Piazza Fontana

Piazza Fontana – I nemici della Repubblica: storia degli anni di piombo di Vladimiro Satta

Primo problema…

… Gli attentatori di Piazza Fontana uccisero di proposito?…

Ricordiamo che l’attentato fu un attentato plurimo

… Le bombe del 12 dicembre 1969 furono cinque. Tre vennero piazzate a Roma, due a Milano. Delle cinque in totale, quattro deflagrarono e una no…

Di queste bombe alcune uccisero altre no…

… Il succinto riepilogo della catena delle esplosioni è sufficiente a rilevare una sostanziale differenza tra la bomba di Piazza Fontana e le altre: l’ordigno depositato presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura fu l’unico a uccidere… Si pose dunque sin dall’inizio una serie di interrogativi sulle finalità degli attentati…

Gli interrogativi non sono pochi…

… Chi collocò la bomba, cioè, sapeva che stava per compiere un massacro? O pensava che la banca, vista l’ora, fosse già chiusa al pubblico?… perché ci sono stati morti soltanto in seguito a un’esplosione, mentre le altre quattro non hanno provocato vittime?…

E il dibattito, tutto sommato, ancora aperto…

… L’opinione prevalente è che la strage sia stata voluta, ma i pareri contrari non sono mai mancati. Il dibattito è aperto…

La tesi della non intenzionalità vanta sostenitori autorevoli…

… è stata ripresa anche da notori antifascisti per nulla inclini a minimizzare, come il più volte ministro dell’Interno Paolo Emilio Taviani: La bomba di Milano non avrebbe dovuto provocare morti…

Due argomenti a sostegno…

… Perché ho scritto che le bombe del ’69 a Milano non avrebbero dovuto provocare morti? Per due ragioni. Perché le bombe contemporanee di Roma furono volutamente collocate in modo da evitare stragi. E perché – una volta verificato che nel crimine erano implicati anche uomini delle istituzioni – non è supponibile che essi cinicamente pensassero di uccidere tanti innocenti…

Nella vicenda non sembrano coinvolti in modo diretto uomini delle istituzioni, al massimo rinveniamo qualche inopportuna copertura di infiltrati, ma si tratta di interventi a posteriori…

… il coinvolgimento di uomini delle istituzioni nella progettazione ed esecuzione del crimine è stato ipotizzato da talune inchieste giudiziarie, ma non suffragato dalle relative sentenze e riceve scarso credito anche in sede storiografica, dove piuttosto si va consolidando l’idea che gli stragisti abbiano ricevuto appoggi sotto forma di coperture e depistaggi soltanto dopo il massacro…

Solo due bombe su cinque non hanno fatto vittime: strano modo di agire per chi non voleva farne…

… Considerato che l’esplosione nel sottopassaggio causò alcuni feriti e altri se ne registrarono presso l’Altare della Patria, le bombe senza vittime sono due su cinque, cioè meno della metà…

E poi, perché escludere crimini diseguali?…

… è presumibile che nei cinque episodi in questione i rispettivi attentatori, sebbene con ogni probabilità abbiano agito d’intesa fra loro, sapessero che i singoli risultati sarebbero stati diseguali. Questo però non esclude che i criminali fossero determinati a uccidere in almeno un caso…

Spesso l’azione terrorista si lascia margini di escalation

… limitando le conseguenze negli altri quattro casi, intendessero riservarsi margini di escalation…

A quell’ora in quel posto difficile pensare al deserto

… Alle 15.30, quindi, chi lasciò la borsa contenente la bomba si trovava in mezzo alla folla e assai difficilmente poteva ignorare che la clientela, come tutti i venerdì, si sarebbe trattenuta ancora a lungo…

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C’è chi ipotizzò una doppia bomba, la tesi sembra inverosimile.

Il film e il libro dietro la singolare tesi…

… Nel 2009, il libro Il segreto di Piazza Fontana del giornalista Paolo Cucchiarelli e ancor più Romanzo di una strage, il film diretto da Marco Tullio Giordana…

La prima bomba per attrarre, la seconda per uccidere…

… La prima sarebbe stata di bassa potenza, simbolica o quasi, e sarebbe stata piazzata da qualcuno – Valpreda, secondo il libro; manovalanza neofascista, secondo il film – il quale ignorava che altri avrebbero affiancato alla sua un secondo ordigno, quest’ultimo fatto per uccidere…

La versione Cucchiarelli…

… A detta di Cucchiarelli, il pomeriggio del 12 dicembre 1969 Valpreda arrivò sul luogo della strage in taxi e, su un secondo taxi, arrivò un suo sosia fascista. Dopo l’attentato, Giuseppe Pinelli e Pietro Valpreda mentirono agli inquirenti…

La prima bombetta anarchica di Valpreda sarebbe stata strumentalizzata.

Tutto doppio…

… Aldo Giannuli e altri studiosi già criticarono a fondo la tesi della doppia bomba mettendo in rilievo che essa, per coerenza interna, ha richiesto altresì di ipotizzare due attentatori, due taxi che li accompagnarono sul luogo, due cordate di mandanti, due scopi: in pratica «doppio tutto»…

I critici della versione sono stati molti fin da subito…

Giorgio Boatti, giornalista e scrittore di storia dell’Italia contemporanea, ha tuonato contro il «delirio di sdoppiamento»…

Adriano Sofri

… Adriano Sofri ha completato l’opera di «smascheramento del Raddoppio Universale» attraverso una serie di contestazioni,11 alle quali Cucchiarelli ha fornito una risposta nel complesso piuttosto debole.12 Esordire, come ha fatto Cucchiarelli, domandando: «Caro Sofri, cosa gliene cale a lei se a Piazza Fontana sono esplose una o due bombe?» dà la sensazione di essere a corto di argomenti…

La presenza di tanti sosia insospettisce…

… Sofri argomenta in maniera brillante e valendosi di documentazione probante che il presunto sosia di Pietro Valpreda nonché esecutore della strage in realtà era una giovane donna…

I verbali tralasciati da Cucchiarelli…

… Se Cucchiarelli non conosceva quei verbali, adesso dovrebbe ricredersi. Se invece li conosceva, avrebbe dovuto tenerli nella massima considerazione e informarne i lettori…

La debole difesa offerta dal regista Giordana alle critiche…

… Da parte sua Giordana, rispondendo alle critiche piovute sulla sua opera cinematografica, ha scritto che la doppia bomba non è «il centro del film…

Magistratura e teoria della doppia bomba…

… La magistratura, dal canto suo, ha rigettato in toto la storia della presunta doppia bomba, portata alla sua attenzione nell’estate 2009 dall’ufficiale dei carabinieri Massimo Giraudo…

Le fonti di Cucchiarelli…

… Cucchiarelli dice di avere ricevuto informazioni confidenziali da un ignoto «Mister X» il quale operava nella destra eversiva romana all’epoca degli attentati, e si è rifiutato di svelarne l’identità sia a loro, sia a Giraudo. Gli altri contributi investigativi che si sono aggiunti al libro di Cucchiarelli fanno riferimento alle dichiarazioni rese da tre personaggi: due ex fascisti, Gianni Casalini e Giampaolo Stimamiglio, e tale Alfredo Virgillito. Circa l’apporto di Stimamiglio, «è facile rilevarne la genericità da un lato e l’inutilità a fini investigativi dall’altro» scrivono Pradella e Spataro. Stimamiglio, infatti, si limita a riferire notizie de relato… Gianni Casalini e Alfredo Virgillito sono due soggetti mentalmente disturbati, come abbondantemente certificato dalle rispettive strutture mediche curanti…

L’archiviazione delle indagini sulla doppia bomba…

… La «generale insoddisfazione giuridica e sociale» dei cittadini per il fatto che la strage sia rimasta impunita – si legge nel decreto di archiviazione – non può «costituire una ragione sufficiente per protrarre all’infinito indagini prive di serio fondamento», ancorché forse lenitive della ferita tuttora aperta. Le terapie psicologiche di massa non competono alla magistratura…

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Saragat, Moro, Rumor e il presunto segreto della Repubblica.

