Il bene dove non te l’ aspetti

Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo.  Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste,  fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi“.  Allora i giusti gli risponderanno, dicendo: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?  E quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato? O ignudo e ti abbiamo rivestito?  E quando ti abbiamo visto infermo, o in prigione e siamo venuti a visitarti?

Matteo 25, 34-39

Dolo e colpa sembrano all’origine degli atti che stigmatizziamo.

Senza dolo o colpa è difficile emettere una sentenza di condanna morale.

L’atto criminale non merita assoluzione, ma nemmeno su un comportamento macchiato da colpe è possibile sorvolare.

La considerazione è importante perché il crimine è grave ma la semplice “colpa” molto più diffusa.

Se Mister Y guida ubriaco e investe un bimbo sulle strisce si macchia di una grave colpa.

D’accordo, non voleva uccidere, nel momento in cui guidava non era consapevole, se ci limitassimo a quel lasso di tempo lui sarebbe innocente: non c’è né colpa né dolo nell’incidente che procura.

In effetti, se qualcuno viene drogato da terzi con la forza non puo’ certo essere ritenuto eticamente responsabile di quel che combina dopo.

Mister Y è “colpevole” perché “avrebbe potuto/dovuto” conoscere i rischi che correva. Riteniamo la sua negligenza una forma larvata di intenzione.

***

Fin qui tutto liscio, ma ecco che cominciano i problemi.

Facciamo il punto: un tribunale morale chiamato a condannare, condanna solo per dolo e per colpa. La presenza di un’intenzione nell’imputato – chiara o larvata – sembra fare la differenza.

Pensiamo ora ad un tribunale dedito ai premi anziché alle condanne. Sembrerebbe che basti agire in modo simmetrico per essere equi.

Il dolo ha una facile corrispondenza: al criminale si contrappone il giusto. A Hitler si contrappone San Francesco.

Ma qual è il contraltare del “colpevole”? Qual è il contraltare di Mister Y?

Chiamiamolo Mister X.

Si nota subito che alla nostra intuizione immediata un simile personaggio sfugge, tanto è vero che non abbiamo una parola per identificarlo con chiarezza.

Il colpevole (Mister Y) trascura un male eventuale che poi si realizza, per questo lo condanniamo.

Mister X dovrebbe essere un tale che trascura un bene eventuale che poi si realizza, per questo dovremmo ammirarlo!

Esiste una persona del genere?

Per capire la spiazzante asimmetria si propone spesso l’esempio del manager avido: a costui viene sottoposto un business plan promettente che realizza alti profitti ma che come effetto collaterale deteriora l’ambiente. Lui reagisce così: “dell’ambiente me ne frego, mi interessano solo i profitti, procediamo”. Che dire di un simile figuro? La nostra condanna morale è immediata e senza appello.

In una variante della storiella però al manager viene proposto un piano che realizza alti profitti e in più, come effetto collaterale, migliora l’ambiente. Lui reagisce così: “dell’ambiente me ne frego, mi interessano solo i profitti, procediamo”. Richiesti di un giudizio etico ora che facciamo? Ci profondiamo in elogi così come prima abbiamo condannato con sprezzo? Se seguissimo la logica del giudizio precedente dovremmo farlo, in fondo siamo in una situazione perfettamente simmetrica.

Cio’ che ci rende difficile elogiare il manager avido è cio’ che ci rende difficile intuire l’esistenza di Mister X, anche se realizziamo in modo chiarissimo l’esistenza del suo contraltare, Mister Y.

Cerchiamo ora di correggere il nostro bias cognitivo attraverso la ragione: Mr Y trascura un male eventuale che poi si realizza, noi lo condanniamo moralmente. Mr X trascura un bene eventuale che poi si realizza, noi dobbiamo elogiare moralmente il suo comportamento.

***

Vediamo ora le conseguenze teologiche che derivano dall’eliminazione del bias cognitivo di cui sopra.

Padre Tosato dice che il messaggio evangelico puo’ convivere con la logica del capitalismo solo se siamo disposti ad accettare come meritorio un bene prodotto senza chiara intenzionalità.

A prima vista la cosa non sembra fattibile.

Ma noi già accettiamo come perfettamente naturale  la situazione simmetrica, ovvero deprechiamo un male prodotto senza intenzionalità: quello dell’ubriaco che investe il bambino.

L’imprenditore (Mister X) potrebbe essere il contraltare dell’ubriaco (Mister Y): pensa solo al suo profitto ma crea ricchezza per tutti. Non pensa direttamente al bene che diffonde ma lo realizza in concreto.

L’ubriaco (Mister Y) pensa solo al suo piacere ma porterà la morte in strada: non ci pensa, non lo vuole ma non per questo è meno responsabile. 

Così come Mister Y è condannabile e merita l’ Inferno, Mister X è ammirabile e merita il Paradiso.

Mister Y avrebbe potuto pensare al possibile male e frenarsi. Non lo ha fatto. Merita una condanna all’ Inferno.

Mister X avrebbe potuto pensare al possibile bene e frenarsi. Non lo ha fatto. Merita un’ assunzione in Paradiso.

Il tutto contro la nostra distorta intuizione, ma conformemente alla nostra ragione.

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