Battaglie perse

Sul biotestamento i cattolici hanno perso una battaglia senza neanche averla combattuta. Me l’aspettavo.

Da un lato la cosa è desolante,  dall’altro ci si consola facilmente: avrebbero probabilmente combattuto la solita battaglia paternalista, ovvero la battaglia sbagliata.

La parola d’ordine sarebbe stata combattuta sotto l’insegna del solito stantio: “tu-non-sai-quel-che-fai-quindi-decido-io-per-te“. Una parola d’ordine già obsoleta due secoli fa. L’avversario non aspetta altro che il cattolico tiri fuori questo repertorio per annichilirlo.

Si sarebbero esposti cioè alla facile obiezione: “perché vuoi impormi la tua morale?”. E via con il “dagli all’integralista autoritario e fuori dal tempo“.

Non conoscendo vie alternative al paternalismo, non conoscendo vie alternative all’imposizione,  la conseguenza è spiacevole: quando non riescono ad imporre la loro linea, finiscono per farsi imporre dalla A alla Z quella altrui.

Sì perché la legge sui DAT non si limita a sdoganare Il testamento biologico, atto sul quale posso anche concordare, ma impone ai cattolici di finanziare quello che ritengono una porcheria, atto che aborro.

Tra parentesi: il biotestamento è ovviamente solo il prologo dell’eutanasia.

Io posso anche dover accettare a denti stretti che tu voglia suicidarti, ma perché devi impormi di finanziare il tuo suicidio di fatto pagando un medico che lo realizzerà e delle strutture che lo ospiteranno?

È un po’ lo stesso ragionamento che vale per l’aborto.

I laici non si limitano quindi a chiedere ai cattolici di non impongano la loro morale, ma pretendono di sottometterli completamente alla loro.

Non c’è il rovesciamento di un “tiranno” ma un semplice avvicendamento. La tirannia resta.

Questo capovolgimento regala ai cattolici una battaglia liberale d’avanguardia, ovvero: perché non facciamo ognuno come crede, e amici come prima? Perché deve esserci necessariamente una forzatura, una prevaricazione?

Sarebbe un’occasione magica: i cattolici passerebbero da paternalisti a liberali mentre i laici si ritroverebbero a difendere – spero con imbarazzo – posizioni autoritarie.

Ma come si realizza in concreto questo capovolgimento di fronte? Semplice: i cattolici dovrebbero battersi per l’obiezione di coscienza tutto campo. Ma quella vera, quella radicale.

Mi rendo conto che l’obiezione di coscienza a tutto campo renda difficoltosa l’esecuzione  concreta del DAT, che imponga qualche costo ulteriore.

Ma persino la liberalizzazione della marijuana renderebbe comunque costoso acquistarla. Meno di prima, ma comunque costoso.

Stiamo parlando infatti di un equo compromesso tra due visioni incompatibili. Stiamo parlando di una soluzione che non umilia l’avversario ideologico.

Caro cattolico, perché vuoi che tutti facciano come dici tu? Sei forse un integralista?

Caro laico, perché vuoi che tutti facciano come dici tu? Sei forse un integralista?

Caro laico, caro cattolico, se non siete due integralisti dediti al “o tutto o niente“, allora puntate tutte le vostre fiches sull’obiezione di coscienza: obiezione di coscienza a tutto campo. Che, almeno in teoria, un ospedale intero, una provincia intera, una regione intera possa dire: “qui dentro non ammazziamo la gente, neppure se ce lo chiede”.

È da esosi voler stravincere, è da arroganti voler umiliare l’avversario. L’obiezione di coscienza a tutto campo offre ai non-integralisti un’ equa e liberale via di mezzo.

Giocando a carte scoperte probabilmente scopriremo che gli integralisti peggiori stanno dove non ce lo si aspetterebbe mai.

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