Il pessimista culturale

Chi è il pessimista culturale? E’ un tipo triste, demoralizzato per lo stato di degrado in cui versano la cultura e l’arte contemporanea e rimpiange continuamente un mitico passato.

Si occupa di lui Tyler Cowen nel saggio “Why Cultural Pessimism?”.

Se c’è una tesi che il pessimista culturale avversa è questa. La modernità per lui è una maledizione.

Ma da dove viene questo pessimismo? Magari dal semplice fatto che vede lungo e vede bene

… è possibile che il declino sia incipiente… è difficile dare giudizi in questa materia… il loro contenuto soggettivo è irriducibile… si va a sensazioni…

Ma qui non interessano ragioni e torti quanto le motivazioni possibili del pessimismo culturale.

Ci sono alcune illusioni cognitive a cui il pessimista culturale è particolarmente prono…

… ogni cambiamento sottende una perdita… molti pessimisti culturali identificano la “grande cultura” con la cultura che conoscono e hanno imparato ad amare… il cambiamento vanifica questa conoscenza e al pessimista non resta che cullarsi nell’illusione che “prima era meglio”… che il meglio è ciò che lui domina e non ciò che richiede uno sforzo supplementare di conoscenza…

Ma perché tanti pessimisti culturali in circolazione? In realtà sono sempre esistiti…

… i picchi della cultura sono brevi, i declini lunghi… vale per la tragedia greca, per il lied tedesco o per l’era dello swing… se le cose stanno in questi termini il tempo favorevole al lamento è più dilatato di quello favorevole all’entusiasmo…

Altra illusione cognitiva:

… noi confrontiamo il presente con il passato ma il presente è un istante mentre il passato un tempo infinito… di solito confrontiamo il meglio del passato scelto su periodi secolari con quanto ci rende disponibile il presente nel qui ed ota… un confronto necessariamente impari che porta a giudizi distorti…

Altra illusione cognitiva…

… siamo tutti molto più ignoranti sul presente che sul passato… questa ignoranza spesso fa il gioco del pessimista culturale… non conosciamo le eccellenze del presente…

Molti artisti che il pessimista culturale venera hanno al loro tempi incontrato ostacoli molto simili a quelli frapposti dal pessimismo culturale…

… i contemporanei di Chopin descrivevano la sua musica come una disturbante cacofonia…

A volte il pessimista culturale è genitore

… in casi del genere si manifesta un istinto di protezione e controllo verso la prole…

Baldassarre Castiglione (un ottimista culturale) forniva un argomento originale per metterci in guardia dal pessimismo culturale…

… secondo lui il pessimismo culturale derivava dall’indole della   vecchiaia... la malinconia e la nostalgia procurano rimpianto per una mitica età dell’oro… o anche solo della giovinezza…

Altro elemento da considerare…

… molti individui raggiungono il loro picco culturale in giovane età…  dai 15 ai 25 anni siamo molto più ricettivi… dopo abbiamo un calo d’interesse per le novità… in alcuni casi sviluppiamo una vera avversione… Aristotele nella Retorica parla dei vecchi come di cinici, sfiduciati e mentalmente chiusi alla cultura… Richard Posner distingue tra conoscenza esperienziale e abilità cognitiva fluida… le persone anziane posseggono solo la prima…

Ma spesso sono gli stessi artisti a criticare il loro tempo, in loro tutto questo è una forma di ribellismo…

… l’artista è frequentemente critico con il capitalismo… che poi è la modernità… e trasmette questo sentimento ostile  nella sua opera… la sua vicinanza ai critici simpatetici genera poi un contagio che trasforma il ribellismo in malinconia…

Ma perché l’artista è critico verso il capitalismo?…

… la cosa spesso deriva da precedenti amare esperienze… gli agenti non amano le novità, vorrebbero andare sempre sul sicuro… e le frustrazioni per i novellini sono molte… bisogna scendere continuamente  a compromessi… il mercato vincola necessariamente la libertà artistica poiché impone all’artista di tener conto anche degli altri (i fruitori)…  anche per questo molti artisti lo sentono come un nemico…

Thomas Hobbes ha una teoria alternativa…

… i pessimisti sono creatori modesti che invidiano e temono la concorrenza dei nuovi arrivati… quando Paul McCartney critica il rock contemporaneo… forse teme che i nuovi dischi  seppelliscano i suoi…

