Strage di Bologna – parte seconda

La strage alla stazione di Bologna – I nemici della Repubblica: Storia degli anni di piombo (Italian Edition) Vladimiro Satta

Parte prima

***

Il problema del movente

Premesso che, storicamente, gli attentati contro impianti ferroviari erano nel repertorio di alcuni gruppi di estrema destra, la sentenza di Cassazione n. 14890/95 ha stabilito che «la strage di Bologna era oggettivamente compatibile con la strategia terroristica che in quel momento una parte della destra eversiva stava attuando

Note:LA STRATEGIA FERROVIARIA

il fallimentare attentato del 1973 al treno Torino-Roma eseguito da Nico Azzi e quelli cosiddetti minori degli anni 1974 e 1975 sulla linea ferroviaria tra Chiusi e Arezzo in ordine ai quali erano stati condannati Luciano Franci e Mario Tuti.

Note:I PRECEDENTI ATTENTATI CON CUI SI STABILIVA UN LEGAME

Le fonti da cui si ricavava la compatibilità tra l’attentato del 2 agosto 1980 e l’attività dell’ultradestra in quel periodo erano: un «manoscritto rinvenuto pochi giorni dopo la strage, in una cabina telefonica di Bologna, nel quale si rivendicava che d’ora in poi lo scopo della lotta allo Stato era quello di causare le massime perdite possibili»;31 l’allarme lanciato a luglio 1980 da un simpatizzante della destra extraparlamentare detenuto, Vettore Presilio, il quale disse di avere appreso che i fascisti progettavano un attentato contro il magistrato trevigiano Giancarlo Stiz e altre azioni clamorose non meglio specificate; le dichiarazioni rese un paio di mesi dopo la strage da Leonardo Giovagnini, direttore dell’emittente locale di estrema destra Radio Mantakas, il quale riferì che nel luglio precedente Roberto Fiore, di Terza posizione, gli aveva confidato che «i militanti erano armati e pronti a compiere azioni terroristiche».

Note:LE FONTI CHE COLLEGAVANO LA STRAGE ALLA DESTRA. POCO PROBANTI

il terrorismo, sia indiscriminato che contro obiettivi ben individuati, […] può essere indicato per scatenare l’offensiva contro le forze del regime contando sull’impressione prodotta sia sul nemico che sulle forze almeno in parte a noi favorevoli. […] È indubbio che si avrà quasi automaticamente un estendersi della lotta armata, favorita anche dalla prevedibile recrudescenza della repressione. […] Il cecchinaggio, pur valido da un punto di vista tattico, non è di per sé sufficiente.

Note:DOCUMENTO RINVENUTO A NUORO. REDATTO FORSE DA TUTI

Tuttavia la pertinenza di questo documento è discutibile, per ragioni soggettive e oggettive. Soggettive, perché gli estensori, pur essendo fascisti, non coincidono né con i condannati per la strage di Bologna né con i Nar…. nel caso della stazione di Bologna, dove sono le rappresaglie, le ritorsioni e gli ultimatum fascisti che secondo il documento avrebbero dovuto permettere di dirottare l’eventuale odio popolare verso le autorità?

Note:DUBBI

L’ennesima riprova della difficoltà di trovare un movente fascista convincente si riscontra nelle riflessioni extragiudiziali del magistrato Vittorio Borraccetti. L’autore, a conclusione di un esame critico dei moventi che teoricamente i fascisti potevano avere, si trova a ripiegare sull’irrazionalismo puro:

GIUDICE BORRACCETTI: L”IRRAZIONALISMO COME UNICO MOVENTE

Il Sismi e l’operazione «Terrore sui treni»

confezionamento di una pista investigativa da parte del capo del Sismi Giuseppe Santovito e di due ufficiali del Servizio, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Costoro inventarono che una «fonte» del Servizio aveva preannunciato l’attuazione di un programma eversivo accompagnato da attentati dinamitardi – denominato «Terrore sui treni» – e poi, con l’aiuto del maresciallo Francesco Sanapo, fecero collocare su un treno della linea Taranto-Milano una valigia contenente materiali altamente indizianti: esplosivo dello stesso tipo di quello usato per la strage di Bologna,

