La cattiveria di Giuda

Come Giuda: La gente comune e i giochi dell’economia all’inizio dell’epoca moderna (Saggi) di Giacomo Todeschini

La cattiveria di Giuda è talmente ovvia da apparire a molti stereotipata…

… Tutti sanno che era un traditore, un personaggio talmente brutto, così proverbialmente malvagio e infido, da diventare ridicolo. In effetti parlarne o scriverne, benché da ultimo vi sia una nuova attenzione per l’apostolo infame, continua ad apparire superfluo…

Praticamente un mostro. Ma in che senso?…

… Sin dal Medioevo, del resto, e dalla «leggenda» che lo immortalò come mostro perversamente incestuoso e parricida, Giuda è stato rappresentato e divulgato nel segno dell’anomalia e della eccezione…

Giuda è anche lo specchio di un’azione economica insensata, di un calcolo fatto scorrettamente, di un investimento aberrante innanzitutto per le modalità con cui è condotto…

… Giuda, in effetti, ha reso e rende possibile pensare la mala fede come un’azione economica criminale e insensata a un tempo. È in Giuda che, forse per la prima volta, un comportamento economico aberrante per definizione è stato definito la faccia triviale di un’incapacità di comprendere la Verità…

Ancora recentemente Giuda è stato accostato alle bolle finanziarie

… taluni economisti abbiano fatto uso dell’espressione l’economia di Giuda[1] per riflettere sull’esplosione recente di un’economia finanziaria e improduttiva su scala planetaria…

Giuda è un traditore della fiducia e la fiducia è la base dell’economia di mercato…

… In che modo si fa una scelta economica? Perché si decide di comprare questo o quello? Come mai tanta gente decide, ha deciso, oggi come nell’Ottocento bancarottiere descritto da Émile Zola, di affidarsi a chi – apparentemente autorevole – le consigliava di investire i propri risparmi in titoli di credito a rischio? Perché questa folla si è fidata?…

Il mercato dei primordi usa complesse simbologie per rimandare alla Fiducia che lo sostiene e che non puo’ venire dall’alto, ovvero da uno stato ancora assente…

… Si potrebbe anche dire che il «mercato», considerato nelle sue prime manifestazioni concrete e locali (i mercati, appunto), rivela una natura nitidamente metaforica, e appare, più che come un organismo a sé stante, come un metalinguaggio o una metaistituzione: ossia come un insieme che di continuo allude ad altri discorsi e ad altre realtà… rinvia di continuo e sistematicamente al contesto di relazioni sociali, affettive, religiose, culturali che contengono i «mercati»…

Chi fissa il prezzo delle merci? Il ruolo dei fideles…

… Se è vero che sono la scarsità, la qualità e l’apprezzamento individuale a fare il prezzo di una cosa, come si comincia a stabilire sin dal Duecento, è altrettanto vero che il giudizio riguardo all’equilibrio dei prezzi e dunque l’ultima parola in materia di prezzo e valore, ossia in materia di scarsità, abbondanza, gradevolezza di un oggetto, spetta a coloro che le élite politiche e religiose riconoscono come più esperti, più fidati, più conosciuti e più rispettabili, in una parola ai più fideles sulla scena sociale ed economica. Il diritto di far funzionare i mercati è riconosciuto, quindi, essenzialmente a questa microcomunità di esperti…

Il bene comune e le regole non scritte…

… Poiché le «regole» dei mercati erano dunque tanto politiche quanto economiche, non è strano che l’inadeguatezza a comprenderle, eventualmente derivante da molteplici cause, economiche, appunto, oppure religiose, culturali e civiche, e riguardante dunque gran parte di quanti nominalmente partecipavano ai giochi dell’economia, venisse cifrata in termini di incapacità di partecipare a quanto l’espressione bene comune enigmaticamente significava…

Giuda: il simbolo di chi non capisce l’economia e non è in grado di entrare nel gioco economico…

… Fu tuttavia «Giuda», in quanto personaggio lentamente costruito nei secoli, a riassumere corposamente in sé e a rendere divulgabili i diversi aspetti di un’inettitudine e di una incomprensione economica, in se stesse identiche al tradimento degli ideali di pubblica felicità che l’Occidente cristiano aveva progressivamente edificato…

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Giuda è rozzo: non comprende il delicato meccanismo dei mercati…

… analizzare la figura di Giuda nella storia anche secondo una considerazione di stampo economico: la sua incapacità di valutare la propria utilità accettando uno scambio tra l’incommensurabile figura di Cristo con una misera somma di denaro viene descritta come “rozzezza economica”…

Il suo è un “primitivismo razionale”, manca di empatia e di segnali.

