io non compro la Nutella… sono tutte strategie contro l’incoerenza temporale. La buona educazione è un’altra strategia.

In un certo senso tutte le strategie consistono nello scindere la propria personalità: “io sono due”, un tipo forte e un tipo debole. Il tipo forte è chiamato a prendere ora contromisure per tutelare domani il tipo debole.

Se ti odio, evito di dirtelo perché so che non saprei resistere al conflitto indotto dalla tua eventuale reazione provocatoria. Naturalmente, questa è una buona strategia quando penso che la tentazione sia per me irresistibile e reputo l’eventuale conflitto eccessivamente costoso da affrontare.

La buona educazione offre una strategia ottimale, specie se la situazione è simmetrica: simuliamo rispetto e tutti ottengono cio’ che desiderano evitando conflitti inutili. Ma c’è di più: questo resta vero anche quando tutti sanno come stiano realmente le cose. L’importante non è sapere ma non provocare la parte debole che è in noi.

Il pc è qualcosa di diverso: una forma di ipocrisia, non tanto per evitare conflitti, ma per forgiare nuove realtà. C’è qualcosa di creativo nel p.c.

Se chiamo lo spazzino “operatore ecologico” il suo status cresce realmente ai miei occhi, il linguaggio condiziona il mio pensiero.

Nel caso della buona educazione cio’ che si pensa è indifferente, ora è centrale. Il pensiero (immaginario) è l’elemento su cui intende agire chi propugna il politically correct. 

Se chiamo “assessora” l’ assessore donna si spezzano gli stereotipi modificando la realtà percepita e poi, di conseguenza, anche la realtà vera.

In conclusione: mentre l’educazione è una strategia per evitare conflitti inutili in situazioni di “incoerenza temporale”, il politically correct è una forma di ingegneria sociale, una “profezia che si auto-avvera” spezzando gli stereotipi di cui si nutre l’immaginario.

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