Alcuni hanno ipotizzato un torbido patto nella politica…

… la sussistenza di un presunto patto segreto e inconfessabile tra due cordate capeggiate rispettivamente dal presidente della Repubblica Saragat e dal ministro degli Esteri Moro…

Coinvolto Mariano Rumor…

… Inoltre la faccenda, come si vedrà, coinvolgerebbe pure il presidente del Consiglio Mariano Rumor e rappresenterebbe il movente nascosto dell’attentato contro di lui compiuto nel 1973 da Gianfranco Bertoli, nel quale l’uomo politico si salvò, ma quattro persone persero la vita e altre cinquantadue rimasero ferite (l’attentatore fu arrestato in flagrante)…

Il libro che avanza la tesi…

… un volume uscito nell’ottobre 1978, intitolato Il segreto della Repubblica. Il testo era firmato Walter Rubini, pseudonimo sotto il quale si celavano l’ex partigiano Fulvio Bellini e suo figlio Gianfranco, fu stampato dalla minuscola casa editrice milanese Flan e distribuito dalla catena Feltrinelli…

Il solito giudice Salvini…

… L’opera fu riscoperta negli anni Novanta dal giudice istruttore Guido Salvini, che le diede credito e la utilizzò in sede di ricostruzione dei fatti…

Le parti in campo e il contenuto del patto

… il segreto della Repubblica di cui essi parlano consisterebbe in un «compromesso […] fra due ampie aree politiche, una autoritaria e quasi filo-golpista e una più cauta e non disponibile a ridurre gli spazi di democrazia». La prima area, «definibile come Partito americano», faceva capo a Saragat, la seconda a Moro, mentre Rumor, dapprima allineato con Saragat, sarebbe passato dalla parte di Moro a seguito dei funerali delle vittime della bomba di Piazza Fontana, caratterizzati da un’impressionante mobilitazione popolare…

La pregiudiziale anti-PSI

… L’intesa avrebbe comportato da parte del Quirinale «l’abbandono della pregiudiziale anti-Psi e del progetto di scioglimento delle Camere»…

Contropartita: rinuncia alle indagini

… in cambio, Moro avrebbe rinunciato a dirottare le indagini relative alla strage di Piazza Fontana dalla pista anarchica alla pista fascista. In questa maniera, «la verità sulla strage di Piazza Fontana viene sacrificata»…

Assunto forzato: una lunga sequela di soldatini obbedienti

… Il presupposto implicito di tutto ciò, logicamente, è che la totalità di poliziotti, agenti segreti e magistrati obbedisse ciecamente al ministro degli Esteri…

Sondiamo l’humus delle accuse contro democristiani e socialdemocratici.

La sinistra moderata da sempre sotto attacco. Il fanfascismo…

… la pianta delle campagne di estrema sinistra contro democristiani e socialdemocratici era già rigogliosa. In passato, era toccato soprattutto ad Amintore Fanfani, contro il quale erano stati coniati l’accusa di «fanfascismo» e lo slogan «Fanfani maiale / niente Quirinale»…

Un classico del giornalismo complottista: Luigi Pintor

… Luigi Pintor riassumeva ed elogiava come segue la posizione dell’ultrasinistra… i soli che hanno visto con chiarezza nella strategia della tensione… C’era qui una intuizione precisa del fatto che la violenza, le bombe e tutto il clima che si accompagnava alle bombe, alle stragi e alla tensione, veniva dall’interno delle istituzioni, faceva capo al potere politico…

E siamo al concetto di “Strage di Stato“.

Colpa dei moderati, non dei fascisti…

… Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento. Esso fu commissionato da un piccolo editore a due autori marxisti, Elio Franzin e Mario Quaranta. Questo volumetto sosteneva una tesi che «non è diversa da quella dei cento (o mille) circoli maoisti dell’epoca»,23 più tardi riassunta dal committente nonché editore nei seguenti termini: il disegno della strage di Piazza Fontana «non è un disegno fascista, è un disegno moderato…

Il piano destabilizzante denunciato dalla sinistra radicale…

… coagulare attorno alle masse moderate che erano rappresentate dalla Dc e dal Psu […] un blocco d’ordine che portasse attraverso lo scioglimento del Parlamento all’instaurazione di un regime autoritario e presidenzialistico…

Editore del libro: Ventura…

… L’editore e committente de Gli attentati e lo scioglimento del Parlamento si chiamava Giovanni Ventura. Egli non fece fatica a convincere gli autori che se le responsabilità erano democristiane e socialdemocratiche, allora le accuse contro di lui che nel frattempo erano giunte a conoscenza della magistratura, originate da dichiarazioni del suo amico Guido Lorenzon, erano «diffamazioni e calunnie»…

La misteriosa fonte britannica

… Le fonti de Il segreto della Repubblica, infatti, si riducono a una sola. Tutto il volume si impernia sulle confidenze che sarebbero state rese agli autori, a partire dal gennaio 1970, da un «conoscente inglese» che frequentava il Circolo della Stampa a Milano e «diceva di essere il corrispondente in Italia dell’Agenzia Reuters»…

Un secondo limite del libro…

… Un secondo grave limite de Il segreto della Repubblica è che del cruciale colloquio che sarebbe avvenuto il 23 dicembre tra Moro e Saragat «non c’è traccia in alcun documento, né alcun teste vi ha mai fatto riferimento»…

La tesi della stampa inglese…

… la stampa britannica più autorevole (dal “Times” all’“Observer”) e portatrice del punto di vista del governo non aveva avuto dubbi nell’indicare come nera la matrice della strage…

Coda polemica…

… l’ormai ex capo dello Stato, polemizzando con il settimanale «l’Espresso», disse che l’articolo del «The Observer» era stato scritto nella libreria Feltrinelli di via del Babbuino, a Roma…

La Malfa strumentalizza Piazza Fontana…

… le strumentalizzazioni a posteriori di tragici eventi che meglio sarebbe tenere fuori dalle beghe partitiche sono invece – purtroppo – parte integrante della lotta politica quotidiana. Socialisti e socialdemocratici non furono certo gli unici a fare di Piazza Fontana un’occasione per manovre tattiche di schieramento. Ne è testimone e commentatore Indro Montanelli, il quale il 14 dicembre ricevette una lunga telefonata da Ugo La Malfa, leader del Pri, il quale chiedeva al «Corriere della Sera» di «second[are] la sua azione di rattoppo del centro-sinistra, ora che la pubblica opinione, impressionata dal massacro di Piazza Fontana, ne reclama il rilancio»…

La cronologia non quadra…

… Valpreda era stato arrestato – sulla base di plurimi indizi – la mattina del 15 dicembre, vale a dire due giorni prima che il rapporto del Sid fosse stato completato… Per adesso, basti puntualizzare che non fu la velina a ingannare la magistratura… La velina del 17 dicembre 1969, infatti, non conteneva nulla su Freda, Ventura e la cellula padovana di Ordine nuovo…

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Perché si seguì una sviante pista anarchica?

Rispondere è importante poiché i complottisti insistono su questo fatto.