Primo segno di rozzezza:

… l’incomprensione da parte di Giuda del valore che Maddalena sparge in forma di unguento sul capo di Cristo…

Il disprezzo per chi non coltiva in modo oculato i propri interessi di lungo periodo…

… La mancanza di attenzione per il proprio interesse è indicata da Adam Smith nel 1759 come l’origine di un disprezzo sociale ben meritato. Di una disistima per chi dimostra nei fatti di non capire, nello stesso tempo, quello che gli conviene e quello che è di pubblica utilità[2]. La noncuranza per il proprio ruolo sociale ossia per la propria reputazione era del resto, già nel Duecento, indicata come una forma di bestialità economica[3]…. Nel centro di questa indifferenza per la propria utilità e per quanto, da un giorno all’altro, la poteva determinare, stava secondo i teologi e i giuristi medievali come, secoli dopo, per Adam Smith, una fondamentale rozzezza economica…

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Giuda come deviante…

… verrà un poco alla volta definito fino a farne il modello e l’archetipo di una personalità economicamente deviante… Uno dei primi caratteri che vennero rilevati nella incerta rappresentazione evangelica della figura di Giuda fu, tra Oriente e Occidente, la rozzezza del suo intendimento; o, in altre parole, il primitivismo razionale che pareva stare al fondo del suo tradimento…

Il termine “giudaico”…

… si definiva «giudaica» la tendenza umana a pensare la divinità nei termini di una razionalità concreta e contingente, in qualche modo fisica…

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Giuda è il selvatico, l’inadatto al gioco…

… Ma Giuda è anche il tipo dell’ignaro disadatto a qualunque tipo di gioco economico in conseguenza della sua connaturata selvatichezza….

Per giocare correttamente non serve solo conoscere le regole del gioco stesso ma avere un atteggiamento improntato alla socialità rispetto al contesto e agli altri giocatori: il gioco non si distacca dal vivere comunitario, ne è parte integrante.

Giuda invece ha una natura furtiva, poco trasparente… non produce conoscenza comune

… la natura furtiva di Giuda, derivato della sua insipienza, ora è posta in diretto rapporto con una rappresentazione del Cristo, degli averi di Cristo, intesi come analoghi alla “cosa pubblica”, allo Stato…

Giuda traditore della cosa pubblica

… la natura furtiva di Giuda, che, come si è visto, era null’altro che un derivato della sua insipienza ossia della sua incapacità «carnale» di comprendere le verità della fede, ora è posta in diretto rapporto con una rappresentazione del Cristo, degli averi di Cristo, che li intende come analoghi se non identici alla «cosa pubblica», allo Stato: uno Stato che per Agostino poteva ovviamente rinviare soltanto alla maestà sacrosanta dell’Impero romano e alla persona divina dell’imperatore insediato a Costantinopoli…

Giuda contro l’ordine costituito

… storicamente la figura del Giuda è riapparsa per segnalare l’abiezione dei monaci avari e avidi di ricchezze private. Dopo il Mille Giuda poteva rappresentare sia chi vendeva cose sacre sia chi si rivoltava contro la sacralità dell’Ordine costituito dal pontefice romano… significato di questo personaggio si è dunque delineato con una sempre maggiore specificità economica…

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In società ci sono posizioni vulnerabili a cui il monito di Giuda si rivolge in modo mirato…

… tutti coloro che, svolgendo funzioni amministrative subalterne, potevano facilmente essere sospettati di non comprendere il senso profondo di quanto facevano e dunque di tradire il mandato che avevano ricevuto…

Ma Giuda simbolo del male è anche il primo impulso dell’antisemitismo

… Ragionando sulla «leggenda di Giuda», molti studiosi hanno ritenuto che essa sia significativa soprattutto nell’ambito di una ricostruzione della storia dell’antisemitismo o comunque delle sue premesse medievali…

Il semita comincia ad essere visto come l’elemento disgregante della comunità, con la sua avidità non possiede una visione sufficientemente ampia di cosa sia il mercato.

