Benicomunismo

I beni comuni oltre i luoghi comuni (Policy) (Italian Edition)
Eugenio Somaini

Il tema dei beni comuni è stato portato al centro del dibattito politico e teorico dalla pubblicazione nel 2008 del rapporto della Commissione per la modifica delle norme del codice civile in materia di beni pubblici, nota come Commissione Rodotà… La Commissione portava l’impronta politica di tre figure tra loro profondamente diverse: quella di Prodi, capo del governo che l’aveva istituita, quella di Mastella, ministro della giustizia, cui direttamente faceva capo, e quella di Rodotà, che ne era il presidente.

Note: CHI INAUGURA IL DIBATTITO

il compito assegnato di esaminare in termini sistematici e razionali l’alternativa tra proprietà privata e proprietà pubblica… veniva affrontato e risolto con l’introduzione di una terza e nuova categoria, quella dei beni comuni che superano la logica proprietaria, sia quella privata sia quella pubblica….

Note:TERZA VIA

la piattaforma teorica per la successiva battaglia referendaria sull’acqua e in generale consentiva di fornire una giustificazione teorica di alto tenore a una gamma disparata di rivendicazioni da parte di gruppi desiderosi di ottenere o di conservare privilegi e posizioni di rendita.

Note:BASE TEORICA PER IL REFERENDUM SULL’ACQUA

condizione sufficiente{3} per la qualifica di un bene come comune è l’attitudine a soddisfare bisogni essenziali, definiti in termini assai ampi e indefinitamente estendibili sulla base di generici principi costituzionali come quelli di dignità umana, di sviluppo della personalità, di uguaglianza o di partecipazione democratica.

Note:CONDIZIONE SUFFICIENTE. DIGNITÀ UMANA. SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

beni che per loro natura sono aperti all’uso di una pluralità di soggetti e che sono esposti al rischio di esaurimento o di degrado dovuto a utilizzi o sfruttamenti incontrollati, fenomeno che è noto come tragedy of the commons.

Note:ALTRE CATEGORIA RIENTRANTE TRA I BENI COMUNI

diversi studi, in particolare quelli di Elinor Ostrom, hanno mostrato che le soluzioni classiche della privatizzazione o della nazionalizzazione non sono le sole possibili alla tragedy e che a fianco di esse ve ne sono anche altre che in senso lato possiamo definire comunitarie.

Note:GLI STUDI DELLA OSTROM

i) la qualifica come bisogni essenziali di interessi percepiti da gruppi facilmente organizzabili e mobilitabili; ii) l’effettiva mobilitazione e organizzazione politica degli stessi; iii) il ricorso privilegiato all’azione giudiziaria, in ultima analisi a livello costituzionale, eventualmente passando attraverso il livello della giustizia ordinaria; iv) l’immediata esecutività dei pronunciamenti giudiziari, direttamente nei confronti delle parti interessate, attraverso l’azione amministrativa del governo ed eventualmente anche chiamando il parlamento a tradurre in legislazione positiva la sostanza dei pronunciamenti della magistratura costituzionale.

Note:STRATEGIE BENICOMUNISTE: I GIUDICI PROTAGONISTI

Il contenuto della categoria dei beni comuni, così come viene intesa dagli autori benicomunisti, si presta a determinazioni arbitrarie e ampiamente discrezionali da parte di giudici politicamente motivati.

Note:CATEGORIE VAGHE E MAGISTRATI POLITICIZZATI

È significativo che il carattere in ultima analisi comunista del benicomunismo escluda non solo il ricorso a mezzi coercitivi ma anche qualsiasi forma di collettivizzazione della produzione, circostanze che lo rendono immune dal discredito che ha ormai irrimediabilmente colpito le forme classiche del comunismo…

Note:IMPERATIVO: EVITARE IL DISCREDITO

la nozione che gli autori benicomunisti hanno dei beni comuni non è riconducibile a nessuna delle quattro classi fondamentali e che pertanto la stessa è vuota di contenuto economico

Note:NELLA MATRICE ESCLUSIONE/RIVALITÀ LA CONCEZIONE DI BENE COMUNE NON TROVA POSTO

corrisponde invece semplicemente a una diversa distribuzione di beni che in quanto tali non sono comuni, o comunque qualificabili con un aggettivo che faccia riferimento alla loro libera accessibilità e fruibilità.