Chi indicò gli anarchici?…

… Le prime indicazioni vennero dagli apparati statali – polizia, questura, prefettura, magistratura –, i governanti le recepirono, gran parte della stampa e la televisione le rilanciarono, amplificandole…

Ma le indagini furono davvero a senso unico?…

… Il dottor Antonino Allegra, dell’ufficio politico della questura di Milano, quando in Commissione Stragi gli fu chiesto perché sin dalla prima ora tanto l’organismo cui egli apparteneva quanto la magistratura si fossero indirizzati a senso unico verso gli anarchici, rispose negando che le cose fossero andate nel modo presupposto…

Contro Valpreda vi fu una testimonianza oculare all’apparenza attendibile…

… La prima testimonianza che diede un volto a chi aveva messo la bomba mortale fu quella di un tassista milanese, Cornelio Rolandi, il quale il 16 dicembre 1969 ritenne di riconoscere nell’anarchico Pietro Valpreda l’uomo da lui accompagnato presso la banca di Piazza Fontana il 12 dicembre pomeriggio, in orario compatibile con quello dell’attentato. Rolandi era comunista, prima di informare la polizia si era consultato con gli organismi cittadini del Pci66 e, perciò, di sicuro non era mosso dall’intento di incastrare gli anarchici, danneggiare la sinistra tutta e favorire i neofascisti…

Altra testimonianza non trascurabile…

… Sempre in tema di testimonianze, nei giorni tra il 12 e la notte 15/16 dicembre durante la quale Pinelli perse la vita, gli inquirenti ne avevano raccolte alcune che facevano dubitare dell’alibi del ferroviere anarchico. Pinelli aveva sostenuto di avere trascorso gran parte del pomeriggio del 12 dicembre giocando a carte con amici in un bar. Secondo il gestore del locale e suo figlio, però, egli era passato soltanto per bere un caffè senza fermarsi a giocare…

Pochi reperti, indagine difficile, errori comprensibili…

… Gli indizi di natura tecnico-scientifica, la notte del 12 dicembre 1969 durante la quale le indagini presero una strada sbagliata, scarseggiavano, anche perché il reperto più cospicuo era stato distrutto in tarda serata…

Chi decise inopportunamente di far brillare la bomba inesplosa? Decisione tecnica senza pressioni…

… L’esplosione provocata fu eseguita su consiglio di un perito balistico, ingegner Teonesto Cerri, il quale non subì alcuna pressione in proposito e, semmai, fu lasciato sin troppo libero di prendere l’importante decisione…

I precedenti bombaroli tra 1968 e 1969…

… Per quanto riguarda i precedenti, in direzione degli anarchici ce ne erano sia di specifici, sia di aspecifici. E non tutti remoti come l’attentato del 1921 presso il teatro Diana o quello del 1928 durante l’inaugurazione di una fiera, dei quali la città ancora conservava memoria… gli anarchici erano ritenuti responsabili della maggioranza degli attentati esplosivi o incendiari del biennio 1968-1969 cui era stata attribuita una matrice…

Obbiettivi tipici sia a destra che a sinistra:

… «In genere banche, ditte, negozi, chiese – se la matrice è di sinistra – o presso sedi o organi di partiti di sinistra, presso le facoltà occupate, presso monumenti o targhe legate alla Resistenza – se la matrice è di destra»…

Valpreda: non proprio uno stinco di santo…

… Pietro Valpreda, nato a Milano nel 1932, nel 1956 è condannato in Corte d’assise per due rapine a mano armata. Abbraccia l’anarchismo nei primi anni Sessanta. A Milano costituisce il Circolo degli Iconoclasti, che nella primavera 1969 diffonde un volantino e un ciclostilato che costano a Valpreda denunce per offesa a capo di Stato straniero (si trattava del pontefice) e per istigazione a delinquere. Il 21 marzo dello stesso anno – cioè pochi mesi prima degli attentati estivi – pubblica un articolo intitolato Ravachol è risorto che, per dirla con Mimmo Franzinelli, «inneggia[va] alle bombe-carta esplose contro luoghi-simbolo del sistema (carceri, tribunali, caserme) e preannunzia[va] nuovi attentati»… Valpreda frequentava l’ambiente anarchico di Ponte della Ghisolfa a Milano, lo stesso di cui faceva parte Pinelli. Ai primi di ottobre, però, proprio Pinelli lo aveva allontanato, e aveva dato agli altri la seguente spiegazione: «Ho buttato fuori quel pirla di Valpreda, che preparava delle molotov giù da noi».84 Valpreda si era trasferito a Roma, dove per qualche tempo visse in una baracca sulle pareti della quale campeggiavano slogan anarchici, tra cui: «Bombe, sangue e anarchia»… Per sbarcare il lunario, tra una scrittura e l’altra in qualità di ballerino – che era il suo principale mestiere – egli si diede a costruire lampade artigianali… Il pomeriggio di venerdì 12 dicembre 1969 il circolo 22 marzo aveva organizzato una conferenza sul tema Religioni del mondo: il dio Mitra. Valpreda era assente. Si era recato in automobile a Milano, dove era stato convocato dal giudice Amati… Nonostante tutto ciò, in realtà egli non era il «mostro» di Piazza Fontana, ma le apparenze erano contro di lui…

Direi che le premesse per sospettarlo c’erano tutte.

Chi spinse di più verso la pista anarchica? Forse Calabresi e Milano?…

… Ad esempio, La strage di Stato stigmatizza la «sicumera di alcuni personaggi della polizia e della magistratura milanesi» cui «fa invece riscontro un atteggiamento molto più cauto del potere centrale» romano. Il magistrato milanese Amati e il commissario di polizia Calabresi sono definiti «i più zelanti» nell’incolpare gli anarchici…

Boetti: tutto erompe a Roma…

… Viceversa, Giorgio Boatti, a pag. 87 del suo volume monografico Piazza Fontana, asserisce che la pista anarchica «erompe a Roma» e poi «saetta, già in quella del 12 dicembre, fino a Milano» e «lì si rafforza [balzando] attraverso il coinvolgimento di Pinelli all’arrembaggio di tutto il movimento anarchico…

Le indagini erano di fatto aperte in tutte le direzioni

… Che nei primi giorni il caso apparisse ancora aperto a tutte le soluzioni era opinione, come abbiamo visto, anche in «The Observer», il periodico britannico noto per avere coniato l’espressione «strategia della tensione». Il 14 dicembre il direttore del «Corriere della Sera», Giovanni Spadolini, era anch’egli dell’opinione che fosse troppo presto per pronunciarsi sulla matrice della strage e, pertanto, scrisse che le indagini avrebbero fatto il loro corso «nel mondo composito e spesso insondabile dell’estremismo ribellistico di ogni colore»…

Il Presidente della Repubblica restava aperto ad ogni singola soluzione…

… Il presidente della Repubblica, la sera del 12 dicembre 1969, disse che l’attentato di Milano era «un anello di una tragica catena di atti terroristici», ma non additò né gli anarchici né altri soggetti quali possibili responsabili dell’accaduto…

Il Presidente del Consiglio non si pronuncia…

… Dal canto suo il presidente del Consiglio Mariano Rumor la sera del 12 dicembre, prima del Consiglio dei ministri, pronunciò un breve discorso mandato in onda dalla Rai, nel quale invitò tutti i cittadini a riconoscersi nelle leggi e nell’ordinamento democratico, mentre non avanzò alcuna ipotesi sulla matrice degli attentati…

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La morte di Pinelli ebbe un grande impatto nella percezione pubblica…

… La pista anarchica e il modo in cui essa venne percepita dall’opinione pubblica risentirono pesantemente della morte del ferroviere Giuseppe «Pino» Pinelli, precipitato da una finestra dei locali della questura di Milano nella notte del 15 dicembre e deceduto il giorno 16 in ospedale, avvenuta in circostanze che a lungo furono estremamente controverse… Coloro che credevano all’omicidio se la prendevano in particolare con il commissario Calabresi,113 il quale in realtà al momento in cui Pinelli volò dalla finestra non era nemmeno in stanza…