Note:LA FALSA PISTA

la messinscena «Terrore sui treni» fu trattata nell’ambito della presunta costituzione di un «centro di potere arbitrario ed occulto» all’interno del servizio segreto militare, detto «SuperSismi» o «SuperEsse», a opera di appartenenti al Servizio stesso e di estranei, tra cui il cosiddetto «faccendiere» Francesco Pazienza.

Note:SUPERSISMI

Un anno dopo, in appello, gli imputati furono però assolti dall’accusa di associazione a delinquere per insussistenza del fatto, e condannati per peculato e reati minori.

Note:SUPESISMI SMONTATO

È pacifico che il contenuto della valigia del gennaio 1981 e le notizie sul piano «Terrore sui treni» messe in circolazione dagli ufficiali del Sismi erano tali da intrecciarsi strettamente con l’inchiesta sulla strage del 2 agosto 1980 e che l’intervento di Santovito, Musumeci e Belmonte configura una manipolazione, la quale va di gran lunga al di là delle renitenze del Sid a collaborare con l’autorità giudiziaria registratesi nei primi tempi delle indagini su Piazza Fontana,

Note:FATTI GRAVI. PEGGIO CHE LE RETICENZE DEL SID ALL’EPOCA DI PIAZZA FONTANA

C’è da aggiungere che anche Licio Gelli fu condannato per avere interferito nelle indagini. Nella prima decade di settembre 1980 il capo della P2 disse a un funzionario del Sisde, Elio Cioppa, che bisognava guardare all’estero invece che in Italia e secondo i giudici, ivi compresi quelli di Cassazione, i servizi segreti recepirono l’indicazione, essendo asserviti al Gelli.

Note:GELLI INTERFERISCE CONDANNATO.

Poiché della strage del 1980 sono stati dichiarati colpevoli Fioravanti, Mambro e Ciavardini, la definizione di depistaggio usata per la manipolazione effettuata dai tre uomini del Sismi nel 1981 è compatibile con la condivisione delle sentenze a carico dei neofascisti solo nella misura in cui si dimostri che «Terrore sui treni» serviva a stornare i sospetti dai futuri condannati e dal loro ambiente. Tuttavia, già nel 1986 uno fra i sostenitori della matrice fascista della strage di Bologna, il magistrato Borraccetti, notava a proposito di «Terrore sui treni», che per la verità questa creazione di falsa prova sembra almeno in parte avere avuto lo scopo di assecondare l’indirizzo delle indagini, non di smentirlo, se è vero che la collocazione della valigia su di un treno proveniente da Taranto consentiva di collegare il fatto ai soggiorni di Mauro Addis, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, nonché di altri personaggi della destra, in quella città. […] Certo non si può non riflettere sul fatto che questo intervento dei servizi, se da una parte sembrava voler indicare agli inquirenti una pista straniera, dall’altra rafforzava l’indirizzo delle indagini verso un determinato settore della destra eversiva, quello di Valerio Fioravanti.

Note:BORRACCETTI: TERRORE SUI TRENI SEMBRA AGEVOLARE LA CONDANNA DEI NEOFASCISTI, NON OSTACOLARLA

i biglietti aerei presenti nella valigia rinvenuta il 13 gennaio 1981, pur essendo intestati a due stranieri, avevano a che fare con i Nar. I biglietti risultavano comprati a Bari da un giovane la cui descrizione fisica era associabile a Giorgio Vale, tanto che pochi giorni più tardi Santovito poté comunicare plausibilmente all’autorità giudiziaria che l’acquirente era proprio lui, persona notoriamente in contatto con Cavallini e Fioravanti, al punto che taluni giornali avevano pubblicato insieme le foto dei tre. Per giunta, da un controllo sulle prenotazioni per i voli da Milano verso Francia e Germania partiti nella stessa data dei biglietti aerei della valigia, emersero i nomi «Fiorvanti» e «Bottacin». Lo pseudonimo «Bottacin» era quasi uguale a «Bottagin», il nome recato da un documento falso usato da Cavallini quello stesso inverno e, ovviamente, «Fiorvanti» faceva pensare a Valerio Fioravanti.

