Il paradosso dell’abbondanza

Parlando di consumi, viviamo in un’epoca in cui l’eccellenza è a disposizione di tutti i comuni mortali. Alcuni esempi:

IPhone,

Kindle,

Libri,

Musica,

Giornali (informazione in generale),

Acqua minerale,

Rasoi,

Coca Cola,

Google, Facebook, Twitter…,

Bistecche, dolciumi e cibo (anche esotico) in generale,

Scuole,

Vaccini, antibiotici (e altri servizi sanitari),

Videogame,

Film,

Carta per scrivere e disegnare,

Sport,

eccetera (i contributi sono benvenuti).

La lista è talmente lunga che diventa più interessante porre la domanda complementare: c’è qualche bene di consumo che nella sostanza è disponibile solo ai super-ricchi?

A me viene in mente la casa.

Effettivamente la casa dei super-ricchi è di un altro pianeta.

In questo caso la differenza nei costi rispecchia una differenza sostanziale.

Cosa possiamo aggiungere?

Forse la sicurezza finanziaria?

Può darsi, anche se non sono del tutto convinto: non vedo molte persone normali precipitare nell’indigenza se non in seguito a divorzi o depressioni.

E ricordiamoci che si tratta di eventi in grado di rovinare la vita anche al super-ricco.

Naturalmente ci sono poi tutte le problematiche legate allo status.

Ma lo status è apparenza più che sostanza, anche se non nego la centralità che assume nel benessere delle persone invidiose.

Lo status però riguarda più la psicologia dei singoli che la diseguaglianza sociale: uno, in questi casi, deve curare se stesso più che inveire contro l’altro.

In conclusione, poniamo che l’uomo consumi per definizione solo 100 beni. Un tempo la differenza sostanziale tra i 100 beni dei ricchi e i 100 beni dei poveri era notevole. E oggi? La mia impressione – casa e sicurezza finanziaria a parte – è che le distanze si siano accorciate, e questo a prescindere dal fatto che le distanze di reddito nominale siano esplose.

Questa considerazione, sia chiaro, non incide su una possibile dicotomia della società, nella vita comune tendiamo ad appartarci con i nostri simili, gente che condivide con noi gusti e sensibilità, e la condizione sociale qui incide molto. Ora, è chiaro che in una società ricca il tempo libero aumenta e quindi anche l’apartheid del diverso. 

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