Pagati per non far nulla

Qualche appunto preso dopo la lettura di “Lavori di Merda” di David Graeber.

  • La profezia formulata da Keynes negli anni trenta: lo sviluppo tecnologico ci consentirà presto di lavorare 15 ore al giorno.
  • Delusione: in realtà oggi lavoriamo più di prima, e questo anche se il progresso tecnologico avrebbe sorpreso persino Keynes.
  • Ipotesi: lavoriamo molto più del necessario, facciamo un sacco di lavori inutili, una cosa che ci danneggia anche spiritualmente.
  • La risposta standard a Keynes però è un altra: non hai tenuto conto del “consumismo”. Chi puo’ scegliere tra meno lavoro e più beni opta per i beni, K. sottovalutava questa dinamica. Una risposta sensata, eppure sembra evidente che ci sia dell’altro.
  • Guardiamo a operai e ad altro personale indiscutibilmente produttivo: la profezia di K. lì si è realizzata. Il crollo c’è stato. Tuttavia, sono nati nuovi lavori: professionisti, manager di questo e quello, chierici, accademici, motivatori, venditori, servitori personali…
  • Chi ha spiazzato la diminuzione di orario? Alcuni settori su altri: servizi alla persona, servizi amministrativi, servizi finanziari, servizi alla vendita, servizi legali, servizi accademici, servizi sanitari, pubbliche relazioni… Difficile pensare che buona parte di questi lavori non abbia senso.
  • Il mistero: su un mercato capitalistico i lavori senza senso dovrebbero sparire. Eppure i licenziamenti riguardano soprattutto il personale produttivo, quello che tocca e trasforma le cose. Chi tocca la carta, invece, si moltiplica.
  • Il tempo libero mangiato sotto un’alluvione di corsi d’aggiornamento e motivazionali.
  • Ipotesi del complotto: la classe dirigente teme il tempo libero (e negli anni sessanta ha avuto un assaggio del pericolo), da qui l’idea che il lavoro sia un valore in sé.
  • Ipotesi burocratica: i 3/4 del lavoro è prodotto dalla burocrazia, di questo fattore K. non ha tenuto conto. Guarda a cosa fanno gli insegnanti! Per 1/3 del loro tempo insegnano, per 2/3 riempiono scartoffie.
  • Ma come si fa a dire che un lavoro non serve a nulla? Non si puo’, questo è vero, ma a volte sono gli stessi lavoratori che lo ammettono. Se inviti un professore universitario a un party, dopo aver bevuto un paio di gin tonic ammetterà tranquillamente quanto è inutile la sua professione. E lo stesso farà il consulente legale di una corporation. Mi chiedo: come possiamo trovare dignità nel lavoro se siamo i primi a non capire perché mai dovrebbe esistere lavori di quel tipo?
  • Paradosso: il fiorire dei lavori inutili si accompagna al calo negli stipendi dei lavori utili.
  • Personalmente penso che questi nuovi “lavori di merda” si dividano in tre categorie: disoccupazione mascherata, lavori per navigare nella burocrazia montante, lavori “sacerdotali”. Tra i primi rientrano molti lavori statali, con la sanità e la scuola che dominano. I secondi sono ovvi: avvocati, commercialisti, consulenti sono essenziali, ma solo per risolvere problemi che ci siamo auto-inflitti con la burocrazia. Più interessanti sono i terzi che derivano dalla centralità assunta dai beni immateriali: pensate a una borsa di Dolce & Gabbana, ebbene, il suo valore è per il 10% dovuto alla materia impiegata e per il 90% a qualcosa di immateriale. Ma come si crea questo 90%? Con un “duro” e anche un po’ misterioso lavoro che probabilmente qualcuno potrebbe etichettare come inutile. Ma l’esigenza (spirituale) di questi beni immateriali è reale? In molti casi direi sì, l’abbondanza materiale aumenta la domanda di servizi spirituali e per molti possedere una borsa D&G significa essere un po’ più felici. Anche il consulente spesso il ha una funzione spirituale (rassicurante), la possiamo davvero liquidare come inutile? Molta spesa sanitaria (50%) è di fatto inutile alla nostra salute ma serve a tacitare la nostra conoscenza e a segnalare la cura che abbiamo per noi stessi e i nostri cari, la dobbiamo considerare davvero un mero spreco? E quanta spesa per scuola e università è davvero utile alla società? Il 50% di quella attuale? Il 40%? Io direi che la risposta è difficile, l’unica cosa che possiamo fare è, in questi casi, di evitare accuratamente ogni sussidio e lasciare che il mercato compia la discriminazione che noi a tavolino non possiamo compiere.

 

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