La “buona scuola” è solo quella del “buono scuola”

…Senza parità economica, la parità giuridica tra scuole statali e scuole private è solo un ulteriore inganno carico di nefaste conseguenze…

E’ da questo assunto che parte l’argomentazione di Dario Antiseri contenuta nel libro “Il “buono-scuola” per una “buona scuola”.

I suoi argomenti sono tipicamente popperiani

… SOTTO LO STIMOLO DELLA COMPETIZIONE tutte le scuole – statali e non statali – saranno spinte a migliorarsi. Competizione che, però, è una parola al vento finché le scuole paritarie usufruiranno del tipo di finanziamento pubblico elargito alle scuole statali. Senza finanziamento pubblico le scuole non statali restano sì libere, ma sono solo libere di morire…

Ma il metodo di finanziamento non è indifferente. La “convenzione”, ovvero il metodo attuale legato alle scuole paritarie, non funziona:

… Con la “convenzione” – che, in sostanza, è una sovvenzione (pagamento in tutto o in parte degli stipendi dei professori, pagamento degli affitti e/o della manutenzione degli edifici scolastici e provvedimenti simili) che lo Stato o altro ente pubblico concede alle scuole non statali – si dà vita non a un sistema concorrenziale quanto piuttosto a un sistema spartitorio e collusivo. La convenzione crea clientes, dispensa elemosine. La realtà è che: chi paga compra… «beneficium accipere libertatem est vendere»… La convenzione strappa la scuola dalle mani delle famiglie per renderla preda dei burocrati politicizzati…

Qualcuno propone il “credito d’imposta”.

E gli incapienti? La privatizzazione dovrebbe servire soprattutto chi ha meno possibilità!

Davvero strano come solo in pochi pensino alla soluzione ovvia

… la proposta del credito di imposta. Con questa misura (e in quelle fiscalmente analoghe) si stabilisce che il contribuente, nel momento di versare il “conguaglio annuale” al Fisco, possa trattenere, per ogni figlio rientrante nell’età scolare obbligatoria, un determinato ammontare. In ogni caso, ovviamente, ci sarà il problema di coloro che non devono versare alcun saldo e di coloro il cui “conguaglio” sarà inferiore al costo dell’iscrizione scolastica. In situazioni del genere, la Pubblica Amministrazione dovrebbe provvedere a un immediato rimborso di imposta già pagate o ad un apposito finanziamento. Tutte difficoltà, queste, che non dovrebbero venire affrontate qualora con chiara lungimiranza venisse accettata la proposta del buono-scuola…

La soluzione ovvia naturalmente è il buono-scuola proposto da Milton Friedman.

Vale la pena di citare il passaggio dove il premio Nobel avanza e motiva per la prima volta questo strumento così banale nella sua ratio:

… «Una società stabile e democratica è impossibile senza un certo grado di alfabetismo e di conoscenza da parte della maggioranza dei cittadini e senza una diffusa accettazione di alcuni complessi comuni di valori. L’educazione può contribuire a entrambi questi aspetti. Di conseguenza, il guadagno che un bambino ricava dall’educazione non ridonda solo a vantaggio del bambino stesso o dei suoi genitori, ma anche a vantaggio degli altri membri della società. L’educazione di mio figlio contribuisce anche al vostro benessere contribuendo a promuovere una società stabile e democratica. Non è possibile identificare quali siano i singoli (o le famiglie) che ne beneficiano e, quindi, addossare ad essi gli oneri specifici per i servizi resi. Ci troviamo, quindi, di fronte ad un importante caso di “effetto indotto”. Quale genere di intervento pubblico risulta giustificato da questo particolare effetto indotto? Il più ovvio è quello di assicurare che ogni bambino riceva una data quantità di servizio scolastico di un certo tipo […]. I governi potrebbero imporre un livello minimo di scolarità e assicurarne il funzionamento concedendo ai genitori dei titoli di credito rimborsabili per una determinata somma massima annua per ciascun figlio qualora fosse spesa per servizi scolastici “approvati”. I genitori in tal caso sarebbero liberi di spendere questa somma, e ogni altra somma addizionale di tasca propria, per l’acquisto di servizi scolastici da un istituto di loro propria scelta, ma “approvato” dalla pubblica autorità. I servizi scolastici potrebbero in tal modo essere forniti da imprese private gestite a fini di profitto o da istituzioni senza scopo di lucro. Il ruolo del governo, in tal caso, sarebbe soltanto quello di assicurare che le scuole soddisfino a certi requisiti minimi, come, ad esempio, la inclusione nei loro programmi di un contenuto comune minimo, allo stesso modo, per esempio, che ora il governo provvede alla sorveglianza sui ristoranti per garantire che essi rispettino gli standard sanitari minimi fissati dalle autorità»…

