In difesa del “benaltrismo”

Il “benaltrista” è colui che di fronte ad un’accusa argomentata reagisce contro-attaccando, per esempio con un “… e allora tu l’altra volta…”. In questo modo ritiene di poter smontare cio’ che gli viene imputato. Se c’è qualcosa di scomodo il “benaltrista” cerca di stornare altrove l’attenzione. Descritto in questi termini appare indifendibile, eppure qui proverò proprio a difenderlo.

La mia tesi è che il “benaltrismo” goda di una cattiva fama immeritata.

La cattiva fama deriva dal fatto che trattasi pur sempre di una fallacia logica: non si puo’ criticare un argomento gettando sospetti su chi lo propone, bisogna entrare nel merito.

Che sia “immeritata” deriva dal fatto che i nostri disaccordi non scaturiscano praticamente mai da errori di logica (comunque sempre “riparabili” con mosse ad hoc) bensì dal fatto che gli interlocutori sono “disonesti”, ovvero si disinteressano della verità per coltivare secondi fini: ideologia, interessi personali, status, tribalismo, eccetera.

Se così è il benaltrismo diventa uno strumento retorico prezioso per smascherare l’insincerità e l’ipocrisia della controparte. Faccio tre esempi per spiegarmi meglio.

Esempio 1. Tizio parla di femminicidio chiedendo che si prendano al più presto provvedimenti, al che Caio opina che ci sono anche coppie in cui è “lei” che uccide “lui”. A questo punto Tizio puo’ reagire in molti modi che qui riduco a due: 1) fa notare che un rapporto 60/40 è comunque asimmetrico oppure 2) accusa Caio di “benaltrismo” dilatorio tipico di chi non vuole affrontare i problemi sul tappeto. Nel primo caso Tizio è un interlocutore onesto con cui vale la pena avere uno scambio, nel secondo è probabilmente guidato da secondi fini che possono essere l’ideologia guerrasessista o altro ancora.

Esempio 2 (fresco di giornata). A chi tira fuori la questione della Cambridge Analytics provate a dire “e che ne dici della tresca di Obama con Facebook?”. Se a questo punto scatta l’accusa di “benaltrismo” meglio non proseguire oltre la discussione poiché non si tratta di discussione ma di tifo politico.

Esempio 3. A chi sbraita in tono allarmista di riscaldamento globale facendo presente che il pianeta è a rischio e bisogna fare qualcosa, rispondete introducendo la possibilità di eventi altrettanto probabili e altrettanto distruttivi quali per esempio una futura guerra nucleare, una futura guerra biologica, l’impatto del nostro pianeta con un asteroide vagante, la possibile esplosione di vulcani, il contagio su scala planetaria di malattie imprevedibili, i pericoli dell’intelligenza artificiale e delle nanotecnologie, l’esplosione di stelle, il passaggio di una nube interstellare gelata, il collasso di sistemi complessi, i disastri dell’ingegneria genetica, la demografia minacciata da un crollo della fertilità, i disastri associabili all’agricoltura, i tentativi di riprodurre il Big Bang in laboratorio, la produzione di materiali pericolosi… A questo punto il vostro interlocutore comincerà con voi un’appassionante discussione sui rischi esistenziali  per meglio collocare nella lista delle priorità l’effetto serra, oppure, molto più probabilmente, vi manderà a quel paese con l’accusa di “benaltrismo sofista”. Dico “molto più probabilmente” perché chi abbraccia con ardore sospetto la causa del riscaldamento globale di solito o è in cerca di una nuova religione o di una via alternativa al socialismo.

***

Chi vuole aggiungere altri esempi? Tengo qui sotto aperta una lista da aggiornare.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

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