Note:ALTRO ELEMENTO PER IPOTIZZARE UN’AZINE DEL SISMI CONTRO I NAR DI FIORAVANTI

Colombo rovescia la valutazione dei giudici e definisce la finzione montata dal Sismi un «impistaggio» anziché un depistaggio,

Note:IMPISTAGGIO

rispose infatti negativamente al giudice istruttore di Bologna il quale gli aveva domandato se fossero compartecipi del piano eversivo «Terrore sui treni» gli imputati della strage di Bologna Sergio Calore, Dario Pedretti, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Paolo Signorelli e «che parte avessero avuto i Nar» nel nuovo progetto: «È stato escluso il legame con i Nar, come è stata esclusa la partecipazione alla strage dei nominativi segnalati» scrisse Santovito all’autorità giudiziaria.

Note:MA SANTOVITO DAL GIUDICE HA SEMPRE NEGATO UN COINVOLGIMENTO DEI NAR

Rimangono inesplicati, o peggio inesplicabili, i motivi per i quali il Sismi avrebbe agito dolosamente in favore dei Nar. Fioravanti, Mambro e Ciavardini non erano Guido Giannettini, ovvero non c’erano tra loro e gli apparati di sicurezza rapporti pregressi da nascondere

Note:NON CHIARI IL MOVENTE DEL SUPERSISMI

lo scopo non era tanto di incastrare questo o quel fascista, quanto di alimentare la generica convinzione che la strage di Bologna fosse «nera». Peraltro, non a fini antifascisti: qualora per la strage di Bologna, come per quella di Peteano, fosse stato possibile instradare l’inchiesta verso gli attivisti di Lotta continua o verso un gruppo di giovani pregiudicati per reati comuni, forse Santovito, Musumeci e Belmonte avrebbero disseminato falsi indizi in direzione di questi ultimi anziché di Fioravanti

Note:OBBIETTIVO: INCASTRARE I FASCISTI. MA PER PROTEGGERE CHI?

Il terrorista tedesco Kram e la pista palestinese

In partenza, si osserva che la presenza di Kram a Bologna la mattina della strage è sicura – a differenza di quella dei neofascisti condannati – e che a lui, in quanto appartenente a un gruppo collegato al terrorismo mediorientale, si può attribuire un movente: la ritorsione, in conseguenza della rottura del patto tra Italia e guerriglieri palestinesi avvenuta con gli arresti di Ortona del 1979, il connesso arresto del giordano Saleh e la celebrazione di un processo su queste vicende davanti al tribunale di Chieti, che in primo grado aveva visto la condanna degli imputati

Note:PRESENZA SICURA E MOVENTE CERTO

Secondo la ricostruzione che prende le mosse da Kram, delineatasi nel corso dei lavori dell’ex Commissione Mitrokhin,52 l’attentato sarebbe stato eseguito dal gruppo di Carlos, formazione nata nella seconda metà degli anni Settanta e parzialmente composta da soggetti che, come il fondatore di Separat, in precedenza avevano militato nei ranghi del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) sotto la guida di Wadi Haddad, deceduto nel 1978.

Note:CARLOS

Carlos, invero, nega responsabilità sue e dei suoi uomini nella strage di Bologna, ma al tempo stesso dice che alcuni di essi videro Kram, «un insegnante comunista di Bochum» che dunque conoscevano, uscire dalla stazione di Bologna «pochi istanti prima dell’esplosione».56 Se avevano visto Kram, significa che erano lì anche loro.