A lui fa eco von Hayek, altro Nobel e altro padre nobile del liberalismo…

… «Non solo le ragioni in contrario all’amministrazione pubblica della scuola appaiono oggi più che mai giustificate, ma sono scomparse gran parte delle ragioni che in passato avrebbero potuto essere addotte in favore. Qualunque cosa possa essere stata allora vera, oggi con le tradizioni e le istituzioni dell’educazione universale solidamente stabilite e con i moderni mezzi di trasporto che risolvono gran parte delle difficoltà dovute alle distanze, è indubbio che non è più necessario che lo Stato non solo finanzi l’educazione ma direttamente vi provveda»… «si potrebbe benissimo provvedere alle spese per l’istruzione generale, attingendo alla borsa pubblica, senza che debba essere lo Stato a mantenere le scuole, dando ai genitori dei buoni che coprano le spese dell’istruzione di ciascun ragazzo, buoni da consegnare alla scuola di loro scelta»… Un altro dei grandi vantaggi di questo piano sarebbe che i genitori non si troverebbero più davanti all’alternativa o di dover accettare qualsiasi tipo di istruzione fornita dallo Stato o di pagare di tasca propria il prezzo di un istruzione un po’ più cara; e se scegliessero una scuola diversa da quelle comuni, dovrebbero pagare solo un costo addizionale»…

Quantificando, che valore dare al buono?

… Il valore del buono-scuola si determina dal rapporto fra ciò che lo Stato spende attualmente per un dato tipo di scuola e il numero degli studenti che frequenta quel dato tipo di scuola…

Vantaggi del buono: 1) consente di scegliere, 2) premia i più efficienti e 3) favorisce i meno abbienti

… Il buono-scuola amplia la libertà delle famiglie; rende più efficienti – tramite la concorrenza – la scuola statale e quella non statale; è una carta di liberazione per le famiglie meno abbienti…

Non è né di destra né di sinistra, è semplicemente la soluzione. Come l’idraulico che ripara il rubinetto non ha ideologia.

Inoltre, il voucher dissipa l’equivoco su cui molti giocano un po’ vigliaccamente, quello per cui il pubblico equivalga allo stato

… E sarebbe forse tempo di farla finita con l’idea che è buono tutto e solo ciò che è pubblico; che è pubblico solo ciò che è statale; che è statale tutto quello che può essere preda dei partiti. E dobbiamo chiederci: svolge un migliore servizio pubblico una scuola statale inefficiente oppure una scuola non statale ben funzionante, meno costosa, più efficiente?…

E chi obbietta che la scuola sia un settore strategico? Anche il pane è un bene strategico…

… Ma ecco la prima obiezione contro la proposta del buono-scuola: la scuola è un settore strategico, dunque non può venire lasciata al “mercato”. A costoro replichiamo in modo deciso e secco: proprio perché la scuola è un settore strategico, essa va gestita mettendo in competizione scuole statali e scuole non statali. E aggiungiamo: niente è più necessario del pane – quello del pane è sicuramente un settore strategico –, eppure noi abbiamo il pane buono ogni mattina, per la ragione che se un forno ci servisse male noi avremmo la possibilità di servirci da un altro fornaio…

Ricordiamoci che per un liberale la competizione è la forma di collaborazione più alta

Il paternalista pensa sempre: “io so scegliere ma loro no. Impormi e scegliere per loro è un mio preciso dovere”…

… anche nei paesi più sperduti della nostra Penisola, pure la mamma meno colta e il padre più distratto sanno qual è la maestra più brava, più disponibile, più umana; e sanno quali sono i docenti più validi della locale scuola media; e vanno dal direttore didattico o dal preside a chiedere e ad insistere perché il loro figlio o la loro figliola venga iscritta in una sezione piuttosto che in un’altra… In ogni caso, se un genitore sbaglia, sbaglia per suo figlio; i politici possono sbagliare per intere generazioni….

Chi ha paura del buono-scuola? Le scuole statali serie non hanno nulla da temere dall’introduzione del buono-scuola…

… La verità è che le scuole statali serie non hanno nulla da temere dall’introduzione del buono-scuola. Temono la concorrenza le scuole poco serie – siano esse statali o non statali – e tutti coloro che atterriti alla sola idea di dover competere con scuole magari meglio organizzate e in cui operano colleghi più preparati, preferirebbero evitare qualsiasi confronto e soprattutto il giudizio degli utenti…

C’è chi teme diseguaglianza e mancanza di uniformità

… nessuna scuola è e sarà mai uguale all’altra; mentre tutte le scuole, quelle statali e quelle non statali, possono migliorare sotto lo stimolo della competizione…

Altri temono l’insegnamento confessionale e la sua intolleranza… è l’eterna lamentela di chi si è sempre battuto contro la società aperta

… a quanti sostengono che le scuole a orientamento confessionale dovrebbero venir cancellate perché “fabbriche di intolleranza”, va ricordato che: proibire e soffocare le differenze può essere – come affermato anni fa dall’allora arcivescovo di Parigi, card. Lustiger – la prima causa della loro violenta esplosione… Le diversità di visioni del mondo e di valori scelti sono l’essenza della società aperta. Proibire le scuole a orientamento confessionale o comunque farle morire per mancanza di fondi equivale alla negazione della società aperta. Ma davvero sarebbe una grande conquista per l’Italia la scomparsa delle scuole libere, laiche e cattoliche, o anche del Liceo israelitico di Roma e di Milano?… Ed è opportuno far qui presente che, per esempio, in Belgio accanto a scuole libere di orientamento cattolico e protestante, troviamo anche istituti gestiti da autorità religiose ebraiche e islamiche; e scuole induiste e islamiche sono in funzione nei Paesi Bassi…