Note:SI FINISCE NEL MERO REDISTRIBUZIONISMO

«avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa [l’acqua], trasformata in merce soggetta alla legge del mercato. In realtà l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale perché determina la sopravvivenza personale, e per questo motivo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani».{8} Questo passo potrebbe essere uscito dalla penna di Rodotà ed essere sintetizzato dalla formula “acqua bene comune” (qualifica facilmente estendibile ad altri casi contemplati dall’Enciclica), e si accompagna a un generale atteggiamento critico nei confronti del sistema della proprietà privata e dei mercati

Note:TIPICO PASSO DELLA LAUDATO SÌ

Secondo il pensiero del Papa, e in generale secondo la dottrina cattolica, il carattere comune dei beni (in primo luogo, ma non solo, di quelli essenziali) deriva dal fatto di appartenere a un ordine, quello del creato, che abbraccia tutte le creature e lo stesso mondo inanimato e deve essere rispettato in quanto voluto e amato da Dio… Da ciò deriva che le prassi richieste per rendere operativo il carattere comune dei beni implicano, secondo l’Enciclica, un generale riorientamento morale degli uomini (di tutti, anche se in primo luogo di quelli investiti di responsabilità e di potere) e non passano attraverso la combinazione di azioni rivendicative e di mobilitazioni…

Note:LA DIFFERENZA TRA IL PAPA E I BENICOMUNISTI

Questioni terminologiche
Note:tttttt

l’approccio economico qualifica (mediante aggettivi) i beni sulla base di due caratteristiche fondamentali: a) la loro accessibilità o escludibilità (e cioè la possibilità per chi li controlla di impedire l’accesso a terzi); b) la rivalità o non-rivalità nell’uso, consistente quest’ultima nel fatto che l’uso discrezionale che un soggetto ne fa non ostacola o limita per gli altri la possibilità di fare altrettanto.

Note:ESCLUDIBILITÀ-RIVALITÀ

La commedia dei beni comuni – di Gustavo Cevolani e Roberto Festa

Secondo la visione convenzionale, ampiamente influenzata dall’ormai classico articolo di Garrett Hardin sulla tragedia dei beni comuni,{96} la gestione di un bene comune affidato alla cooperazione spontanea dei membri di una comunità sarebbe inesorabilmente condannata all’inefficienza così da determinare, in molti casi, la distruzione del bene.

Note:TRAGEDIA ANNUNCIATA

Di solito, la teoria economica descrive un mondo presieduto da un governo (non, guarda caso, da diversi governi) e osserva questo mondo attraverso gli occhi del governo. Suppone così che il governo abbia la responsabilità, la volontà e il potere di ristrutturare la società in modo da massimizzare il benessere sociale; come la cavalleria in un buon film western, il governo è pronto a correre in soccorso ogni volta che il mercato “fallisce” e il compito dell’economista è consigliargli quando e come farlo. Viceversa, la teoria prevede che i singoli individui non siano minimamente in grado di risolvere problemi collettivi interagendo fra di loro. Ciò produce una visione distorta di alcune importanti questioni, sia economiche sia politiche.

Note:ROBERT SUDGEN: NIRVANA FALLACY

La proposta di sottrarre la gestione dei beni comuni al controllo degli individui, per affidarla a quello del governo, è stata decisamente avversata da una minoranza di studiosi che, a partire da Ronald Coase,{98} hanno proposto la privatizzazione integrale

Note:RONALD COASE E LA PRIVATIZZAZIONE

Per quanto ancora ampiamente adottata, la dicotomia “beni privati / beni pubblici” ha sollevato molte perplessità. In particolare si è osservato che essa appare del tutto inadeguata per l’analisi della grande varietà di ordinamenti e istituzioni che regolano la gestione dei beni comuni.

