Bozza per una riflessione sul libro “Il fascino indiscreto delle parole” di Massimo Baldini

PRIMO SPUNTO DI RIFLESSIONE

Un libro dove ci si chiede chi contribuisca di più a deturpare il linguaggio. Le due ipotesi in campo: 1. chi sbaglia i congiuntivi. 2. Chi pensa “ho fatto” e scrive “ho effettuato”?

  • SECONDO SPUNTO DI RIFLESSIONE

    Il linguaggio può corrompere il pensiero. È un’idea di George Orwell.
    Il linguaggio politico? Un tentativo di dare solidità all’aria fritta.
    Il termine democrazia ha sostituito la parola buono così che possiamo a buon diritto parlare di minestre o di bistecche democratiche.
    La parola Borghese è diventata una rete dalle maglie troppo larghe per pescare ancora qualcosa. Bobbio.
    L’acutezza barocca della prima repubblica. Umberto eco.
    Wittgenstein. Che filosofia è una battaglia contro l’incantamento dell’intelletto per mezzo del linguaggio.

    TERZA SPUNTO DI RIFLESSIONE

    Scrivere difficile puo’ essere anche utile: 1) serve ad oscurare i cattivi argomenti e 2) a dare una parvenza di rigore. Ecco allora le prime 9 regole per imparare a scrivere male:
    Regola 1. Prendete una qualunque frase banale. “Fa freddo”. Oppure, “dove vai?” Procuratevi un dizionario con le definizioni e sostituite le alle parole. Avrete composto una frase nella lingua del difficilese.
    Regola 2. Eliminare tutti i possibili verbi d’azione riducendoli a infiniti sostantivi. Esempio Pippo è andato a casa, diventa, si registra l’avvenuto andamento da parte di Pippo verso la sua casa. Oppure, Cossiga mi sta simpatico. Diventa, ha luogo il fenomeno della simpatia da parte mia per Cossiga.
    Regola 3. Distruggete tutti i pronomi. Per esempio, io diventa colui che sta tenendo il presente discorso, l’estensore di queste righe, l’autore del presente articolo.
    Regola 4. L’informazione non deve essere segnalata dall’ intonazione, da punti interrogativi o esclamativi ma da oscuri giri di parole. Esempio, non dire mai “che fai?”, ma “da parte di chi viene formulando questa frase viene rivolta una interrogazione a chi viene ascoltando circa il verificarsi da parte sua di qualche azione”.
    Regola 5. Dell’ammiccamento grafico. Non scrivete gatto ma g-atto o “gatto”. E non lesinate sull’uso delle sigle.
    Regola 6. Dell’intrusione citativa. Anziché dire “il gatto ha bevuto il latte” molto meglio “il gatto, e penso al Baudelaire, ha bevuto il latte”. Ancora meglio “il gatto, e penso a Karl von Ettmayer, ha bevuto il latte”.
    Regola 7. Esolinguistica. Si prendono alcune parole banali si traducono di peso in qualche super-lingua (latino, greco, inglese o tedesco). Il francese è andato un po’ giù.
    Regola 8. Lasciati andare con aria di ovvietà qualche inciso del tipo “il ben noto”, “come oggi si sente dire”, “come mi è accaduto di chiamarlo”.
    Regola 9. Poliposi. Ripetere ripetere ripetere. Anziché dire “il gatto ha bevuto il latte nel piattino” dite “Il gatto ha bevuto il latte, latte che era nel piattino”.

    QUARTO SPUNTO DI RIFLESSIONE

    Perché il linguaggio accademico è spesso così difficile? Hypotheses (by JB):
    1. Bad writing obscures bad arguments.
    2. Difficult writing creates an appearance of rigor.

  • QUINTO SPUNTO DI RIFLESSIONE

    Filosofi inutilmente difficili: Habermas.

    Habermas: la totalità sociale non conduce affatto una vita propria al di sopra di quella di ciò che essa raccoglie e di cui essa consiste.
    Tradotto: la società consiste di rapporti sociali.
    Habermas: … essa si produce e riproduce attraverso i suoi singoli momenti.
    Tradotto: i diversi rapporti producono in qualche modo la società.
    Habermas: … come quel tutto non deve essere separato dalla vita, dalla cooperazione e dell’antagonismo dei suoi elementi….
    Tradotto: in tali rapporti si hanno cooperazione e antagonismo, e poichè la società consiste in tali rapporti, non può essere separata da essi…
    Habermas: … così, viceversa, nessun elemento può essere compreso neppure limitatamente al suo funzionamento senza considerare il tutto che ha la sua essenza nel movimento del singolo stesso.
    Tradotto: …. ma vale anche il contrario: nessun rapporto può essere compreso senza gli altri.
    Habermas: sistema e singolarità sono reciproci, e possono essere conosciuti solo nella loro reciprocità.
    Tradotto: [si ripete quanto già detto]
    Habermas: Adorno concepisce la società avvalendosi di categorie che non negano di provenire dalla logica hegeliana.
    Tradotto: Adorno usa un modo di esprimersi che ricorda Hegel.
    Habermas: egli intende la società come totalità nel senso rigorosamente dialettico, che vieta di concepire organicamente il tutto secondo la formula: il tutto è più della somma delle sue parti.
    Tradotto: non dice perciò che il tutto è più della somma delle sue parti.
    Habermas: … ma la totalità è altrettanto poco una classe che si possa determinare – secondo la logica estensionale – come l’insieme di tutti gli elementi che essa comprende.
    Tradotto: l’intero è altrettanto poco (sic) una classe di elementi.
    Habermas: le teorie sono schemi ordinatori che costruiamo liberamentre entro una cornice sintatticamente vincolante.
    Tradotto: le teorie non dovrebbero essere formulate senza grammatica altrimenti si può dire ciò che si vuole.
    Habermas: Esse mostrano di poter essere utilizzate per un certo particolare campo di oggetti, quando la molteplicità del reale si accorda con esse.
    Tradotto: sono poi applicabili solo a un ambito particolare, quando sono applicabili.

    SESTO SPUNTO DI RIFLESSIONE

    Il termine “democrazia” ha sostituito la parola “buono” cosicché possiamo a buon diritto parlare di minestre o di bistecche democratiche.

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