Note:CARLOS NEGA MA…

La presenza di Kram a Bologna la mattina dell’attentato

Kram ha raccontato alla stampa e nel testo consegnato agli inquirenti che ai primi di agosto 1980 era in vacanza, contava di fermarsi a Milano e a Firenze da amici conosciuti durante suoi precedenti soggiorni in Italia e aveva fatto tappa a Bologna casualmente… Inoltre ha fatto notare che viaggiava con documenti autentici, cosa alquanto strana per uno che è in trasferta al fine di compiere un grave atto terroristico. I magistrati Alfonso e Cieri, però, giudicano incomprensibile il mancato soggiorno di Kram a Milano e la sua immediata ripartenza da lì, hanno accertato che nessuna corriera fece servizio da Bologna a Firenze nel giorno indicato dall’indagato

Note:A BOLOGNA IN VACANZA?

Kram, nel 1980, ancora non era latitante (lo diverrà nel 1987). La polizia della Germania Ovest lo sospettava di essere un fiancheggiatore del gruppo armato Rz e già dal 1979 aveva chiesto a quella italiana di tenere d’occhio l’uomo in occasione dei suoi movimenti nel nostro Paese, come riferì lo stesso Kram a «il manifesto» nel 2007. Ciò significa che egli, tornando in Italia nell’estate 1980, sapeva che poteva capitargli di essere sottoposto a un controllo, come in effetti avvenne il 1° agosto al valico di Chiasso, in ingresso dalla Svizzera.

Note:PERCHÈ VIAGGIAVA CON DOCUMENTI AUTENTICI?

Il movente palestinese

Qualora l’attentato fosse stato effettivamente eseguito da Kram, il movente dei suoi eventuali mandanti sarebbe la punizione dell’Italia per avere sequestrato i missili di Ortona e avere arrestato e condannato Saleh e i suoi complici, in violazione del «lodo Moro».

Note:MOVENTE: VIOLAZIONE DEL LODO MORO

dopo l’arresto degli autonomi e del giordano [Baumgartner, Nieri, Pifano e Saleh] il Giovannone fu veramente preoccupato per le reazioni palestinesi e pervenne a suggerire, dopo che [il 25 gennaio 1980] i predetti furono condannati, di adottare forti riduzioni di pena, […] diversamente sarebbero ripresi gli attentati in Italia, anche senza la loro etichetta.

Note:TESTIMONIANZA DEL DIRETTORE DEL SISMI ALL’ EPOCA

al tribunale di Chieti una lettera, messa agli atti il 10 gennaio. La missiva affermava che: i lanciamissili erano di proprietà dello Fplp; non era intenzione di nessuno usarli in Italia, bensì si trattava di un trasporto verso l’estero;

Note:IL FRONTE RIVENDICA I MISSILI

Il 15 gennaio l’Ucigos trasmise alle questure di Roma e di Bologna un appunto, pervenuto da «fonte qualificata», nel quale si parlava di contatti informali tra il fondatore dello Fplp George Habash e «ambienti diplomatici arabi» per «far pressione sul governo italiano al fine di ottenere la liberazione di Saleh» e si avvertiva che il leader palestinese «non escluderebbe il ricatto terroristico» pur di averla vinta.

Note:PRESSIONI

«sulla base di precise direttive del Governo di cui erano al corrente tutti i Ministri prendemmo contatti con i Palestinesi dei vari gruppi e ci accordammo per evitare attentati che coinvolgevano l’Italia; […] in questi accordi era compreso un patto di tolleranza da parte dell’autorità italiana nei confronti di patrioti palestinesi»

Note:LODO MORO

Giovannone suggerì di «adottare forti riduzioni di pena» a beneficio dei condannati, perché altrimenti «sarebbero ripresi gli attentati in Italia». Lo Fplp, continua Di Napoli, «avallò la tesi del Giovannone», avvertì che «sarebbe stato vano, da parte dell’Italia, ogni appello a Fatah» per scongiurarli e «fece richiesta di clemenza».

