Diritto all’acqua

L’acqua, la vita, il diritto di Serena Sileoni.  – I beni comuni oltre i luoghi comuni (Policy) (Italian Edition) Eugenio Somaini

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Prendendo per buone le stime dell’ONU, i polsi tremano. Solo il 3% dell’acqua del pianeta è acqua dolce, i 3/4 della quale è ghiaccio. Meno dell’1% è ciò che resta per l’uso domestico.{159} 748 milioni di persone non hanno accesso garantito all’acqua potabile e 2,5 miliardi non usano servizi sanitari.

Note:SCARSITÀ. I NUMERI

Per renderlo effettivo non bastano le dichiarazioni, né quelle universali con la “d” maiuscola, né quelle di principio, che riempiono ormai gli archivi delle organizzazioni internazionali e degli Stati sovrani. Solo tra il 2000 e il 2009, circa 200 Stati al mondo si sono pronunciati in favore del diritto all’acqua.{162} L’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo ha fatto nel luglio del 2010.{163} Non stupirà che la delibera sia stata votata all’unanimità:

Note:IL DIRITTO ALL’ACQUA

dire acqua come diritto non vuol dire scavare pozzi, costruire acquedotti, gestire la fornitura domestica, purificare l’acqua, controllarne la salubrità.

Note:FARE

L’acqua come bene comune: una critica descrittiva

Ma di chi è, l’acqua? Genericamente parlando, negli ordinamenti contemporanei l’acqua non è proprietà privata. In altri termini, non è ammessa l’ipotesi che un soggetto privato ne abbia l’uso integrale e il godimento esclusivo.

Note:MAI PROPRIETÀ PRIVATA

Il fatto che l’acqua non possa essere proprietà di qualcuno non esclude, tuttavia, che possa essere gestita come un bene economicamente rilevante, seppur peculiare. In sostanza, il fatto che

Note:GESTIONE PRIVATA

Anche l’aria “funziona” allo stesso modo. L’aria è di tutti e di nessuno, eppure dall’approvazione del protocollo di Kyoto le emissioni di anidride carbonica possono essere scambiate singolarmente come beni economici.

Note:ARIA

La riconduzione della gestione dell’acqua a una questione (anche) economica ha, come noto, allarmato una vasta rete di intellettuali e movimenti sociali che vi vedono tanto il tradimento del concetto di diritto universale e fondamentale all’acqua… Tale movimento di opinione pubblica, variamente esteso in tutto il mondo, ritiene l’acqua uno dei beni comuni: un elemento naturale ed essenziale alla vita, aperto all’accesso ma scarsoUna gestione decentralizzata e una proprietà democratica che la sottragga alle «burocrazie dominanti», come le chiama Vandana Shiva, sarebbe quindi l’unico modo di rendere l’uso di tale bene efficiente, sostenibile ed equo….

Note:ACQUA BENE COMUNE

I diritti di proprietà non sono praticamente mai assoluti, tanto che gli Stati non riconoscono mai la proprietà privata come un diritto inviolabile. Quale sia dunque il quid pluris della nozione di bene comune che salvaguarderebbe la perpetuità e l’accesso alle risorse della Terra pare, almeno a chi scrive, poco chiaro.

Note:LA PROPRIETÀ PRIVATA NON È MAI CHIUSA

È proprio la gestione, anzi, piuttosto che la titolarità dei diritti di proprietà, a fare la differenza: una gestione che, nel rispetto del diritto di accesso, deve dimostrarsi non escludente, partecipata e sottratta tanto al monopolio capitalistico quanto al monopolio pubblico.

Note:GESTIONE E PROPRIETÀ

Ritenere che, in quanto superiore alle dinamiche economiche, il diritto all’acqua non possa essere garantito da una gestione anche privata della risorsa equivale a ritenere che, per garantire il diritto alla libertà di espressione, non dovrebbero esistere editori e librai.

Note:ANALOGIA CON LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE

Acqua e bene comune: gli effetti giuridici di una categoria giuridicamente inesistente. Il caso italiano

Nell’ordinamento italiano, la proprietà, dice la Costituzione, è pubblica o privata. Essa non è un diritto assoluto, ma un diritto economico, limitato dalla sua funzione sociale.

Note:PROPRIETÀ IN COSTITUZIONE

La legislazione vigente in materia ambientale ribadisce che tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato (art. 144, c. 1, d.lgs. n. 152/2006).

Note:ACQUA BENE DEMANIALE

Ciò non impedisce, in linea teorica, che la gestione del servizio idrico possa essere affidata a operatori di mercato, fermo restando il controllo pubblico e i limiti di operatività che garantiscano l’accesso all’acqua.