Altri puntano il dito contro l’insegnamento acritico, per esempio, delle scuole cristiane…

… Non c’è bisogno di richiamare Max Scheler per venire a conoscenza del fatto che, per esempio, una fede cristiana consapevole favorisce e potenzia menti critiche. Basterà qui richiamare il fatto che Newton era cristiano, che lo fu Kant, e prima di loro lo furono Cartesio e Pascal. Dunque: Cartesio, Pascal, Newton e Kant – tutti acritici perché cristiani? Acritici: Agostino, Tommaso, Scoto, Ockham?…Hilary Putman è un ebreo osservante: anch’egli, dunque, vittima dell’indottrinamento e mente acritica, sprofondato nel più bieco dogmatismo e un pericolo per la democrazia?… Insegnanti critici si trovano in scuole statali e in scuole non statali; così come guarnigioni di insegnanti dogmatici si trovano in scuole statali e non statali. Solo che dagli insegnanti dogmatici delle scuole statali, le famiglie, che non hanno la possibilità di mandare i propri figli in altre scuole, non possono facilmente difendersi. E che il dogmatismo abbia costituito una malattia grave di tanti docenti, soprattutto negli anni passati, è testimoniato dall’estesa diffusione di non pochi libri di testo – per esempio, di filosofia, letteratura, storia – non costruiti di certo da menti scientifiche, aperte, capaci di dubbi e problematiche, libri di testo che non hanno sicuramente contribuito a formare menti critiche….

Lo Stato liberale non ha un agnosticismo da privilegiare o da imporre.

… l’agnosticismo è una concezione rispettabile, ma non può pretendere di essere onnivora, di ergersi a “religione di Stato”, e a giudice inappellabile di altre scelte di concezioni della vita, non può porgersi come unica prospettiva del sistema scolastico, e presumere di cancellare da questo sistema quello che secoli di storia hanno costruito e ci hanno tramandato: le visioni religiose della vita e della storia – orizzonti di senso e di valori entro i quali spendere la vita…

C’è chi sostiene che solo la scuola di stato puo’ formare il cittadino. La risposta di Angelo Maria Petroni:

… «La tesi è semplicemente falsa sul piano descrittivo (qualcuno può pensare che il cittadino inglese formato ad Eton sia peggiore del cittadino italiano formato nel migliore Liceo statale italiano?). Ma evidentemente è ancora più inaccettabile sul piano dei valori liberali. Dietro di essa vi è l’eterna idea dello Stato etico, di uno Stato che ha il diritto di formare le menti dei propri cittadini/sudditi, sottraendo i giovani alle comunità naturali e volontarie, prime tra le quali quella della famiglia»…

Uno Stato che costringe a comprarsi pezzi di libertà non è uno Stato di diritto.

Oggi il contributo alle scuole private è una miseria

… parecchi affaccendati tribuni nascondono a se stessi e agli altri “interessati” che non è più che una miseria il contributo dello Stato italiano alle scuole paritarie, soprattutto se paragonato al contributo elargito alle scuole non statali da Stati come la Francia, il Belgio, l’Irlanda, la Germania, la Spagna o l’Inghilterra…

Vediamo allora i costi per alunno

… si guardano bene costoro dal fare i conti e dal dire quanto la scuola paritaria (cattolica e laica) fa risparmiare allo Stato. Dai dati Miur 2012: Alunni delle scuole statali 7.737.639; Alunni delle scuole paritarie 1.036.403, di cui 702.997 iscritti alle scuole cattoliche. Finanziamento totale alle scuole statali: € 40.596.307.956; Finanziamento totale alle scuole paritarie: € 498.928.558. Costo allo Stato in media per alunno di scuola statale: € 5.246,60; Costo allo Stato in media per alunno di scuola paritaria: € 481,40. Le scuole paritarie, dunque, in un anno, hanno fatto risparmiare allo Stato la bella cifra di € 5.000.000.000 (cinque miliardi). In dieci anni – con un calcolo per difetto, dato che il numero degli alunni iscritti alle scuole paritarie è progressivamente diminuito – la scuola paritaria ha fatto risparmiare allo Stato oltre 50 miliardi di euro…

No, dico. Mi sembra non ci sia da aggiungere altro.

Non è giusto e soprattutto non è libero un Paese dove una famiglia che iscrive un figlio ad una scuola paritaria debba pagare un pizzo per questa sua scelta di libertà. Uno Stato che costringe a comprare pezzi di libertà non è uno Stato di diritto.

… E, intanto, negli ultimi anni è morta una scuola libera ogni tre giorni – ogni tre giorni è morto un pezzo di libertà…

Su questa reticenza dei laiconi vengono in mente le parole di Cioran

… hanno il bavaglio spalmato di miele…

Ma anche quelle di Hume

… la libertà non si perde tutta in una volta…

E naturalmente – trattandosi di un libro di Antiseri – si chiude giocoforza con l’amato Popper

… il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza…

 

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