Note:CHIESTE FORTI RIDUZIONI DI PENA PER SCONGIURARE ATTENTATI

Il 2 agosto, a un mese esatto dall’inizio del processo di secondo grado, ci fu la strage. Dato che dopo il 2 agosto 1980 non ci furono altri gravi attentati esplosivi fino a quello del 1984 (bomba sul treno 904) al quale lo Fplp è comunque totalmente estraneo, è più ragionevole supporre che i palestinesi abbiano provvidenzialmente rinunciato ad attuare le loro documentate minacce, o supporre che la strage di Bologna sia opera loro?

Note:BOLOGNA. UNICO ATTENTATO PAPABILE

Un’amnesia collettiva

La prima discussione in Parlamento sulla strage di Bologna si svolse il pomeriggio del 4 agosto in Senato, dove il presidente del Consiglio Cossiga si sbilanciò in favore di una matrice nazionale di estrema destra.

Note:COSSIGA TRASCURA I PALESTINESI

Fece però eccezione l’intervento del missino Michele Marchio, il quale domandò «a che punto sono le indagini sulle responsabilità che senza dubbio incombono sul cittadino giordano residente a Bologna (che fu arrestato assieme a Pifano) dove esiste un’organizzazione terroristica di cittadini giordani, che si fanno passare per volenterosi studenti»,

Note:L’ECCEZIONE MISSINA

l’unica pista internazionale prospettata fu una pista libica, secondo la quale la bomba di Bologna poteva essere una terribile risposta di Gheddafi alla firma di un trattato tra Italia e Malta, avvenuta proprio il 2 agosto, che ledeva gli interessi libici nell’isola. Nell’ipotesi che il mandante fosse Gheddafi, avanzata dal ministro Antonio Bisaglia e in seguito sostenuta vigorosamente dal sottosegretario Giuseppe Zamberletti, Bologna sarebbe stata una replica di un messaggio inutilmente già lanciato con il disastro aereo di Ustica.

Note:LA PISTA LIBICA

Saleh, Kram e le autorità italiane dopo la strage

Il caso di Saleh, che a livello pubblico sembrava dimenticato, fu riaperto riservatamente nel 1981. Una nota Sismi del 15 luglio affermava che il magistrato della procura di Roma Domenico Sica, durante i primi mesi dell’anno, si era incontrato in Libano con esponenti dello Fplp… E questa volta andò diversamente rispetto agli avvertimenti del 1980: il 14 agosto l’arabo uscì di prigione, sebbene la sua libertà fosse parziale, in quanto per un certo tempo gravò su di lui l’obbligo di firma presso la questura di Bologna.

Note:1981 SI RIAPRE IN GRAN SEGRETO IL CASO SALEH

Il processo di secondo grado a Saleh si concluse il 18 gennaio 1982, con una condanna a cinque anni di reclusione (due meno di quelli inflittigli in primo grado) e nel 1983 l’arabo, il quale avrebbe dovuto scontare una pena residua di un anno e tre mesi, si rese irreperibile.

Note:SALEH CONDANNATO CON SCONTO. POI IRREPERIBILE

Kram non era fascista, al contrario era di estrema sinistra e per giunta, all’epoca, non si avevano indizi idonei a mettere in relazione il tedesco con il terrorismo mediorientale tramite l’organizzazione di Carlos. Non di meno, Kram era pur sempre l’unico personaggio sospetto sicuramente presente nel luogo sbagliato

Note:KRAMM. PERCHÈ NON SI INDAGÒ OLTRE?