Lotta Continua scatenò una campagna contro Calabresi…

… Il fenomeno si accentuò in occasione delle udienze del processo che Calabresi, per difendere il proprio onore, intentò contro il direttore di «Lotta continua»…

La sentenza sulla morte di Pinelli…

… La sentenza giudiziaria che sancì che Pinelli non era morto né suicida né assassinato, bensì vittima di un malore, giunse tre anni dopo che a essere ucciso fu Calabresi… La sentenza da lui redatta stabilì che l’anarchico Pinelli precipitò dalla finestra perché fu colto da malore mentre si trovava accanto a essa, dotata di una ringhiera piuttosto bassa…

Il rapporto tra Calabresi e Pinelli

… lui e Calabresi non erano nemici personali. In passato, anzi, si erano persino scambiati regali natalizi…

L’articolo dell’Espresso…

… Nel giugno 1971 il settimanale «l’Espresso» pubblicò in forma di lettera aperta una «ricusazione di coscienza» nei confronti di Calabresi, dove lo si additava quale responsabile della fine di Pinelli e gli si dava del torturatore…

Sofri oggi su Calabresi…

… Adriano Sofri, notoriamente condannato come mandante dell’omicidio del commissario, non si pronunciò sulla Giornata della Memoria 2009, ma può fare testo un suo intervento su «Il Foglio» datato 11 settembre 2008, nel quale egli aveva scritto che Calabresi «fu, non certo l’autore, ma un attore di primo piano» di una vicenda intrisa di «ostinata premeditazione»… Che Luigi Calabresi «fosse in buona fede cambia[va] poco», a parere di Sofri…

Condizioni favorevoli al malore…

… esistevano al momento del fatto per il Pinelli condizioni favorevoli per un malore», dato che il soggetto per tre giorni abbondanti «fu sottoposto a una serie di stress, non consumò pasti regolari e dormì solo poche ore, una sola volta steso in una branda»… si trovava in prossimità di una ringhiera alta dal pavimento appena 92 centimetri…

Il sopruso subito da Pinelli…

… Il sopruso compiuto dagli organi di polizia ai suoi danni, infatti, si riduce al prolungamento del fermo in questura oltre il limite di quarantotto ore previsto dalla legge…

Il quesito della vedova Pinelli…

… Se Pinelli aveva avuto un malore e a causa di questo era precipitato dalla finestra, perché i poliziotti non l’avevano detto immediatamente? Perché avevano raccontato che si era suicidato? In fondo, dal loro punto di vista, qual era la situazione più facile da difendere?…

Si noti che la versione del malore era la più compromettente…

… Un malore, infatti, può essere causato da abuso della resistenza fisica del soggetto. Pinelli era stato tenuto in stato di fermo nelle condizioni alquanto stressanti descritte dalla sentenza D’Ambrosio, e lo era stato per tre giorni abbondanti, vale a dire oltrepassando ampiamente i limiti di legge…

La dimensione metagiuridica di Stajano

… «Calabresi è stato giudicato innocente dalle inchieste della magistratura. Ma esiste soltanto la responsabilità penale?» si domanda un giornalista e scrittore che ha molto lavorato sugli anni Settanta, Corrado Stajano. La sua è una domanda retorica, visto che Stajano prosegue: «Si avvertiva quella notte una sottile euforia: la pratica Pinelli era chiusa e con quella morte poteva chiudersi anche la pratica più grossa, la strage»…

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Vediamo quale fu l’azione repressiva delle forze di polizia all’indomani degli attentati. In molti infatti vedevano la bomba come il via ad una repressione generalizzata degli oppositori.

… Vediamo ora se e in quale misura sia vero che la strage e la seguente incriminazione di Valpreda furono il pretesto per un’offensiva dei poteri statali ai danni di tutta la sinistra…

La stampa

… Duecento uomini della squadra politica, ottocento della mobile e centinaia di carabinieri sono mobilitati nella ricerca del responsabile di questo efferato, orrendo crimine. Nella notte sono già stati eseguiti 150 fermi, tutti giovani, anche qualche donna. Si sta sondando gli ambienti degli estremisti…

Dalla relazione ufficiale

… le persone fermate risultavano essere state 244, di cui però 189 già rilasciate.121 Erano state altresì effettuate «367 perquisizioni domiciliari e 81 perquisizioni presso sedi di gruppi o associazioni cui risultano far capo elementi di provata pericolosità per l’ordine pubblico».122 Le suddette operazioni interessarono prevalentemente l’ultrasinistra e toccarono assai meno l’ultradestra; è stato calcolato che delle suddette 367 perquisizioni domiciliari, 310 furono a carico degli estremisti di sinistra e 57 di quelli di destra…

La versione della Questura

… La nostra prima preoccupazione quella sera concerneva le conseguenze che un attentato del genere potesse provocare sull’ordine pubblico a Milano. Questo fu il motivo per cui alla fine si decise di accompagnare, anche coattivamente, in questura il maggior numero possibile di esponenti di gruppi di estrema destra e di estrema sinistra, oltre a elementi che ritenevamo, per precedenti ragioni, maggiormente sospettabili…

I fermati furono interrogati brevemente o non lo furono affatto.

Si seguì la “logica degli schedari” con una certa asimmetria tra destra e sinistra…

… è rilevabile altresì che il numero dei neofascisti e delle loro residenze era inferiore rispetto alle corrispondenti cifre per l’estrema sinistra, e che «le investigazioni degli organi inquirenti spesso vennero orientate contro i movimenti oltranzisti, di ogni colore, resisi responsabili di atti di violenza nei mesi precedenti».130 I cronisti ebbero la sensazione che fosse stata seguita «la ferrea logica degli schedari: maoisti e anarchici innanzi tutto, poi gli altri…

Totale assenza di logica repressiva…

… Angelo Vicari, escluse dalle indagini le sedi di partiti rappresentati in Parlamento,134 che non furono coinvolti nemmeno dagli Affari riservati….

Il clima fu molto appesantito dalla stampa

… L’appesantimento del clima, in larga misura, si dovette alla stampa, la quale non appena ebbe un personaggio da sbattere in prima pagina lo fece, in molti casi con poche o nulle riserve…

Il saggio che sostenne con forza la tesi repressiva…

… Nella saggistica, la tesi si è radicata per mezzo del pamphlet intitolato La strage di Stato, frutto di un lavoro collettivo di militanti di ultrasinistra milanesi e romani inizialmente rimasti anonimi (tranne l’avvocato Edoardo Di Giovanni). Il testo, dapprima offerto alla casa editrice Feltrinelli che lo rifiutò a causa della «scarsezza di prove a sostegno delle tesi, pur interessanti, che in esso vengono sostenute», fu pubblicato a giugno 1970 dalla piccola Samonà e Savelli (di estrema sinistra)…

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Ma come reagirono all’evento le forze politiche.

