Una teoria della motivazione

Cosa ci motiva? Cosa ci mette le ali ai piedi?

Difficile dirlo poiché cio’ che ci motiva a fare qualcosa, ci demotiva a fare qualcos’altro.

Difficilmente il demotivato è un tale fermo in mezzo alla stanza che non fa nulla. Più spesso è un tipo che guarda la TV, o fuma una sigaretta, o si mangia le unghie. Che fa qualcosa, insomma. Che è motivato a far qualcosa! Ad ogni modo bisogna essere motivati anche a star fermi in mezzo alla stanza e non far nulla.

Cio’ che mi demotiva dall’andare ad un’assemblea condominiale che prevedo piena di schiamazzi ottusi quanto bellicosi è cio’ che mi motiva a starmene a casa davanti alla TV a guardare San Remo.

Guardare San Remo è una noia mortale, specie quando non cantano, ci vuole una volontà di ferro per affrontare la prova.

Bene, ora che i  problemi sottostanti al quesito iniziale sono più chiari riformulo la domanda: nel momento in cui scopro la sostanza chimica (dopamina) che “motiva” il cervello delle persone, come devo intendere la sua azione una volta chiarito che cio’ che mi motiva a fare qualcosa mi demotiva a fare altro?

Si possono fare delle ipotesi. Pensiamo a come funziona il nostro cervello: in genere possediamo delle credenze aprioristiche che aggiorniamo via via che ci imbattiamo in fatti nuovi. Tuttavia, questo “aggiornamento” differisce da persona a persona poiché dipende dal peso che diamo al “fatto nuovo”. Certi cervelli conferiscono più peso di altri alle novità.

Per esempio, se noi crediamo che il gender gap negli stipendi dipenda da una discriminazione subita dalle donne, come reagiamo di fronte ad uno studio che nega questa tesi?

Nessuno di noi cambia totalmente idea – uno studio ramingo non è certo in grado di fare questa differenza – ma compie un aggiustamento che dipende dal peso che il suo cervello assegna allo studio in questione.

Ecco l’azione della dopamina consiste nell’indurci – coeteris paribus – ad assegnare un peso maggiore al fatto nuovo intervenuto.

Attenzione, non sto dicendo che la persona motivata è anche più affidabile perché cambia le sue idee al cospetto di fatti nuovi. Tutti i classici bias permangono, sto solo dicendo che la persona motivata è particolarmente sensibile al fatto nuovo, anche se magari lo ha selezionato con un filtro affetto da confirmation bias. Essere sensibili alla novità non ci dice molto sull’intensità del rinforzo ma nulla sulla sua direzione.

E’ la fiducia nel fatto nuovo a motivarci, a disancorarci dallo status quo e a spingerci all’azione.

Se io rinuncio all’assemblea condominiale per dedicarmi alla TV lo faccio perché io guardo tutte le sere la TV, si tratta di un’attività senza imprevisti che padroneggio e a cui mi dedico per inerzia. E’ proprio cio’ che faccio quando nella mia giornata non accade nulla di rilevante, quando ogni novità è assente (magari perché tendo ad azzerare la rilevanza della novità).

Una eventuale “pillola della motivazione” avrebbe sul mio cervello l’effetto di darmi fiducia nell’affrontare il “nuovo”. L’assemblea condominiale tumultuosa cambierebbe la mia routine ma – con una buona pompata di dopamina nel cervello – io sono nelle condizioni ideali per affrontare questo cambiamento, potrei arrivare a dire che lo cerco, ne sento l’esigenza.   

L'immagine può contenere: una o più persone e scarpe

 

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