In merito Schonberg parlò chiaro…

…” chi considera la cultura dei nostri tempi come degradata… Spengler, Schenkers… lo fa solo perché cosciente della propria aridità creativa”…

C’è anche la versione straussiana del pessimismo culturale…

… la condanna della contemporaneità in questi casi è formulata per proteggere le masse da innovazioni radicali che non sono per tutti… la pratica del pessimismo è funzionale alla seleziona di un’ élite alla quale riservare i nuovi prodotti…

Alcuni critici deprecano l’eccessivo materialismo dell’arte moderna. Sensualità e depravazione hanno preso il sopravvento. Allan Bloom è il campione di questo approccio.

Altri invece vedono il declino nella desacralizzazione e nell’immoralità dell’arte commerciale…

… Irving Kristol, Daniel Bell… intendono promuovere l’agenda protestante con al centro l’etica del lavoro duro, del sacrificio e dell’astinenza… ma non è possibile realizzare il progetto senza l’aiuto dell’arte… e un’arte desacralizzata non è idonea alla funzione… il femminismo puritano di Catharine MacKinnon giunge agli stessi esiti… nel mondo blindato del politically correct l’arte commerciale è un’interferenza continua… ma anche la libertaria Ayn Rand  arriva da quelle parti ritenendo che l’arte debba rappresentare il mondo non com’è ma come dovrebbe essere…

A sinistra il pessimismo culturale si è incarnato nella scuola di Francoforte.

Ci si chiedeva increduli: perché la gente non si ribella all’opprimente capitalismo?

Unica risposta possibile: perché la cultura commerciale ti fa il lavaggio del cervello. Il “cattivo” di questa narrazione è la cultura commerciale, da qui il pessimismo culturale…

Nietzsche è forse l’anello di collegamento tra neoconservatori e francofortesi…

… per lui la massa è debole, da guidare… e distruttrice di ogni eccellenza…

Oggi la sinistra vede come rivoluzionaria l’arte innovativa e radicale… purché non sia supportata dal mercato. Un bel paradosso.

Alcuni considerano la cultura capitalista come omologante: le diversità ne uscirebbero schiacciate.

… anche costoro implicitamente venerano la staticità…

In realtà il mercato diffonde diversità anche se, questo è vero, rompe l’isolamento e l’incontaminato di alcune culture. Ma questo è un male?

Dietro molto pessimismo culturale c’è una forma mentis élitista

… William Gass… Neil Postman… Paul Fussell…

L’elitismo è anche l’assunto implicito degli statalisti: la cultura va sussidiata e noi stabiliamo chi deve ricevere.

Élitisti, puritani, neoconservatori, marxisti… Tutta gente che mette la politica sopra l’arte.

Alcuni pessimisti culturali lo sono di carattere…

… non si dovrebbe parlare di pessimismo culturale ma di semplice pessimismo…

Una domanda per i pessimisti…

… se la cultura è tanto regredita, come mai la cultura criticona rappresentata dai pessimisti culturali è così fiorente?…

Altro elemento: ognuno di noi ha bisogno di un nemico

… Gauguin aveva l’arte dei salons, i Clash Margaret Thatcher e i pessimisti culturali… con un nemico chiaro ci esprimiamo al meglio e ci sentiamo anche meglio…

In fondo il pessimista culturale ha una sua funzione

… George Bernard Shaw: per fare un Santo devi sentire l’avvocato del Diavolo…

Detto questo, il pessimismo è tutt’altro che innocuo…

… il pessimista culturale fornisce benzina alla censura… e all’esecrazione per intellettuali e artisti…

I regimi totalitari hanno molto da dirci sull’ essenza dell’arte commerciale…

… la bandirono rimpiazzandola con cospicui sussidi statali a ciò che pochi eletti consideravano sublime e in grado di sostenere la religione della politica… un atteggiamento tipico da pessimismo culturale…

In genere, il pessimista culturale ha una concezione eccessivamente elevata dell’arte… nulla visto da vicino (e oggi la tecnologia ci consente di vedere tutto da vicino) può in realtà reggere i suoi standard: il suo vero orgoglio consiste nel professarli in pubblico…

… difficile incontrare pessimisti culturali per i quali l’arte non debba dirci la verità … ma piuttosto renderci più piacevole e istruttiva la giornata…

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