La maggioranza non sembrò certo agire come se fosse stata autorizzata a reprimere alcunché…

… Le immediate reazioni del partito di maggioranza relativa e dei piccoli partiti di centro alle bombe, quindi, dimostrano che esse non erano affatto un segnale convenuto tra politici e assassini per poi procedere alla repressione della protesta sociale. L’idea che gli attentati servissero a stroncare le lotte operaie, affacciata dai socialdemocratici, fu sviluppata da Pci, Psi, Psiup e indipendenti di sinistra, i quali ci aggiunsero la prospettiva di svolte autoritarie…

Idee molto più chiare – e strampalate – nell‘opposizione

… Il comunista Ingrao, in particolare, pur dicendo di non voler «anticipare i risultati dell’inchiesta», chiamò in causa «non solo organizzazioni interne ma gruppi e Stati stranieri» interessati a sovvertire la democrazia italiana…

La sinistra dava per scontata la commistione tra stato e ambienti neofascisti…

… Se è vero che «nei lavori della direzione del Partito comunista italiano, il 19 dicembre 1969, la prima dopo gli attentati di Milano e Roma, emersero dubbi sull’identità degli attentatori», specie nell’intervento di Aldo Tortorella, «al punto che la pista anarchica fu ritenuta attendibile», è vero altresì che nei giorni successivi le principali testate comuniste e socialiste si riposizionarono pubblicando articoli «sulle commistioni tra gli ambienti dell’estrema destra e quelli anarchici» e «nel giro di poche settimane […] i dubbi e le perplessità furono fugati e socialisti e comunisti parteciparono attivamente alla campagna di controinformazione sugli attentati e sulla morte di Pinelli»…

Il tam tam della controinformazione era di fatto supportato dalla sinistra ufficiale…

… di fatto, essi conferirono alla controinformazione una forza che non avrebbe mai raggiunto da sola, se fosse stata costretta ad avvalersi soltanto degli scarsi mezzi di comunicazione di cui essa disponeva…

Da Lelio Basso a Amnesty…

… Sul piano legale, entrò a fare parte degli avvocati difensori dell’anarchico il parlamentare Lelio Basso, il quale utilizzò il proprio peso politico in aiuto del suo assistito e, insieme al socialista Riccardo Lombardi, si rivolse pure ad Amnesty International…

Il gruppo de «il manifesto» candidò Valpreda alle elezioni politiche del 1972.

Si giunse ad una sostanziale polarizzazione. Un esito non certo gradito ai moderati…

… Se gli stragisti speravano di provocare una specie di riflesso d’ordine antidemocratico, avevano fatto male i loro conti. Nel breve e medio termine, «non fu una stabilizzazione in senso moderato quella che seguì a Piazza Fontana ma, al contrario, un incendio che divaricò all’estremo le posizioni»…

Il criterio “a chi giova” depone contro la “strategia della tensione”…

… «Attentati che mirano a gettare una democrazia nel caos, facendo affidamento sulla paura, ottengono il risultato opposto: quello di rinsaldare i vincoli tra il Paese e le istituzioni»…

L’idea della strage di stato fu indotta dai leader della sinistra…

… Tra i militanti di base, l’interpretazione in chiave di strage di Stato che presto divenne unanime in realtà non nacque del tutto spontaneamente bensì, in parte, fu indotta dai leader…

La testimonianza di uno studente…

… Un ex studente universitario e militante di Potere operaio, di nome Michele Grandolfo, racconta che, quando il 12 dicembre pomeriggio nell’aula magna dell’Istituto di Matematica dove era in corso un’assemblea giunse notizia del massacro di Milano, «alcuni accennarono a un applauso, ma Franco Piperno li apostrofò come irresponsabili dicendo loro che questa era la risposta dello Stato alle lotte operaie»…

La propaganda di Guido Viale a Torino…

… E nelle fabbriche torinesi, Guido Viale e i suoi compagni del movimento studentesco e di Lotta continua ebbero il loro daffare per spiegare agli operai, alcuni dei quali addirittura avevano salutato la strage come «un fatto destabilizzante e quindi positivo», che invece «per noi [era] un disastro. […] Quella bomba era di destra, e noi volevamo altro»…

L’idea di Marco Revelli

… Marco Revelli, ex Lotta continua, così la descrive: lo Stato «organizzava le stragi, depistava le indagini, arrestava gli innocenti, ne uccideva uno, Pinelli, oltre tutto con l’avallo di alcuni giornali e della tv»…

A sinistra si parlava di “perdita dell’innocenza“. Il vero nemico aveva calato la maschera…

… era iniziata l’età adulta», ovvero si era consumata la «perdita dell’innocenza».164 In quest’ottica, la controinformazione e le manifestazioni di solidarietà a Valpreda apparivano naturali…

Per molti Piazza Fontana sdoganava la violenza. Pardi e Revelli…

… Ci fu poi anche chi «di fronte a uno Stato che metteva le bombe in una banca», trovava che «in astratto qualsiasi risposta poteva essere commisurata e lecita»166 e chi si sentì «giustificat[o] a scendere sul terreno della violenza perché furono gli altri i primi a farlo».167 Queste argomentazioni saranno poi accampate da un filone memorialistico cui, peraltro, la migliore storiografia va rammentando che in realtà la violenza di sinistra cominciò ben prima di Piazza Fontana…

***

E nella politica come si espresse la “deriva autoritaria”? Uno pensa: “con una concentrazione di poteri”. Ebbene, fu vero il contrario: si passò dal monocolore/incolore Rumor al quadripartito Rumor.

***

Quando e perché venne accantonata la pista anarchica?

La svolta: il ritrovamento delle armi di Ventura…

… La pista anarchica cominciò a svanire e a essere soppiantata dalla pista neofascista a distanza di due anni abbondanti dalla strage. La svolta fu causata da una concomitanza di fattori. In ordine cronologico, il primo fu un ritrovamento fortuito di armi verso la fine del 1971 che mise nei guai Ventura e con lui l’intera cellula ordinovista di Padova, aprendo la strada all’incriminazione dei neofascisti formalizzata nei primi mesi del 1972 dai magistrati milanesi, nuovi titolari dell’inchiesta…

E aggiungiamoci un cavillo formale

… Poco dopo, arrivò la sentenza che, dichiarando incostituzionali le modalità con le quali era stata raccolta la testimonianza contro Valpreda resa da Rolandi…

Catanzaro e Bari…

… I tribunali di Catanzaro e di Bari assolsero Valpreda per insufficienza di prove – al pari di Freda e Ventura – invece che con formula piena…

***

Oggi conosciamo i colpevoli e la responsabilità…

… è stata definitivamente sancita nel 2005 dalla sentenza di Cassazione n. 21998 che, concordando con la versione prospettata dalla Corte d’appello di Milano il 12 marzo 2004, ha stabilito una volta per tutte la responsabilità della cellula padovana di Ordine nuovo nelle persone di Freda e Ventura, i quali erano stati assolti negli anni Ottanta…

Ma per un attimo si fece strada una pista intermedia: quella indicata da una velina Sid 17 dicembre 1969.

… una pista che possiamo definire intermedia… pista segnata da un documento elaborato dal Sid nella prima settimana dopo gli attentati…

La velina indirizzava l’attenzione verso il mondo neofascista romano (e non padovano)…

… la velina del 17 dicembre 1969 è un documento interessante in quanto, cronologicamente, è la prima ricostruzione elaborata da un organismo dello Stato nella quale, in qualche modo, si profilano responsabilità fasciste nella persona di Stefano Delle Chiaie; d’altro lato, però, esse non erano attribuite a Freda e Ventura ma a un personaggio che negli anni Ottanta fu assolto con formula piena e che non era un ordinovista veneto, bensì il fondatore di Avanguardia nazionale, gruppo gravitante piuttosto verso il Centro-Sud del Paese…

Purtroppo, il nesso tra Roma e Padova non è mai emerso…

… «manca l’elemento oggettivo che dimostri il legame» tra gli ordinovisti veneti e gli avanguardisti, come ha ammesso Salvini…

Il contenuto dell’informativa…

… l’appunto si riferisce principalmente alle esplosioni di Roma, e indirettamente a quella di Milano. La linea stragista è: Merlino esecutore, per ordine di Delle Chiaie, il quale a sua volta agisce per ordine di Guerin Serac. Merlino è definito anarchico, Delle Chiaie neofascista, Guerin Serac anarchico (in rapporti con la Cina maoista). Il testo non contiene dubbi sulla reale adesione di Merlino e Guerin Serac all’anarchismo…

Ma, nonostante quanto sostennero alcuni critici, la ricostruzione proposta dalla velina del Sid non era idonea a scagionare gli anarchici e a puntare sui fascisti.