UNA DICOTOMIA CHE NON DESCRIVE LA REALTÀ

Il lavoro di Elinor Ostrom è il più rappresentativo di un intero filone di ricerca che, nel corso degli ultimi decenni, ha affiancato all’analisi teorica della gestione dei beni comuni altre forme di indagine, quali la ricerca storica e sul campo, l’uso sistematico di esperimenti economici in laboratorio e la simulazione computerizzata delle cosiddette società artificiali.

 

Note:ELINOR OSTROM

Tali teorie si fondano, almeno nella loro versione classica, su quello che Herbert Simon ha chiamato “modello olimpico” della razionalità,{100} per cui la società è popolata da individui dotati di capacità cognitive sovraumane e, per di più, totalmente egoisti.

Note:TEORIA DELLA SCELTA RAZIONALE

L’approccio convenzionale alla gestione dei beni comuni – Cosa sono i beni comuni

Le nozioni di rivalità ed escludibilità sono alla base della tradizionale dicotomia “beni privati / beni pubblici”. Infatti i beni privati – come un panino, un vestito, un posto auto in un parcheggio o un’ora di massaggio – sono rivali ed escludibili.

Note:BENI PRIVATI

Esempi tipici di beni pubblici sono i parchi, l’illuminazione stradale, i servizi di polizia locale e quelli di difesa nazionale.

Note:ESEMPIO BENE NÈ RIVALE NÈ ESCLUDIBILE

il fatto che un bene sia o meno escludibile o rivale è una questione di grado più che di genere: per esempio, una strada può essere non-rivale finché è poco trafficata, ma accresce il suo grado di rivalità man mano che il traffico aumenta.

Note:QUESTIONE DI GRADO

beni “a pedaggio “ (toll o club good),{110} cioè dei beni – come un’autostrada, un campo da golf, la televisione a pagamento o un programma per computer – che possono essere facilmente offerti a diversi individui contemporaneamente (sono a bassa rivalità, come i beni pubblici) escludendo allo stesso tempo chi non è disposto a pagare per usufruirne (sono ad alta escludibilità, come i beni privati).

Note:BENI A PEDAGGIO: ESCLUDIBILI E NON RIVALI

Esempi spesso citati di beni comuni sono i pascoli, le zone di pesca, quelle da foraggio o da legname, le acque, i sistemi di irrigazione, le riserve petrolifere e l’accesso alla “rete”.{111}

Note:BENI RIVALE E NON ESCLUDIBILI. I BENI COMUNI

La tragedia dei beni comuni

Consideriamo, infatti, un gruppo di potenziali utenti di un dato bene comune, per esempio un gruppo di pastori che usufruisce, ognuno col proprio gregge, di un pascolo aperto. Il pascolo può sostenere solo un numero limitato di animali: se viene sfruttato in modo eccessivo, tende a deteriorasi

Note:CASO CLASSICO: PASTORI E PASCOLI

Hardin sottolinea con toni enfatici l’ineluttabilità di questo esito disastroso, che secondo la sua analisi è futile cercare di evitare, se si ammettono alcuni presupposti riguardo al comportamento razionale degli individui.

Note:HARDIN E LA SUA TRAGEDIA

La gestione spontanea dei beni comuni

la reazione più comune alla tragedia dei beni comuni è stata quella di invocare l’intervento dello Stato.

Note:STATALIZZAZIONE

La posizione opposta (e minoritaria) propone invece di risolvere la tragedia privatizzando i beni comuni, cioè affidandone la gestione agli scambi fra individui in una cornice di diritti di proprietà

Note:PRIVATIZZAZIONE

Reputazione, fiducia, reciprocità

cooperazione spontanea dei membri di una determinata comunità nella gestione delle risorse.