Note:GESTIONE PRIVATA

La proposta di legge prevedeva l’inserimento nel codice civile della categoria dei beni comuni, accanto a quelli pubblici e privati, definendoli come «le cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali nonché al libero sviluppo della persona».

Note:COMMISSIONE RODOTÀ. PRIMO TENTATIVO DI DEFINIRE IL BENE COMUNE. DIGNITÀ E SVILUPPO DELLA PERSONALITÀ

«i fiumi, i torrenti e le loro sorgenti; i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i lidi e i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate».

Note:ELENCO

Perché, in altri termini, debbano rientrare tra i beni comuni i beni artistici e culturali e non l’accesso alle cure?

Note:MISTERI

Il referendum italiano sull’acqua: le parole contano

All’origine del referendum del 2011 sta la confusione tra proprietà dell’acqua e gestione dell’acqua, che non è tipica solo del dibattito italiano, se anche nell’ultima enciclica Laudato si’ si legge che «in alcuni luoghi avanza la tendenza a privatizzare questa risorsa scarsa» [30]. In realtà, non è l’acqua che si tende a privatizzare, ma – al più – la sua gestione.

Note:LA CONFUSIONE… ANCHE DEL PAPA

Gli effetti giuridici del referendum sull’acqua

è la distinzione tra beni comuni e beni pubblici che a fatica si può prendere sul serio. Il caso dell’acqua, in Italia, è proprio il caso emblematico.

Note:UNA DISTINZIONE PROBLEMATICA

se idealmente i beni comuni appartengono alla comunità e lo Stato ne è il gestore fiduciario, nella pratica questo non può che implicare un ritorno alla gestione pubblica, quale detentrice, sempre idealmente, dell’interesse comune, essendo impraticabile una gestione autenticamente collettiva, come insegnano Buchanan e Tullock.

Note:QUAL È L’ ALTERNATIVA A PRIVATIZZAZIONE E NAZIONALIZZAZIONE?

«politiche pubbliche locali in grado di interpretare, a tutela dei soggetti più deboli e indifesi, la trasformazione dello Stato sociale»

Note:L’ALTERNATIVA DI LUCARELLI: IL LOCALISMO

ha utilizzato lo slogan dell’acqua come bene comune per ottenere non un risultato à la Ostrom, ma, più radicalmente, la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico.

Note:IL REFERENDUM SULL’ACQUA

la campagna referendaria si è giocata interamente su una duplice, ambigua sovrapposizione di concetti: quella tra comune e pubblico, e quella tra risorsa e gestione della risorsa.

Note:UNA CAMPAGNA TRUFFALDINA

Certo i promotori prospettano «un nuovo modello di pubblico», basato sulla «democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali», ma al di là delle belle parole e delle belle intenzioni l’effetto del referendum sarebbe stato, ed è stato, l’obbligo di ripubblicizzazione della gestione

Note:DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

Il valore dell’acqua come bene comune è servito, di fatto e di diritto, non a spingere per una gestione comune, dacché non esiste, ma a evitare le procedure a evidenza pubblica per la gestione dell’acqua e, nelle intenzioni dei promotori, a consentire il ritorno a una gestione pubblica del servizio idrico (e non solo di quello, ma questo è, lo si è appena detto, un altro inganno del referendum estraneo a questo discorso).

Note:DI FATTO RINAZIONALIZZAZIONE

La nuova organizzazione e configurazione della società pubblica di gestione del servizio idrico di Napoli, voluta all’indomani del referendum dall’allora assessore ai beni comuni (sic) Lucarelli, ne è il prototipo esemplare: la precedente Spa pubblica è stata trasformata in un’azienda pubblica, il cui elemento “partecipativo” si riduce a due componenti scelti tra le associazioni ambientaliste. In compenso l’azienda dovrebbe preoccuparsi di modulare le tariffe su criteri di reddito e di usare gli utili solo per migliorare le infrastrutture, ma dal 2007 al 2014 le tariffe sono cresciute del 20% e la dispersione è aumentata del 11%.

Note:DUE AMBIENTALISTI NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE… E LE TARIFFE AUMENTANO

Acqua e bene comune: gli effetti economici di una questione culturale

Un sondaggio Demos svolto nel luglio 2011, subito dopo il referendum, mostrava che nel linguaggio degli italiani la parola individualismo fosse tra quelle impopolari, mentre bene comune fosse una espressione di successo.{169}

Note:LA PORTATA CULTURALE DEL REFERENDUM

impossibilità fattuale di una gestione autenticamente collettiva di questi beni

Note:IMPOSSIBILITÀ

se privatizzata, la (gestione dell’) acqua renderà i poveri sempre più poveri e assetati.

Note:LA PREOCCUPAZIONE DEI BENICOMUNISTI

l’abrogazione della remunerazione del capitale investito dal gestore fino a un massimo del 7%, cercando in tal modo di azzerare il profitto del gestore.