Assurdo anche parlare di depistaggio…… È illogico, però, arrivare all’estremo opposto di supporre, come pure è stato fatto, che il servizio segreto avrebbe dolosamente mescolato notizie false e notizie vere, allo scopo di travolgere nel discredito generale proprio quelle giuste. Qualora il Sid avesse voluto nascondere agli esterni verità importanti apprese da sue fonti sconosciute agli altri, sarebbe stato ben più efficace tacere completamente anziché mettere in circolazione elementi altrimenti indisponibili i quali, ancorché forniti in un contesto ambiguo, prima o poi sarebbero stati appurati…

La fonte del SID…

… L’originaria fonte informativa del Sid fu identificata a fine febbraio 1974. Era l’estremista di destra Stefano Serpieri…

Il ritardo con cui pervenne la velina non sembra aver danneggiato le indagini…

… In definitiva, non c’è affatto da rammaricarsi che la velina Sid del 17 dicembre 1969 sia pervenuta alla magistratura con ritardo, considerando gli svarioni che conteneva, l’erroneità delle sue ipotesi di fondo e la completa assenza della traccia Freda-Ventura. È arbitrario affermare che se ci si fosse regolati in base a essa, si sarebbe abbandonata la pista anarchica per indirizzarsi principalmente (o addirittura esclusivamente) verso i neofascisti. Anzi…

***

L’innesco della pista neofascista padovana…

… La traccia ordinovista prese quota nel novembre 1971, allorché la scoperta fortuita di un arsenale presso Castelfranco Veneto riconducibile al Ventura, nonché ulteriori riscontri, avvalorarono il racconto iniziale del teste volontario…

L‘accusatore di Ventura…

… L’uomo che per primo indicò Ventura quale possibile responsabile della strage di Piazza Fontana è Guido Lorenzon.204 All’epoca dell’attentato mortale aveva ventotto anni, era segretario della Dc di Castelfranco Veneto e insegnava francese nelle scuole medie… Lorenzon sapeva dal 1966 che Ventura aveva intenzioni bellicose… Sabato 13, ebbe occasione di incontrare a Treviso Ventura il quale, commentando gli attentati, disse che se nessuno si fosse mosso, né da destra né da sinistra, sarebbe stato necessario «fare qualcos’altro».205 Il 15 dicembre, dopo avere assistito in televisione ai funerali delle vittime di Milano, Lorenzon trovò «la forza di respingere le tentazioni dell’omertà»…

Tina Anselmi intercede per Ventura…

… La Anselmi, per sua stessa ammissione, fece dell’altro, informandosi dell’andamento della vicenda presso il pubblico ministero Occorsio e, nel gennaio 1971, indirizzando una lettera a un ministro, Silvio Gava, affinché intercedesse in favore di Ventura, ingiustamente accusato da «un ex seminarista con vocazione da giustiziere» quale Lorenzon…

Le crisi di coscienza dell’accusatore…

… Il teste viveva una crisi di coscienza, lacerato tra il sentimento di giustizia e il sentimento di amicizia nonché dal dubbio di avere frainteso le confidenze di Ventura. L’accusato era ormai ben consapevole che qualcuno aveva mosso delle accuse contro di lui, anche se non sapeva ancora chi fosse stato finché Lorenzon, il 4 gennaio 1970, gli rivelò spontaneamente di essere lui la fonte…

Milano ha considerato la pista veneta ma la riteneva debole…

… Non si può dire però che Occorsio e Cudillo non abbiano prestato attenzione agli spunti provenienti dal Veneto. Il punto è che li valutarono negativamente, come si legge nella requisitoria conclusiva di Occorsio: La registrazione, operata dallo stesso Lorenzon in accordo con la polizia giudiziaria di Treviso, […] prova esattamente il contrario di quanto affermato dal denunciante. Nei lunghi discorsi registrati si nota soltanto che il Lorenzon insiste nel portare il discorso sugli attentati, mentre Ventura non fa confidenze di sorta e anzi parla in termini che dimostrano la sua estraneità ai fatti…

Conclusioni…

… Il filone di indagine originato dalle dichiarazioni di Lorenzon aveva limiti congeniti. Essi dipendevano essenzialmente dagli ambigui comportamenti tenuti dal teste chiave e dalla scarsità di elementi che si aggiungessero alle sue accuse… Non era questione di depistaggi o di consimili forme di intralcio alla giustizia, le quali invece si registrarono più tardi…

***

Novembre 1971, colpo di scena a Castelfranco Veneto: armi in casa Ventura…

… I lavori di ristrutturazione di una casa a Castelfranco Veneto portarono alla luce un nutrito arsenale corredato da simboli littori che il proprietario dell’abitazione, Franco Comacchio, rivelò appartenere al Ventura…

Altro testimone: Ruggero Pan

… Di lì a poco, nel gennaio 1972, uno dei personaggi chiamati in causa da Comacchio, Ruggero Pan, darà a sua volta un contributo, ammettendo di avere custodito dal dicembre 1969 alla primavera 1970 i corpi di reato poi trasferiti a Castelfranco Veneto e indirizzando all’autorità giudiziaria un memoriale, nel quale asseriva di essere stato messo al corrente da Freda e da Ventura della loro paternità di molteplici attentati compiuti nella primavera 1969 a Padova e a Milano nonché di loro attività organizzative a fini di eversione…

***

Anche lo spostamento del processo da Milano a Catanzaro ha destato in molti dei sospetti…

… La sospensione del dibattimento che era iniziato a Roma, la tappa a Milano e il successivo passaggio a Catanzaro interessarono quindi più il filone di inchiesta sugli anarchici che quello sui neofascisti padovani. Quest’ultimo, se non altro, non subì rallentamenti. La sua fase istruttoria milanese fu tutt’altro che una perdita di tempo. Al contrario, è largamente diffusa l’opinione che l’inchiesta milanese «fu uno degli eventi più traumatici della politica italiana del dopoguerra», perché rivelatrice «di collusioni da tempo sospettate fra settori degli apparati e il terrorismo di estrema destra»…

Legittima suspicione…

… Quando si trattò di riprendere il processo contro Valpreda, il procuratore capo di Milano, Enrico De Peppo, sollevò un problema di idoneità della nuova sede. Egli presentò un’istanza di legittima suspicione, che fu avversata dagli avvocati di Valpreda, contestata dal sindaco di Milano, il socialista Aldo Aniasi, da gran parte della sinistra, dalle organizzazioni sindacali, da organi di stampa, ma sarà accolta dalla Cassazione, la quale il 13 ottobre 1972 stabilì che il processo si sarebbe svolto a Catanzaro…

Il clima milanese… tanto per dire…

… Luigi Calabresi aveva sporto contro il direttore di «Lotta continua», Pio Baldelli (conclusosi poi con la condanna del giornalista). Nel processo Calabresi-Baldelli le intemperanze del pubblico all’indirizzo del querelante, infatti, a tratti erano giunte a trasformare le udienze in una corrida contro il funzionario di polizia, e la violenza omicida che infine si abbatté sul commissario fu la traduzione in pratica della violenza verbale scatenatasi su di lui in quei giorni…

A Catanzaro si fece sul serio, altroché…

… Coloro i quali immaginavano che il trasferimento del processo sulla strage di Piazza Fontana nella remota sede meridionale preludesse all’insabbiamento del caso si sbagliavano, e di grosso. A Catanzaro si fece sul serio…

***

Veniamo alla fase istruttoria milanese e agli interventi del Sid. Si parlò di depistaggi…

… La fase dell’istruttoria sulla pista neofascista svoltasi a Milano è la più critica, poiché è allora che emersero legami tra gli appartenenti al gruppo di Freda e di Ventura e uomini dei servizi segreti e che il Sid, invitato dall’autorità giudiziaria a collaborare, le negò invece ripetutamente le informazioni in suo possesso e aiutò a espatriare Marco Pozzan e Guido Giannettini, due personaggi che gli inquirenti avrebbero voluto interrogare…

