Quel vizietto di rovinare libri bellissimi

Quelli che seguono sono appunti presi nel corso della lettura di “Enlightenment Now: The Case for Reason, Science, Humanism, and Progress” di Steven Pinker.

  • Lo studio di un fenomeno naturale riguarda la sua composizione, la sua origine, il suo senso e la sua natura. L’illuminismo, contrariamente alle epoche precedenti, si concentrò esclusivamente sui primi due studi.
  • La sapienza si occupa di natura e senso, la scienza di origine e composizione.
  • Studiare origine e composizioni significa capire in buona sostanza il meccanismo della natura, la cosa ha avuto una conseguenza decisiva: il miglioramento delle nostre condizioni materiali di vita. Cura delle malattie, argine ai disastri naturali, controllo dell’ambiente, sviluppo di nuove tecnologie… tutto è migliorato in modo strepitoso. Il portato pratico della scienza l’ha resa di fatto vincente. Trattare la natura come una macchina ha dato frutti oggi irrinunciabili, la scienza ha prevalso definitivamente sulla sapienza, il dominio sulla natura si è realizzato anche oltre la più rosea aspettativa, d’altronde, per Bacone e Cartesio, i primi promotori del metodo scientifico, il sapere si identificava con il potere.
  • E’ difficile trovare questo antefatto nel libro di Pinker, che invece si dedica al resoconto entusiasta delle conquiste materiali di cui dicevo: aspettative di vita, rivoluzione verde, produttività, conoscenze, nuove tecnologie, salute, lotta alla povertà, lotta alla violenza, guerra alla fatica, beni materiali, elettricità, acqua corrente, servizi igienici, frigo, tele…
  • Ma quali sono esattamente le forze che ci hanno regalato questo benessere?: essenzialmente il sapere scientifico, l’economia di mercato, i governi politici limitati e lo stato di diritto. Tali forze, opportunamente applicate, promettono di risolvere anche i problemi all’orizzonte: riscaldamento globale, uguaglianza eccetera.
  • Molti beni, dunque. E i grandi mali che la modernità ci ha pur sempre regalato? Frutto di idiote politiche socialistiche e nazionalistiche, e quindi in fondo rimediabili con il rinsavimento dell’uomo.
  • Quando le auto hanno l’antifurto, le ville le telecamere, le merci l’antitaccheggio, i passanti la carta di credito… la vita del criminale si fa dura. Viviamo in città sempre più sicure per una questione tecnologica prima ancora che morale: se delinquere diventa più costoso sempre meno gente “comprerà” crimini. Questo non significa che talvolta sia la tecnologia “offensiva” a superare e staccare quella “difensiva”, un simile iato si è verificato per esempio nel periodo della seconda guerra mondiale.
  • Una giusta battaglia per la ragione, quella che Pinker ingaggia nel suo nuovo libro. Unico punto debole: nella creatura umana c’è qualcosa di irriducibilmente irrazionale che da qualche parte bisogna pur collocare. Ecco, se lo si trascura e si progetta di far piazza pulita si rischia che questo grumo oscuro finisca laddove fa più danni.
  • Ad ogni modo, se il libro finisse qui sarebbe magari lacunoso ma pur sempre ottimo. Purtroppo Pinker vuole battere anche un territorio dove, anche per la sua formazione, si muove in maniera decisamente dilettantesca, quello filosofico. Cosicché la sua difesa del positivismo (scientismo) appare superficiale prima ancora che poco convincente.
  • Affrontando il problema teologico, per esempio, parla di un Dio “tappabuchi”, tagliando fuori dal suo orizzonte, grazie a questa caricatura, gran parte della teologia contemporanea più interessante.
  • Anche il suo resoconto della mente umana si mostra grezzo levando di mezzo le evidenze più imbarazzanti con la comoda categoria buona per tutte le stagioni dell’ “illusione”. Non si accorge che se la mente umana è solo un’illusione allora si dissolvono le stesse categorie di razionalità e verità, che perdendo ogni senso lasciano il suo “illuminismo” orribilmente monco. Autori più coerenti o più coraggiosi di lui – per esempio Hume – hanno parlato esplicitamente di “ragione schiava delle passioni”, oppure hanno sottolineato il carattere adattivo dell’auto-inganno mettendo così in evidenza il rapporto incompatibile tra evoluzionismo e ricerca della verità.
  • Dubbio: ma sapienza e scienza non potrebbero convivere anziché combattersi? Molte tessere del mosaico andrebbero a posto. Ma nell’impostazione di Pinker la risposta è no. Bè, personalmente preferisco autori più ottimisti.
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