Note:UNA RICHIESTA DEI BENICOMUNISTI

Lasciando da parte la sciocchezza ideologica del profitto come qualcosa di ripugnante, l’abrogazione non rischia tanto di sacrificare questo, quanto, molto più gravemente per la qualità del servizio idrico, la capacità di investimento dei gestori o, più verosimilmente, la capacità tributaria dei cittadini. Dovendo le spese per investimento essere fatte per mantenere un certo standard di servizio, è evidente che il costo, se non può finire in bolletta, finisce nella fiscalità generale. Una visione certo inconsueta di bene comune.

Note:RISCHIO SOTTESO

ci sono milioni di persone che quel diritto non ce l’hanno. A questo punto, passando alla considerazione statistica, bisogna provare a chiedersi perché. Non ce l’hanno perché i loro sistemi giuridici non riconoscono l’acqua come bene comune?

Note:IL DIRITTO ALL’ACQUA

La gestione di un servizio idrico costa. E molto. Costruire acquedotti, mantenerli dal punto di vista igienico-sanitario e dell’efficienza, garantire la somministrazione dell’acqua h24, monitorarne la qualità e la quantità, individuare nuovi modi per rendere efficiente il servizio e consentire un approvvigionamento dell’acqua di giorno in giorno migliore (si pensi solo alla ricerca sulla desalinizzazione dell’acqua marina) sono operazioni straordinariamente ingenti, e non basta dire “diritto” o “bene comune” perché si trovino i mezzi per affrontarle.

Note:L’ACQUA NON COSTA NULLA MA IL SERVIZIO SÌ…

Dovremmo escludere, per principio, l’opzione di fare debiti pubblici che ricadono sulle generazioni future, dal momento che le teorie dei beni comuni sono teorie basate proprio sulla responsabilità intergenerazionale,

Note:COME REPERIRE LE RISORSE?

Le stesse Nazioni Unite mettono in guarda dalle tariffe basse. Se esse – si legge nel rapporto Water for a Sustainable World del 2015 – sono motivate dalla incapacità delle persone povere di pagare, «possono avere l’effetto di limitare la portata dei servizi e di escludere le categorie a basso reddito dai servizi idrici. Questa contraddizione è in parte dovuta al sotto-costo che impedisce l’estensione della rete e quindi mantiene le iniquità storiche

Note:L’ONU METTE IN GUARDIA DALLE TARIFFE BASSE. HO DETTO TUTTO

Il numero di persone che non hanno servizi sanitari né acqua potabile è impressionante. L’ho detto all’inizio. Quello che non ho ancora detto è che è un numero in riduzione. Negli ultimi due decenni, 2,3 miliardi di persone hanno avuto accesso all’acqua potabile, di cui 1,6 all’acqua corrente. Nello stesso periodo, 1,9 miliardi di persone hanno avuto accesso ai servizi igienici.

Note:I SENZA ACQUA SONO IN FORTE CALO NEL MONDO

Nel dibattito contemporaneo i beni comuni sono strettamente intrecciati alla nostalgia di un ideale mondo premoderno, dove la popolazione aveva accesso comune alle foreste, ai pascoli e alle altre risorse, e il livello di soddisfacimento era talmente basso da non creare un problema di scarsità, al punto da rendere la teoria dei beni comuni «una contro-narrazione della narrazione della modernità».{171}

Note:BENI COMUNI E MONDO PREMODERNO

Vandana Shiva rappresenta bene il collegamento esistente tra benicomunismo, ecologismo e decrescita felice, laddove sostiene che «i presupposti del mercato non vedono i limiti ecologici imposti dal ciclo dell’acqua […]»

Note:DECRESCITA FELICE

L’educazione è importante, certo, ma se la crisi idrica è così drammatica, c’è solo un modo per affrontarla: sfruttare meglio e con miglior efficienza quello che si ha. E quindi progredire e innovare. Il miglioramento degli ultimi decenni sull’accesso all’acqua, sul potenziamento delle reti fognarie e degli acquedotti, la ricerca per il controllo e l’uso efficiente delle risorse idriche, di cui si è detto, sono lì a provarlo.

Note:EFFICIENZA E INNOVAZIONE UNCHE ARMI. GUARDARE INDIETRO NN SERVE

Dal bene comune ai beni comuni: per andare dove?

Nell’opinione pubblica i beni comuni rappresentano un repertorio di immagini e significati di forte impatto emotivo. Nel caso italiano del referendum sull’acqua, tale riscontro emozionale e valoriale ha dissimulato l’unico reale effetto della battaglia per l’acqua bene comune: il tentativo di ripubblicizzazione della gestione dei servizi pubblici locali

BENI COMUNI NELL’ IMMAGINARIO

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