Ma il Sid vuole veramente l’evasione di Ventura?…

… Nel 1975, inoltre, Ventura e sua sorella denunciarono che tre anni addietro il Sid si sarebbe adoperato per farlo evadere dal carcere, manovra che non sarebbe andata in porto soltanto a causa del rifiuto opposto dal detenuto stesso. Come prova, i Ventura esibirono una chiave la quale effettivamente apriva una delle porte del penitenziario. A loro dire, l’iniziativa sarebbe stata di Maletti e l’eventuale assistenza pratica al fuggiasco sarebbe stata curata dal Labruna, come per Pozzan e per Giannettini…. Giovanni Ventura fuggirà per davvero nel 1979, da Catanzaro, dove si trovava per il processo. Di sicuro, senza l’aiuto degli apparati statali…

Ma ci si può fidare del Sid?…

… D’Ambrosio già a novembre 1971, leggendo gli atti, si era fatto l’idea che «non ci si poteva fidare della polizia» e perciò, quando fu il suo turno, preferì farsi assistere dalla guardia di finanza…

La sorte di Pozzan, l’accusatore (dalla ritrattazione facile) di Pino Rauti…

… Il faccia a faccia tra Lorenzon e Ventura poté effettuarsi senza problemi, ma l’interrogatorio di Pozzan no. Costui, oggetto di mandato di cattura per associazione sovversiva emesso dai magistrati di Milano, si era dileguato e il Sid, che lo aveva intercettato, invece di affidarlo alla polizia giudiziaria affinché fosse condotto davanti agli inquirenti desiderosi di interrogarlo, dapprima lo nascose, poi gli fornì un passaporto con false generalità e infine, nel gennaio 1973, lo fece fuggire all’estero, nella Spagna franchista.244 Il latitante sarà arrestato nel maggio 1977 e rapidamente estradato in Italia, dove parteciperà al processo di Catanzaro…

Ma a cosa era interessato il Sid? A depistare le indagini? No, a mantenere la copertura dei suoi infiltrati. Per questo agì in modo tanto maldestro…

… Il vero motivo del favoreggiamento nei riguardi di Pozzan, fin qui oscuro, diventa più chiaro considerando che il Sid si ripeté nella primavera dello stesso 1973, proteggendo un secondo personaggio sul quale la magistratura avrebbe voluto approfondire: Guido Giannettini. Si scoprirà più tardi che quest’ultimo lavorava per il Sid e frequentava gli ordinovisti padovani. Il servizio segreto, perciò, immaginava che Pozzan potesse rivelare tale imbarazzante verità ai magistrati…

Il riserbo delle proprie fonti veniva messo avanti a tutto…

… Nell’ottica del Sid, dunque, l’esigenza di mantenere il riserbo sulle proprie fonti prevaleva sulle esigenze della magistratura che stava indagando sul più grave attentato mai avvenuto nella storia dell’Italia repubblicana… La logica di Labruna, come si vede, assomigliava a quella di Miceli: l’interesse del Sid avanti a tutto…

Magistratura o Servizi Segreti? Quale interesse deve prevalere per tutelare la Nazione?…

… Oggi è scontato che tra i contrastanti interessi in gioco – la segretezza delle fonti fiduciarie da una parte,253 il completamento dell’inchiesta giudiziaria dall’altra – quello maggiormente meritevole di tutela fosse il secondo. Eppure dal 1973 al giugno 1974 non fu così e, anzi, prevalse il primo…

Giannettini uomo ponte tra i Servizi e Ordine Nuovo…

… la scomoda verità era che il Giannettini, frequentatore e amico di neofascisti fortemente sospettati di strage, era da anni anche collaboratore del servizio segreto militare, con il nome in codice di agente «Z»…

Giannettini e la sua collaborazione frequente con i Servizi…

… tra fine anni Sessanta e primi anni Settanta l’instaurazione di collaborazioni tra organi dello Stato e personaggi di estrema destra – in qualche misura sempre esistita, anche perché indubbiamente utile al fine di acquisire informazioni su quell’area – fu più frequente che mai…

Il Sid cerca di minimizzare il ruolo di  Giannettini…

… Dopo la rimozione del segreto il Sid, a fine 1974, consegnò alla magistratura una serie di rapporti valutativi sul Giannettini dai quali, invece, la figura del collaboratore appariva modesta e la sua collocazione marginale. Il fatto che tali documenti fossero classificati a uso interno ha indotto qualcuno a prenderli per genuini e a immaginare allora che Giannettini potesse essere «un membro di un settore occulto del servizio» la cui vera attività era ignota persino ai suoi superiori dell’Ufficio «D»:259 in realtà i suddetti profili non erano stati redatti in tempi non sospetti, bensì erano stati commissionati ai diretti superiori del Giannettini da Miceli pochi mesi prima, vale a dire quando l’agente «Z» era ormai da tempo nel mirino dei magistrati.260 Pertanto, il basso profilo attribuito al Giannettini altro non era che un espediente usato dai vertici del Sid per dissociarsi il più possibile dal collaboratore che stava precipitando in disgrazia…

Funzione di Giannettini: spiare i rossi frequentando i neri

… Giannettini, dal canto suo, non fece mai mistero di essere di estrema destra e non tentò nemmeno di negare i suoi rapporti con i neofascisti veneti, bensì li giustificò con l’intenzione di avvalersi di loro per spiare i «rossi»…

***

Veniamo a quello che le sentenze non dicono.

Non dicono niente sul movente, grave lacuna…

… Il giudicato definitivo che addossa la strage di Piazza Fontana agli ordinovisti padovani non precisa il movente dei criminali…

Individuano però i colpevoli

… le sentenze del 2004 e del 2005 hanno attribuito i fatti del 12 dicembre 1969 soltanto al «gruppo eversivo capitanato da Freda e Ventura»…

Nessuna confessione, nessuna rivendicazione…

… Freda e Ventura non hanno mai ammesso la propria colpevolezza, né la strage di Piazza Fontana è mai stata formalmente rivendicata da Ordine nuovo, a nessun livello dell’organizzazione…

***

Forse possono dirci qualcosa le teorie eversive di Freda prima di Piazza Fontana.

Possediamo diversa documentazione dalla quale emerge chiara la sua ideologia. Il suo obbiettivo era la disintegrazione del sistema…

… Dei due stragisti, il personaggio di maggiore rilievo in senso ideologico era certamente Freda. Tra i suoi scritti spiccano il Manifesto del gruppo di Ar, datato 1963, e La disintegrazione del sistema, testo di un intervento da lui svolto il 17 agosto 1969, in occasione della riunione del comitato di reggenza del Fronte europeo rivoluzionario tenutasi a Ratisbona… L’autore si dichiarava contrario ai partiti politici, antidemocratico, antiborghese, antiegualitario, e invece a favore della civiltà europea e occidentale e di una concezione tradizionalistica dell’esistenza… La disintegrazione del sistema, a differenza dell’opera di sei anni addietro, recava sia una critica distruttiva del modello di società imperante, sia un programma di azione. Secondo Freda, «la condizione – non sufficiente ma comunque necessaria – per porre gli elementi di fondazione del vero Stato, è la EVERSIONE… L’obiettivo, pertanto, era la distruzione completa della materialistica società borghese…

Per lui il “salto nel buio” non era un problema…

… Freda non si preoccupava di fare in tal modo «il cosiddetto salto nel buio» e sosteneva che era «fuori di luogo proporre ora il discorso del dopo»…

A collaborare nella “spallata” era chiamata anche la sinistra antifascista

… Il libro di Freda «non solo è destinato agli uomini del nostro seguito, della nostra organizzazione, ma è anche rivolto ad altri; sia a coloro che si oppongono al sistema attuale, dopo aver militato nelle organizzazioni borghesi della destra neofascista», sia ai militanti «della sinistra antifascista» i quali «rifiutano radicalmente il sistema…

Nessun golpe, nessuna alleanza con i militari

… Inoltre, la strategia enunciata da Freda nell’agosto 1969 non contiene appelli alle forze armate e sembra avulsa da piani golpisti di tipo militare. Addirittura, nel futuro Stato ideale vagheggiato da Freda, polizia, carabinieri, esercito eccetera scompariranno, soppiantati da una milizia popolare formata da volontari…

Le teorie di Freda dopo Piazza Fontana.

