Evoluzionismo e altruismo

Darwinism’s Dilemma – Darwinian Fairytales: Selfish Genes, Errors of Heredity and Other Fables of Evolution di David Stove

Darwin ha da sempre un problema: Spiegare l’altruismo.

Se la vita è solo una competizione per la sopravvivenza, perché gli ospedali? Perché i sussidi di disoccupazione? perché la santità?

Forse Darwin può spiegare molte cose in termini di scambio tra vicini ma entra in crisi quando considera il cosiddetto “effective altruism“, ovvero l’altruismo verso estranei?

Oppure dobbiamo ritenere che i Santi della religione cristiana siano davvero dei perversi che agiscono in preda a pulsioni contronatura?

C’è chi reagisce all’imbarazzo affermando curiosamente che la lotta darwiniana riguardava i nostri antenati, noi ne siamo fuori.

Ok ma il darwinismo non era una teoria generale?

Huxley, ci invita a guardare alla lotta degli stati per le colonie, oppure alla lotta ferina tra i poveri, laddove la pressione è più acuta.

Conclude dicendo che comunque la Storia presenta anche degli intervalli.

Le sue osservazioni lasciano perplessi: il proverbiale bulldog si è trasformato in un innocuo barboncino.

Ma esistono alternative, forse la cosiddetta “via ipocrita” offre qualche spunto in più: se i fatti contraddicono Darwin allora peggio per i fatti.

Essi non esistono, sono mere illusioni.

In altri termini, certi comportamenti nascondono una profonda ipocrisia, l’uomo è essenzialmente ipocrita, specie quando gioca a fare l’altruista.

I darwinisti sociali aderiscono a questo indirizzo e chiedono di togliere di mezzo le ipocrisie per giocare a carte scoperte.

Ma sono loro i primi a schermirsi dicendo che aiutare i poveri è controproducente anziché dire molto più semplicemente che è contronatura.

Inoltre non si vede una ragione valida che giustifichi la loro battaglia: perché mai dovrebbero promuovere l’inevitabile?

Infine ci sono i distratti. Sono acculturati e scolarizzati, sanno bene che si DEVE credere al darwinismo ma nemmeno vogliono negare che esistano ospedali e sussidi ai più bisognosi. Come risolvono costoro il dilemma?

Semplicemente se ne disinteressano, tirano dritti per la loro strada, la cosa in fondo non è affar loro. Affar loro è solo “fare la cosa giusta”.

COMMENTO PERSONALE

Fra le tre risposte la via ipocrita mi sembra la più percorribile. Essa – almeno sulla carta – riesce a giustificare anche l’altruismo più radicale, il cosiddetto “altruismo nerd” o “effective altruism”. In questi casi il soggetto intende essere altruista in modo astratto, ovvero scegliendo i beneficiari sulla carta senza farsi coinvolgere dall’empatia che anzi, per una scelta razionale diventa un ostacolo.

Ebbene, l’ipocriticista può sempre dire che questi soggetti non intendono esibire la propria bontà ma la propria intelligenza (e non c’è dubbio che anche questo è un attributo apprezzato), in particolare il proprio dominio sulle emozioni: non è facile trattare il mio bambino alla stregua di uno sconosciuto africano che rovista nelle discariche di Nairobi, ci vogliono notevoli doti che vengono spesso apprezzate e ricompensate. Specie quando il mondo si fa piccolo e anche la persona più distante si fa sempre più vicina. naturalmente si tratta di una posizione offensiva visto che riduce San Francesco ad un mero esibizionista.

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