Nuovi culti: il clima.

1. Chi ci sprona a lottare contro l’effetto serra lo fa sulla base di un’etica bizzarra: noi saremmo moralmente responsabili di quel che accadrà al pianeta in un futuro lontano. Detto ancora meglio, si chiede ad un gruppo di persone di compiere sacrifici tutt’altro che banali per aiutare un altro gruppo di persone completamente differente con le quali non esiste una connessione tangibile. In realtà questo secondo gruppo di persone nemmeno esiste e non c’è modo di capire cosa desideri realmente da noi.

2. Per rappresentarsi meglio la situazione propongo un’analogia provocatoria: trasferiamoci nella Manhattan del XVII secolo presso la popolazione indigena dei Lenape assumendo che siano consapevoli di quanto accadrà in futuro, la loro piccola isola è infatti destinata ad ospitare uno dei fulcri di civiltà più vivaci del pianeta, qualcosa in grado di fornire gioia, ricchezza e punti di riferimento ad una grande quantità di persone nel mondo intero, senonché questa Mecca culturale potrà sorgere solo se i Lenape oggi accettino di farsi da parte sacrificando l’essenza del loro modus vivendi spirituale e rinunciando di fatto alla loro bella patria. A questo punto scatta la prevedibile domanda, qualora i Lenape si rifiutassero la loro scelta sarebbe moralmente condannabile? Il loro comportamento sarebbe arrogante e da ritenersi un oltraggio verso le “generazioni future”?

3. Qui mi limito ad osservare che la lotta contro i cambiamenti climatici risulta molto popolare. Ma è necessario avere delle preferenze ben strane per interessarsi ad un futuro tanto distante come quello implicato da queste faccende, le persone normali – lasciamo perdere cio’ che dicono e concentriamoci su cio’ che fanno – non sembrano nutrirne alcuno, almeno giudicandole dalla vita che conducono quotidianamente. Gli economisti, per esempio, quadrano i loro conti temporali postulando un interesse annuo composto del 5%, ma un simile tasso di sconto ha conseguenze devastanti in una prospettiva secolare: a distanza di 200 anni l’intera ricchezza terrestre attuale ammonterebbe a qualche decina di migliaia di euro. Le persone normali che considerano il futuro non si spingono mai oltre qualche anno dal tempo presente per compiere i loro calcoli. L’economista Graciela Chichilnisky ha parlato di “dittatura del presente”, tuttavia si tratta di un fatto non eludibile, noi ci comportiamo così e sarebbe meglio prenderne atto, queste sono le nostre “preferenze rivelate”, facciamocene una ragione. Le persone normali si curano poco persino del LORO futuro: i sistemi pensionistici esistono perché si è  consapevoli della cosa, le assicurazioni obbligatorie idem. Ma se a uno interessa così poco del proprio futuro, come puo’ ritenersi che sia autenticamente interessato ad un futuro ancora più distante che riguarda persone a lui estranee? La domanda esige una risposta.

4. C’è ancora una cosa che non quadra in questa faccenda, per combattere i cambiamenti climatici abbiamo a disposizione due strade: 1) fare lobby sui media e sulla politica affinché inducano o prendano dei provvedimenti collettivi, oppure 2) risparmiare personalmente delle risorse da trasferire alle generazioni future affinché abbiano più mezzi per affrontare i loro bisogni. Tuttavia, oggi non sembra ci sia dibattito su quale strada imboccare, la cosa lascia perplessi perché è vero che la prima strategia è consigliabile quando la prevenzione fa premio sull’aggiustamento a posteriori ma la seconda risulta più proficua in condizioni di incertezza, esempio: tra 200 anni il mondo potrebbe essere popolato da emulatori che se ne infischieranno del riscaldamento globale e dei nostri sacrifici per prevenirlo; al contrario, qualora si ritrovassero con un bel gruzzoletto accumulato in loro favore, saprebbero metterlo comunque a frutto ringraziandoci idealmente del gentile pensiero. Man mano che passa il tempo, inoltre, la strategia 2 diventa sempre più conveniente poiché un investimento cresce ad un ritmo esponenziale del 5% mentre i costi di lobbing tipici della prima strategia non sono altro che risorse sottratte a possibili investimenti per le generazioni future. Eppure, nonostante quanto detto, l’interesse è solo ed esclusivamente per la prima strategia, la seconda nemmeno viene presa in considerazione. Perché?

5. La mia conclusione è che la lotta al riscaldamento globale presenta troppe contraddizioni etiche per essere valutata come una preoccupazione genuina, si tratta probabilmente di una cortina fumogena che nasconde un’agenda occulta. A questo punto ognuno avanzi la sua ipotesi, la mia è che ci sia dietro una mistica dell’impegno e questo genere di istanze fungano da sostituti del buon vecchio cristianesimo ormai agonizzante, una specie di parodia della vera religione, un succedaneo dell’antica trascendenza. La psicologia delle religioni, del resto, evidenzia il nostro profondo bisogno di sentirci coinvolti in una nobile causa al fianco di potenti Alleati, non c’è dunque da sorprendersi se ci impegniamo con zelo in assurdi quanto onerosi riciclaggi dell’immondizia: nel farlo vestiamo i panni dei salvatori del pianeta con le potenti burocrazie mondiali alle nostre spalle che plaudono portandoci  ad esempio. E’ il Rosario del nuovo millennio.

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