Svolta interiore

Non che io ami particolarmente Papa Francesco, sia chiaro.

Non riesco ad amarlo.

Il malcelato narcisismo di certe sue esibizioni pauperistiche è fonte di purissima antipatia.

Rispolverare pari pari il vieto arsenale argomentativo tipico del “perfetto idiota latino-americano” è un’operazione a dir poco nauseabonda. Veder aleggiare il fantasma di Gianni Minà in Vaticano è davvero troppo.

L’idea di una “Chiesa povera per i poveri” spaventa innanzitutto i poveri. Come il malato non è attratto dai malati ma dai medici, allo stesso modo un pezzente non aspira certo alla vicinanza dei suoi simili, preferisce accompagnarsi con amici ricchi e generosi.

L’operazione-Misericordia è zeppa di falle e da accantonare precipitevolissimevolmente.

Ripeto, non che io ami particolarmente questo papa, non posso amarlo  visto che lo considero responsabile di una perdita secca della mia  fede (15/20%!).

D’altronde, se ho il dovere di ossequiarlo in qualità di vicario di Dio in terra, ho anche il diritto di trarre da cio’ che dice indizi circa la verità del  Dio che rappresenta.

Ripeto, non che io ami particolarmente questo papa, eppure, dalle accuse più severe e formali che gli sono state rivolte – i “dubia” e la “correctio filialis” – mi sento di difenderlo.

La difesa che segue si articola su un’analogia che esprimo in 15 punti.

****

UNO. Poniamo di essere nella scuola dove studiano Pier e Margherita.

DUE. Su una scala di profitto da 1 a 10, Pier puo’ dare al massimo 8, ed in effetti è quello che dà.

TRE. Sulla stessa scala di profitto Margherita può dare 10 ma dà solo 9.

QUATTRO. Se il rendimento è di questo tipo che voto dare ai due in pagella?

CINQUE. Chi si basa sulle prestazioni oggettive assegnerà a Margherita un voto superiore.

SEI. Chi si basa sui meriti soggettivi privilegerà invece Pier.

SETTE. L’ “oggettivista” privilegia l’oggetto-prestazione. Il soggettivista privilegia il soggetto-studente.

OTTO. Entrambe le valutazioni sono parimenti rigorose: potrebbe assegnarle lo stesso robot facendo girare due algoritmi differenti. In questo senso non c’è “relativismo”, non dipendono dal valutatore.

NOVE. Tuttavia, il voto del soggettivista richiede di “discernere” la prestazione potenziale da quella effettiva: un compito non facile che si presta ad arbitri.

DIECI. Il voto sul merito riguarda la persona, il voto sulla prestazione riguarda quel che fa la persona.

UNDICI. Il voto sulla prestazione ha una maggiore valenza sociale. Per esempio, è quello che interessa il potenziale datore di lavoro.

DODICI. Il voto sul merito a una maggiore valenza morale. Assomiglia, per esempio, a quello del buon Dio nel “giorno del giudizio”.

TREDICI. Il giudizio sul merito è più di buon senso: nessuno di noi giudica male chi non fa cio’ che non puo’ fare. Il giudizio sulla prestazione è più pragmatico: nessuno perde tempo chiedendo a qualcuno di fare cio’ che non puo’ fare.

QUATTORDICI. Poiché la scuola ha un ruolo sociale più che morale è comprensibile che anteponga la prestazione ai meriti. Di solito si dà una pacca sulla spalla a Pier, ma in pagella prevale Margherita.

QUINDICI. Così facendo si creano però fastidiosi paradossi: può darsi infatti che un “bocciato” sia più meritevole di un “promosso”. Se Riccardo producesse una prestazione da 5 potendo dare al massimo 5 sarebbe bocciato sebbene più meritevole di Margherita, promossa come migliore della classe.

***

L’analogia è evidente: la Chiesa è la scuola, i maestri sono i sacerdoti, gli studenti sono i fedeli, i voti sono i giudizi dati in Confessione e Papa Francesco è il preside.

Ora, Papa Francesco vuole trasformare la Chiesa in una scuola dove il voto di merito prevalga. E’ una piccola rivoluzione.

Il giudizio si orienterebbe più sul peccatore che sul peccato (vedi proposizione DIECI).

A me sembra tutto sommato un’operazione di buon senso (vedi proposizione TREDICI).

Oltretutto, la Chiesa ha ormai perso la sua centralità sociale poiché l’ha demandata allo stato. Questo fatto fa cadere molte esigenze un tempo imprescindibili (vedi proposizione UNDICI).

L’operazione non presenta pericoli di relativismo (vedi proposizione OTTO).

Questo anche se il “discernimento” si presta ad arbitri da tenere a bada (vedi proposizione NOVE).

Il soggettivismo (vedi proposizione SETTE) non fa parte della tradizione cattolica più pura, è vero. Tuttavia, la dimensione interiore non è certo estranea a questa tradizione. Si tratta di valorizzarla ulteriormente (da qui le accuse di svolta luterana). 

Difficile nel complesso negare l’esistenza di aspetti eretici: quando chi pecca puo’ essere giudicato più meritevole di chi non pecca (vedi proposizione QUINDICI) qualcosa non quadra con il passato.

Nella “correctio filialis” si stigmatizza questa eresia nella quale il papa rischia di incorrere: “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”. Forzando un po’ potremmo travasare l’eresia nella nostra analogia: “chi registra una prestazione sufficiente potendo fare molto di più merita l’insufficienza”. In effetti, nella scuola del Preside Bergoglio, questo caso è possibile.

Ebbene, per quanto in chiaro odore di eresia, mi sento di difendere la nuova chiesa di Bergoglio, la ragione e il buon senso mi spingono a farlo.

***Secondo tentativo di spiegazione***

La Chiesa Cattolica ha una morale soggettivista?

Non sarebbe un disonore. Cartesio e Kant erano fieri soggettivisti ed erano anche dei grandi filosofi morali.

Tra soggettivismo e relativismo c’è un legame storico ma non logico, questo è sempre meglio precisarlo.

Il fatto che la Chiesa insista molto sul concetto di “natura” depone forse indirettamente a favore del suo soggettivismo.

Vediamo perché.

Noi e le api vediamo i fiori in modo diverso. loro hanno una visione puntinata, noi uniforme. Chi ha ragione?

Risposta: entrambi.

Ognuno segue la sua natura e “vede” di conseguenza.

Non ha senso dire che le api “si sbagliano”.

Se il soggetto è fedele alla sua natura, è nella verità. La verità è essenzialmente armonia, in questo caso. In altri casi è corrispondenza, ma qui è armonia.

Insomma, è il concetto di natura che coniuga soggettivismo e verità.

Perché mai la Chiesa dovrebbe insistere tanto sul concetto di natura se poi non è soggettivista?

interiorità

Qui un’altra difesa del neo-soggettivismo bergogliano.

Qui una difesa dell’oggetivismo.

 

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