Note:TERZA SOLUZIONE: SPONTANEISMO

Quando il gruppo di potenziali utenti di una certa risorsa è “amorfo” – nel senso che gli individui sono anonimi, non si conoscono e non possono comunicare fra loro – non c’è modo di sviluppare una reputazione individuale né un minimo di fiducia reciproca, e nemmeno di stabilire regole condivise e di controllarne l’applicazione… Nei casi di questo genere, la tragedia dei beni comuni è sempre in agguato: in laboratorio gli individui ottengono risultati sistematicamente inferiori a quelli ottimali;…

Note:QUANDO LA SOLUZIONE SPONTANEA FALLISCE… STUDI IN LABORATORIO

È però sufficiente che alcune delle suddette condizioni non valgano perché la trappola venga disinnescata. Nelle comunità i cui membri si conoscono, possono comunicare fra loro, accordarsi su piani a medio o lungo termine e stringere patti vincolanti, è probabile che emergano spontaneamente regole di comportamento e sanzioni che accrescono notevolmente la probabilità di evitare la tragedia dei beni comuni. I fattori cruciali per il successo della gestione spontanea di un bene comune sembrano essere quelli che favoriscono l’emergere della reputazione individuale, della fiducia e di comportamenti basati sulla reciprocità.

Note:CONDIZIONI DI SUCCESSO PER LA SOLUZIONE SPONTANEISTA: FIDUCIA E REPUTAZIONE

la ripetizione e la frequenza dei contatti e delle interazioni fra gli individui della comunità; il livello di conoscenza locale relativa alla disponibilità, allo stato di deterioramento, all’utilizzabilità e ad altri aspetti della risorsa; la facilità con cui le informazioni sull’utilizzo della risorsa e sulle conseguenze del comportamento dei singoli circolano all’interno della comunità; la presenza di regole consuetudinarie, usi e costumi di carattere tacito o locale, spesso ignorati, quando non esplicitamente “denigrati”,{117} dalla teoria tradizionale.

Note:ALTRI FATTORI CHE FAVORISCONO LA GESTIONE SPONTANEA

gli esperimenti hanno messo in luce con particolare chiarezza un fenomeno ben noto anche dagli studi sul campo: la possibilità di comunicare, di analizzare assieme la situazione e le strategie più convenienti, o anche solo di “fare due chiacchiere” per capire che genere di persone sono gli altri membri del gruppo, fa aumentare sensibilmente i livelli di cooperazione e migliora i risultati ottenuti da tutti gli individui coinvolti nell’interazione. La comunicazione faccia a faccia tende infatti ad aumentare la fiducia reciproca e la capacità di collaborare, permettendo di regola agli individui di sfuggire alla trappola della razionalità descritta da Hardin.

Note:CHEAP TALK

Le preferenze degli individui non sono solo autointeressate, ma anche “eterointeressate” (o “sociali”); ciò significa che esse non sono determinate solo dal tornaconto personale ma anche da quello degli altri individui, dal loro tipo umano e, più in generale, dal contesto sociale dell’interazione.

Note:PREFERENZE ETEROINTERESSATE

COMMENTO PERSONALE

La soluzione Ostrom è seducente ma per avere successo richiede una relazione quasi-personale tra i protagonisti, il che è possibile in piccole comunità quali quelle dei villaggi svizzeri di montagna. Ma nelle grandi società anonime della contemporaneità? Difficile rinunciare agli enormi benefici che garantiscono queste ultime.  Ad ogni modo, utile la sintesi della teoria dei beni pubblici: il bene non/escludibile e senza rivalità è bene pubblico puro (esempio difesa). La produzione di un bene non-rivale si espone a rischi di monopolio: lo stato è tenuto a regolare l’infrastruttura (esempio strade). Un bene non escludibile si espone a rischio “tragedia”, lo stato è chiamato a regolare le modalità di utilizzo (esempio pascolo).

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