Giuda è il simbolo di colui che non coglie il valore della convivenza armoniosa

… Tra XII e XIII secolo la perversità di Giuda tendeva ad apparire come identica a una natura, un’indole animalisticamente incapace di afferrare il significato profondo della convivenza economica e sociale e in cui la sua avarizia risultava sempre più come il nucleo profondo della sua mostruosità e che poneva la domanda riguardante in generale il perché della devianza concretizzata nella società da comportamenti economici aberranti…

Giuda sarà anche cittadino ideale nella modernità, dove il rapporto di fiducia è garantito dall’autorità suprema dello stato, ma è elemento di perturbazione laddove la fiducia va costruita tra pari e deve emergere dal basso…

… Tra XII e XIII secolo la perversità di Giuda tendeva ad apparire come identica a una natura, un’indole animalisticamente incapace di afferrare il significato profondo della convivenza economica e sociale e in cui la sua avaritia risultava sempre più come il nucleo profondo della sua mostruosità e che poneva la domanda riguardante in generale il perché della devianza concretizzata nella società da comportamenti economici aberranti…

Una certa “etica degli affari” era essenziale anche per garantire aderenza tra valore e prezzo delle merci…

… una civiltà come quella dell’epoca, che si stava organizzando economicamente secondo un sistema di relazioni tra mercati, si poneva dunque come centrale la questione relativa all’equivalenza fra valore e prezzo delle cose… L’incapacità di capire la differenza fra valore e Valore, oppure fra un interesse immediato e un profitto futuro incomparabilmente maggiore, caratterizza definitivamente la maschera di Giuda sul finire del XII secolo…

Volete farvi un’immagine plastica di Giuda? Osservate come vengono raffigurati i mercanti cacciati dal Tempio…

… Uno sguardo alle raffigurazioni della cacciata dei mercanti dal Tempio prodotte fra XI e XIV secolo, per esempio quelle proposte dell’Evangeliario di Matilde di Canossa o da un codice bolognese del primo Trecento (figg. 1 e 3), potrà far ulteriormente riflettere su come questi «mercanti» scacciati venivano immaginati e pensati: la loro confusione di folla qualunque, il loro disordinato affaccendarsi, la loro quotidiana carnalità saltano agli occhi, segnando la loro identità di gruppo come probabilmente non appartenente all’area del Tempio. Ancora in piena età moderna, da Jan Sanders Van Hemessen a Jacopo Bassano (fig. 2), dal Greco a Jacob Jordaens e Rembrandt, i «mercanti» cacciati dal Tempio saranno raffigurati come una folla impura e grottesca…

L’usura e le pratiche simoniache vengono costantemente abbinate al malvagio…

… La possibilità legittima di determinare il prezzo di una cosa, o di una prestazione, o di un favore, dunque di stabilire un rapporto fra valori a volte uguale a quello più consueto, a volte diverso da quello corrente sino a quel momento, venne quindi messa a fuoco gradualmente fra XII e XIII secolo nell’ambito prima delle controversie intorno alle pratiche «simoniache», poi definendo quello che si doveva intendere con la parola usura…

Il concetto di dono era centrale per elaborare il concetto di prezzo giusto…

… dimostrata la continuità nell’economia trecentesca tra doni e misericordie da un lato e investimenti spese e profitti dall’altro; si analizza qui come tale economia sia fattore importante nella generazione della nozione di prezzo “giusto” e della formazione di élite che regolavano un mercato…

Il giusto e lo speculatore

… era possibile definire l’appartenenza all’organizzazione economica «dei buoni e dei giusti» a partire dalla capacità individuale di comprendere la differenza che esisteva, tanto dal punto di vista economico quanto da quello politico, fra un guadagno assolutamente sicuro e un guadagno probabile ma non certo…

Il sistema degli scambi economici esisteva dunque su più livelli…

… Primo fra tutti lo scambio realizzato nella forma dello scambio di favori, del dono o dell’elemosina protratta nel tempo, ma anche della «restituzione» di una percentuale di ricchezza di cui si potesse prevedere l’iniqua acquisizione[32]. Chi sapeva correttamente giocare il gioco dell’economia praticando normalmente questo tipo di transazioni che, con gli occhi dell’odierna economia liberista o neoliberista, possono apparire non-economici, assumeva in modo compiuto i caratteri dell’autenticità cristiana…

Non era facile essere un buon operatore economico nella cristianità: qual è la giusta entità del dono? E quello della mancia? E quello della liberalità?

Il capitalismo contemporaneo richiede molto meno: basta osservare alcune regole di base (rispettare i contratti e la proprietà altrui) dopodiché ci si puo’ dedicare ai propri interessi speculativi. Un tempo l’imprenditore doveva essere anche politico, visto che la politica latitava. Non è un caso se i grandi imprenditori, come per esempio i Medici, furono anche politici importanti.

 

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