Freda elogia le BR ma giudica ingenuo il loro “terrorismo minimale”…

… Si tratta dell’articolo intitolato Intorno al terrorismo dei minimi termini, che prende spunto dal declino cui erano avviate le Brigate rosse verso la fine del 1979. In questo «elogio funebre» del dirimpettaio di sinistra – al quale si tributava «il rispetto e l’ammirazione» che gli «avversari valorosi» meritano – Freda asseriva che «una strategia di annientamento» del sistema borghese «non si può impostare sul terrorismo»…

Un terrorismo efficace deve essere altamente distruttivo e operare in un lasso ridotto di tempo…

… Stando a quel che scriveva lui stesso ne La disintegrazione del sistema, come si è visto, nel 1969 ricorrevano le condizioni socio-politiche di crisi del sistema le quali legittimavano un terrorismo caratterizzato da impiego massiccio della forza concentrato in un breve arco di tempo…

Nichilismo

… La disintegrazione del sistema, insomma, è una proposta eversiva che sconfina nel nichilismo…

Nessuna lotta al comunismo, anzi la sinistra radicale viene chiamata a collaborare nella distruzione del sistema borghese…

… Non si trattava di fermare il comunismo, né la contestazione studentesca né le rivendicazioni operaie (prima ancora che esse giungessero allo stadio dell’«autunno caldo»). Al contrario, la protesta sociale era tanto più benvenuta quanto più metteva in crisi la società borghese, nella logica del «tanto peggio, tanto meglio»…

Freda esalta l’arma dello sciopero

… in una lettera di Freda all’amica Maria de Portada, nella quale l’ordinovista padovano diceva di accogliere «con voluttà» le notizie «di cedimenti […] nel valore delle azioni, di fabbriche che chiudono, di scioperi, ecc. Speriamo male (cioè speriamo bene)»…

Gli alleati? Si troveranno strada facendo tra chi odia il Sistema…

… Parte senza disporre di alleati e semmai spera di raccoglierne pescando tra gli estremisti antisistema, sapendo che quelli di destra non bastano e perciò invitando quelli di sinistra…

L’obbiettivo della strage non era dunque “fermare le lotte operaie e studentesche”…

… Le tradizionali interpretazioni del massacro di Piazza Fontana in chiave di reazione contro le lotte studentesche e operaie, affacciate dai socialdemocratici, subito sviluppate e rilanciate da chi era alla loro sinistra e, ironia della sorte, poi ritorte contro Saragat, muovevano da presupposti erronei. In primo luogo, si dava (e tuttora molti danno) per scontato che i fenomeni di contestazione e rivendicazione al centro delle cronache del biennio 1968-1969 dovessero per forza essere anche al centro dei pensieri di chi commetteva un attentato in quel periodo…

Si constatava che di fronte alle lotte il Sistema reggeva e che quindi occorreva una spallata più vigorosa…

… il dato saliente era che il sistema reggeva nonostante la pressione cui era sottoposto, allora diventava più sensato ritenere che le bombe servissero a dare una scossa ancora più forte e magari decisiva…

Altro elemento ingannatore nell’analisi a sinistra: una visione semplicistica della destra…

… La sinistra era convinta che tutti i fascisti fossero servi dei padroni e agissero come loro braccio armato. Essa ignorava l’esistenza di un fascismo anticapitalistico, antiborghese, antioccidentale e indisponibile al compromesso con le potenze che avevano debellato l’Italia di Mussolini e la Germania di Hitler…

La sentenza boccia Salvini: lo Stato non è implicato

… L’autonomia di Freda e della cellula ordinovista padovana sul piano teorico e strategico si accorda con i giudicati del 2004 e del 2005, che hanno affermato la colpevolezza del gruppo mentre hanno rigettato le ipotesi di coinvolgimento di altri soggetti italiani e stranieri nell’idea-zione e nell’esecuzione della strage formulate dal magistrato inquirente Salvini…

Giannettini è stato coperto solo in quanto uomo dei servizi (e anche per coprire l’errore di chi lo aveva selezionato). Fu un eccesso di autotutela…

… Le omissioni e interferenze negative dei servizi segreti italiani rispetto alle indagini giudiziarie hanno riguardato soprattutto la figura di Giannettini. Come si è visto, servirono in parte a coprire un collaboratore del Sid e in parte a nascondere la sua contiguità con Freda e con Ventura nonché – di riflesso – gli errori di chi aveva chiamato un personaggio quale l’agente «Z» a lavorare per il servizio e di coloro i quali gli avevano dimostrato apprezzamento e lo avevano confermato nel ruolo. Tuttavia, Piazza Fontana non è ascrivibile a Giannettini…. fu un eccesso di autotutela da parte del servizio e non significa complicità del Sid nell’attentato… Le condanne a carico di Maletti e Labruna si riferiscono ad aiuti che il Sid prestò a Pozzan e a Giannettini, due personaggi niente affatto esemplari ma entrambi assolti dall’accusa di strage…

Non fu una strage di stato ma contro lo stato

… Freda e Ventura non sono lo Stato, bensì suoi acerrimi nemici e, perciò, è assurdo inferire dalla loro colpevolezza una colpevolezza dello Stato…

La conclusione sulle vicende dello storico  Giovanni Sabbatucci sembra equilibrata…

… Coperture e apparati deviati sono cose gravissime. Ma per parlare di terrorismo di Stato bisognerebbe dimostrare o almeno ipotizzare che un ceto dirigente di governo o una sua parte significativa abbiano pianificato stragi e assassinii. Terrorismo di Stato è il nazismo, naturalmente. Sono Stalin, il regime militare argentino, i colonnelli greci. […] Ma deve avere una regia politica, istituzionale. […] E invece in Italia [la formula è] ripetuta con disinvoltura. Non ha senso. Credo sia ora di rifletterci…

La tesi della strage di stato non fu una mera ipotesi, ebbe conseguenze tragiche  fomentando di fatto il terrorismo rosso

… L’uso improprio del concetto di strage di Stato non fu innocuo in quanto, come osserva lo stesso Sabbatucci e come si è documentato in questo libro, contribuì a «creare una risposta terroristica o violenta…

Ma indussero anche una reazione violenta anche in certa destra nauseata dal sospetto delle infiltrazioni…

… L’idea che lo Stato fosse complice dello stragismo influì finanche su quei terroristi neofascisti i quali si batterono contro di essa, come ad esempio dimostrano il caso di Vincenzo Vinciguerra e quello della coppia formata da Valerio «Giusva» Fioravanti e Francesca Mambro. A distanza di tempo, quest’ultima ammetterà: Eravamo cresciuti con l’idea, anzi con la paranoia, che a destra ci fossero infiltrazioni e addirittura agenti provocatori, […] proprio perché eravamo stanchi di sentir dire che i fascisti erano in combutta con i poliziotti, che erano il braccio armato del potere, abbiamo fatto tutto l’opposto: abbiamo risposto a modo nostro a quelle teorie, che erano solo teorie tra l’altro. E ci siamo cascati in pieno…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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