Le valutazioni degli inquirenti bolognesi

«l’esistenza del “lodo Moro”» o comunque di un accordo «la cui violazione avrebbe indotto la reazione stragista non ha trovato alcuna conferma precisa nelle indagini della polizia

Note:PERCHÈ LA PISTA PALESTINESE È SATA ACCANTONATA? DUBBI SUL LODO MORO

il coinvolgimento del gruppo Carlos nella ideazione ed esecuzione della strage non hanno trovato alcuna conferma indiziaria

Note:SECONDO MOTIVO

L’ipotesi di coinvolgimento del gruppo Carlos, a ben vedere, passa non solo e non tanto attraverso Saleh, quanto attraverso Kram… La presenza di Kram nel posto sbagliato al momento sbagliato, storicamente accertata e priva di adeguata giustificazione da parte dell’interessato, costituisce appunto un indizio.

Note:MA

La presenza di Kram nel posto sbagliato al momento sbagliato, storicamente accertata e priva di adeguata giustificazione da parte dell’interessato, costituisce appunto un indizio.

INDIZIO CHIARO

L’esistenza di un accordo convenzionalmente chiamato «lodo Moro» e i suoi contenuti sono stati illustrati ampiamente in altre pagine di questo volume e non occorre ripetersi, bensì fare presente che c’è già una cospicua produzione storiografica, pubblicistica e parlamentare al riguardo. Si tratta perciò di una materia per la quale non ha senso rimettersi invece a nuove indagini da parte della polizia giudiziaria, né affidarsi alla memoria di taluni politici o ufficiali del Sismi… Purtroppo, quando Alfonso e Cieri hanno avviato le loro indagini Moro, Giovannone, Pennacchini e i pochi altri che sapevano tutto erano ormai scomparsi e non potevano più rispondere alle domande

Note:IL LODO MORO ESISTE. POCHI DUBBI

L’assenza di una versione scritta del «lodo Moro», con ogni probabilità, era una precauzione originata dalla consapevolezza che l’accordo aveva contenuti incompatibili con l’ordinamento giuridico italiano.

Note:IL LODO NON ERA UNO SCRITTO. OVVIO.

Se poi si accoglie l’idea che la finzione «Terrore sui treni» sia stata un depistaggio sì, ma ai danni di Fioravanti e Mambro invece che a loro beneficio, ecco che la volontà di nascondere la matrice palestinese pur di non provocare un terremoto diplomatico fornisce pure una spiegazione della condotta di Santovito, Musumeci e Belmonte, più credibile del semplice peculato.

Note:NASCONDERE LA MATRICE PALESTINESE

Alfonso e Cieri attribuiscono valenza contraria alla pista palestinese pure al fatto che lo Fplp non rivendicò l’attentato del 2 agosto 1980.

Note:PERCHÈ NESSUNA ROVENDICAZIONE?

Infine, Alfonso e Cieri ritengono che vi sia una «manifesta sproporzione» tra la strage di Bologna e l’arresto di «un dirigente non di primo piano, qual era Abu Anzeh Saleh» unito al sequestro di due missili.

Note:SPROPORZIONALITÀ

il punto in cui si asserisce la sproporzione tra strage di Bologna e arresto di Saleh è l’unico nel quale l’uomo viene definito una figura di secondo piano (pag. 67), mentre altrove egli era indicato come il numero uno dello Fplp in Italia (pagg. 56, 57, 68, 69 e 70).

Note:L’IMPORTANZA DA SALEH

L’altro termine della presunta sproporzione, le vite umane perse a Bologna, è per la nostra sensibilità un valore immenso. Purtroppo, però, non lo è affatto per le organizzazioni terroristiche. La storia pluridecennale del terrorismo mediorientale – e non solo mediorientale – dimostra a iosa che nella mentalità dei suoi protagonisti il fine giustifica qualunque mezzo,

Note:LA VITA UMANA PER UN TERORISTA

Due verità e un paradosso

Come si è visto, sulla strage di Bologna abbiamo finora: una verità definitiva che condanna i neofascisti nonché una richiesta di archiviazione per la pista palestinese, in sede giudiziaria; seri motivi di perplessità sulla responsabilità dei condannati nonché molti elementi in direzione delle organizzazioni palestinesi, sotto il profilo storico.

RIASSUNTINO

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