Storia d’Italia

Ecco di seguito la mia personale storia economica dell’Italia post-bellica, ma prima un paio di premesse necessarie.

1) Con le elezioni del 1948 siamo cascati dalla parte giusta del bilico, è un po’ come se ci fossimo agganciati alla locomotiva più veloce (grazie De Gasperi), anche se di quel treno siamo sempre stati l’ultima carrozza (maledetti Padri Costituenti).

2) Chiariamo cosa sia un’economia sana. Ci si arricchisce quando si escogita il modo, fermo il resto, di ottenere una spiga con 16 grani anziché 8. Si chiama “incremento di produttività”, che poi è un altro modo di dire “innovazione” (il resto è fuffa).

Adesso partiamo

Anni ‘50: il paese è da ricostruire completamente, in fondo ci basta copiare il nostro “prima” e gli “altri”, il boom è d’obbligo.

Anni ‘60: il paese è da rifornire con elettrodomestici e automobili, ci basta quasi-copiare gli “altri”, il boom è quasi-d’obbligo.

Anni ‘70: bisogna inventarsi qualcosa e cominciamo ad accusare qualche malore, ci deprimiamo e facciamo ricorso alla prima sostanza stupefacente per stare in piedi, la svalutazione.

Anni ‘80: dopo il collasso da inflazione cambiamo spacciatore, ora la droga assunta è quella del debito pubblico.

Anni ‘90: messi alle strette cerchiamo una malleva, un piccolo sollievo viene da mamma UE, gli interessi del nostro debito si abbassano e respiriamo.

Anni ‘00: il nostro garante dice che continuerà nella sua opera se ci mettiamo in riga ma le riforme che offriamo in cambio sono bolse e lente, un passo avanti e due indietro, la cultura della competizione è chiaramente sovrastata dalla cultura del “tirare a campare”.

Anni ‘10: i barbari mercati, notoriamente privi di cultura (specie di quella del tirare a campare), si stufano, non credono al nostro rinsavimento e ci danno una strigliata. Entrano in campo le “persone serie” con qualche rappezzo al bilancio – quasi sempre nel posto sbagliato – quasi sempre messe su con lo sputo in attesa di tempi migliori. Appena le narici fuoriescono dalla merda attacchiamo subito la litania alternando tesi cospirazioniste ad entusiasmi cocainomani.

Oggi le forze politiche che dovrebbero farci uscire dal guado sono essenzialmente tre:

Piacioni: non volendo dispiacere a nessuno non faranno mai le riforme di mercato.

Ex-comunisti (+ boy scout): essendo dei convertiti obtorto collo non crederanno mai fino in fondo alle riforme di mercato.

Populisti: loro alle riforme di mercato proprio non ci pensano, nostalgici come sono dei droga-party.

L'immagine può contenere: una o più persone e primo piano

 

 

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